Dario Di Vico, Corriere della Sera 26/11/2011, 26 novembre 2011
GLI AUTONOMI SI SPOSTANO E SCOPRONO GRILLO
Un ampio spostamento di consensi. Artigiani e commercianti, o almeno una quota significativa di essi, stanno abbandonando il centrodestra e ora dividono i loro favori tra centrosinistra, Terzo polo e, sorpresa, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Nelle Europee 2009 il 55% degli artigiani aveva votato per la coalizione capeggiata da Silvio Berlusconi e ora sarebbe disposto a ripetere la stessa scelta solo il 40,5%. Proporzioni simili nel voto dei commercianti: nel 2009 il 61% aveva scelto nell’urna il centrodestra e oggi questa percentuale scenderebbe al 47%. Ma chi se ne avvantaggerebbe? In primo luogo i grillini che verrebbero premiati con un 6,5% di consensi, poi il Terzo polo che raddoppierebbe passando da un misero 3% al 7,5% e, infine, il centrosinistra che dal 40 salirebbe al 42%. Stesso trend anche per i commercianti. Il Movimento 5 Stelle passerebbe da zero al 7%, il centrosinistra dal 32 al 35% (soprattutto grazie a Nichi Vendola) e il Terzo polo dal 4,5 al 7%. I dati sono il frutto di un’indagine sulle preferenze politiche del ceto medio produttivo svolta dalla Swg di Roberto Weber su commissione del Pd, che la presenterà ufficialmente oggi a Monza in occasione della Conferenza sul lavoro autonomo e la piccola impresa. In definitiva la ricerca spiega come il blocco Berlusconi-Bossi abbia perso il favore di circa un quarto dei suoi elettori artigiani e commercianti (la tendenza al ribasso riguarda in proporzioni più nette la Lega) e il blocco di centrosinistra sia riuscito ad intercettarli solo marginalmente. Però per la prima volta la coalizione imperniata sul Pd, seppure solo tra gli artigiani, ha la maggioranza relativa: 42 contro 40%. Tra i commercianti il centrodestra pur costretto a una cura dimagrante resta ampiamente in testa: 47 contro 35%. «La sorpresa di Grillo si spiega con una tendenza alla frammentazione e con l’emergere per la prima volta in queste categorie di un radicalismo volto a chiedere una buona politica» commenta Weber che evita di usare l’argomento dell’antipolitica.
Il contesto in cui va collocato questo slittamento di consenso elettorale è quello della Grande Crisi e di un «senso di insicurezza» che tocca 3/4 degli intervistati e che è segnalato in netta crescita rispetto a due anni fa. La percezione che la maggioranza degli intervistati ha della propria condizione è «quella di uno schiacciamento verso il basso, verso standard di vita e di consumo caratterizzati da precarietà più o meno intensa». La crisi sembra incidere in modo assai più accentuato sulle aziende ed esercizi individuali o a conduzione familiare e nelle aree del centro-sud del Paese. La stessa capacità di indirizzo e tutela offerta dalle organizzazioni di rappresentanza appare debole o comunque non commisurata alla gravità della crisi. Alla domanda se ha mai sentito parlare di Rete Imprese Italia, l’organismo che raggruppa le confederazioni dell’artigianato e del commercio, il 67% degli artigiani risponde negativamente e lo stesso fa il 69% dei commercianti. La figura di riferimento resta così quella del commercialista di fiducia a cui si affida — anche se non in esclusiva — il 73% degli artigiani e il 79% dei commercianti.
Posta davanti al quesito sull’evasione fiscale la maggioranza ne ammette l’esistenza all’interno del mondo degli autonomi ma con argomenti giudicati da Weber «auto-assolutori». Il 41% degli artigiani e il 36% dei commercianti sostiene che gli autonomi sono costretti ad evadere perché «altrimenti non ce la fanno», il 34% degli uni e il 33% degli altri perché «le tasse sono troppe e fatte male». In termini di provvedimenti da mettere in campo da parte del governo Monti 49 artigiani su 100 e il 51% dei commercianti pensa che vada abolito l’attuale sistema delle pensioni di anzianità, più largo è il consenso per una ripresa degli investimenti nei lavori pubblici (75%) e per una ripresa delle liberalizzazioni (69%) mentre sull’introduzione di un’imposta patrimoniale ad aliquota contenuta si dichiarano pro gli artigiani (64%) più che i commercianti (53%).
Infine l’indagine della Swg ha cercato di fotografare anche il mutamento di valori. E ha scoperto una vena anti-europea e no global piuttosto accentuata accanto a un giudizio «ancora pesante» (sempre Weber) sul fenomeno immigrazione. Entrambe le categorie hanno in comune una sensazione accentuata di stress da competizione «con il correlato senso di inadeguatezza individuale che esso comporta».
Dario Di Vico