Tommaso Labranca, Libero 26/11/2011, 26 novembre 2011
IL FUOCO DI GEORGES DE LA TOUR PITTORE GENIALE E ATTACCABRIGHE
Palazzo Marino torna ad aprirsi ai milanesi per il terzo Natale consecutivo. Dopo Leonardo e Tiziano, tocca ora a un autore poco conosciuto, ma di grande suggestione. Il francese Georges de La Tour, nato nel 1593, è protagonista dell’evento di quest’anno, aperto da oggi fino all’8 gennaio e organizzato ancora una volta grazie alla partnership tra Comune di Milano, Eni e il museo del Louvre che ha prestato le opere. Questa volta, infatti, sono esposte due tele: L’adorazione dei pastori (alla sua prima esposizione italiana) e il San Giuseppe falegname. Due opere sulle quali le cose da raccontare paiono non finire mai, tanto che quest’anno la mostra non è accompagnata da un semplice opuscolo, ma da un ricco catalogo edito da Skira.
È la luce la vera protagonista delle tele di de la Tour. Una luce dipinta con sapienza insuperata nel ricreare i riflessi delle fiamme, le trasparenze delle candele nascoste.
Si cita spesso Caravaggio quando si parla di Georges de la Tour, benché il francese forse non ha mai studiato dal vero le opere del lombardo, ma vi si è avvicinato tramite i fiamminghi. Da lì avrà appreso il modo in cui rappresentare la luce e far risaltare le figure su fondi notturni. Però in Caravaggio la fonte luminosa è raramente visibile, mentre in de la Tour le fiamme sono sempre presenti. Forse dietro questa scelta c’è una vita segnata proprio dal fuoco almeno per due motivi: Georges era figlio di due fornai, quindi nella sua infanzia saranno sempre stati presenti i bagliori dei forni che illuminavano gli oggetti. E poi l’incendio che nel 1638, in piena guerra dei Trent’anni, distrusse il paese natale del pittore, Lunéville, costringendolo a fuggire con la famiglia a Nancy.
Si ricorre spesso ai condizionali quando si racconta la vita di Georges de la Tour perché è poco quello che sappiamo di lui. Per la storia dell’arte il pittore inizia a vivere solo dai 24 anni, quando il suo nome appare sul documento che ne attesta le nozze con Diane le Nerf, una concittadina nobile che gli darà, oltre a dieci figli, anche quell’appartenenza all’aristocrazia da lui sempre desiderata. Georges cercava in ogni modo di celare le sue umili origini, ma solo dopo la morte il primogenito realizzerà il suo sogno, aggiungendo al nome quello del dominio di Mesnil.
Pittore delicato, nei documenti giudiziari Georges appare invece sgradevole e altezzoso, irascibile, solitario e dalla lingua tagliente. Viene ricordato come un violento oltre ogni misura, sempre pronto ad attaccare briga. Nulla a che vedere con Caravaggio, violento per natura, vagabondo lacerato dalla miseria. De la Tour era un uomo ricco e accumulò una ingente ricchezza non solo grazie al matrimonio, ma soprattutto per le sue capacità artistiche che lo portarono a diventare «pittore del re» e spesso protetto da nobili d’altro rango. Forse l’inclinazione alla violenza era una reazione all’invidia dei suoi concittadini.
Georges morì di pleurite nel 1652 e fu dimenticato presto. Solo nel 1915 si iniziò a riscoprirlo, ma è un percorso tutt’altro che terminato.
Tommaso Labranca