Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 26 Sabato calendario

RICOMPAIONO IN RUSSIA LE CROCI AL COLLO DI RAGAZZI E GIOVANOTTI


Non si può dire che rappresentino un ritorno della fede, però… - I giovani le portano come ornamento, senza pensarci su, e di ciò la stampa comunista è ancora più indignata: «E’ mancanza di riflessione, incapacità di resistere a una moda. Come dimenticare che la Croce è il simbolo della schiavitù?» - Si è poi saputo che i monili sono in vendita ai grandi magazzini statali «Gum»

Mosca, giovedì sera.

Domenica scorsa, nell’Unione Sovietica, si celebrava la «Giornata del pescatore» e i giornali pubblicavano numerosi articoli e documenti sull’attività di questi «lavoratori del mare, dei fiumi e dei laghi» nonché sulla necessità di «utilizzare meglio le risorse idriche del Paese ». Ma un argomento più importante attirava l’attenzione della Komsomolskaia Pravda, sconcertata nel vero senso della parola dalle rivelazioni fatte su una moda nuovissima.
«Mai — scriveva un’operaia del bacino del Don — avrei creduto che una cosa del genere potesse accadere da noi». Recatasi in casa di amici, dopo una dura giornata di lavoro, questa buona cittadina aveva scoperto, intorno all’esile collo della figlia dei suoi ospiti, una strana collana: due catenine in similoro dalle quali pendeva una croce. Sì, una croce! Notato il suo stupore, la giovane diciottenne le spiegò che era una nuova moda e che le collanine si vendevano nei Grandi Magazzini dell’Unione, a cominciare dal «Gum» di Mosca. «L’informazione mi sconvolse — si legge, nella lettera dell’operaia — perché mai avrei potuto pensare che siffatti articoli potessero entrare in un’azienda socialista».

Il giornale dei «Komsomol» ha citato ancora altre lettere. A Mosca sono stati visti cinque ragazze e tre giovanotti che portavano le stesse collane. Il giornale ha fatto notare che coloro che se ne ornavano non erano privi d’istruzione. No, «avevano nelle mani dei libri e dei rotoli di carta da disegno»... In breve: erano dei giovani che avevano ricevuto una istruzione e una educazione... In considerazione del diffondersi del male, la Komsomolskaia Pravda ha svolto un’inchiesta. Nei ministeri, naturalmente, l’investigatore, il compagno Cikin, non ha ottenuto che risposte negative. «Vendere delle croci. E’ assolutamente impossibile!». AI «Gum»,un dirigente gli ha detto: «Noi non abbiamo mai ordinato né venduto articoli del genere...».

Per arrivare ad una conclusione, Cikin si è recato nei locali di vendita del «Gum» e, nel salone della bigiotteria e degli articoli di bellezza, ha visto quello che non avrebbe mai potuto immaginare: due graziose commesse, «un po’ troppo truccate» che sulla scollatura aperta nel camice con lo stemma del «Gum», portavano una croce lucente.
Eppure Ina e Valia non sono religiose. Sono delle buone comuniste, iscritte al « Komsomol». Ed ecco a che punto sono arrivate, proprio «nel più famoso magazzino statale dell’Unione». Cikin leva le braccia al cielo (in senso metaforico) e nota con amarezza che le ragazze non vedono in tutto questo nulla di male.
Valia ha persino scrollato le spalle dicendo: «E’ un bell’articolo, alla moda... Le clienti lo cercano... Tre rubli… D’accordo: questa croce è un po’ assurda... Ma, dopo tutto, la cosa non mi disturba... ». Sta di fatto che i buoni provinciali che invadono i saloni del Gum e vedono sulla scollatura (graziosa) delle due compagne commesse, «sempre all’ultima moda», degli ornamenti che, in un certo senso, si potrebbero definire sacrileghi, decidono di farne acquisto. E così le catenine con la croce si diffondono in tutto il Paese. La mentalità commerciale delle due venditrici ha nascosto loro la verità filosofica.

L’ateismo impedisce a Cikin di dire: «Perdonate loro, perché non sanno quello che si fanno». Però egli si domanda come sia stato possibile arrivare fino a questo punto. «Questa mancanza di riflessione, questa incapacità a resistere ad una moda assurda, quale origine possono avere? Perché la scimmia, nostra antenata, dovrebbe prevalere sulla persona cosciente? ». Cikin manifesta il suo sdegno per il fatto che i Komsomol di vent’anni ne sappiano meno dei bambini delle elementari. «Ma sarà dunque necessario — egli si chiede — spiegare loro che la stella e la croce non sono articoli di moda, ma simboli: la stella è quella della libertà, la croce simboleggia la schiavitù».

Ad ogni modo, a dispetto di questa presa di posizione definitiva, non si riesce ancora a capire né dove questi ornamenti siano fabbricati né quali siano le vere ragioni dell’infatuazione popolare.

Certo, per gli atei militanti, i tempi sono talvolta difficili. Recentemente, nel quotidiano Sovietskaia Rossia, un professore di storia dell’Università di Gorki lamentava la mancanza di preparazione dei giovani atei partecipanti alle riunioni di studio e iscritti ai corsi speciali dedicati alla critica dei libri sacri. Il professore lamenta, prima di tutto, che questi corsi siano facoltativi e «diciamolo francamente, poco frequentati». C’è poi il fatto che il propagandista ateo non può più formarsi come negli anni ’20 o ’30. «I tempi in cui si poteva condurre la lotta alla maniera di Voltaire sono passati». C’è stata negli stessi fedeli un’evoluzione, nel senso che essi «non si dichiarano più contrari alla Scienza».

Bisogna dunque abbandonare l’«ateismo di papà» e formare elementi seri, che conoscano a fondo le Scritture e la filosofia dell’avversario. Bisogna organizzare, come a Gorki, dei «club d’ateismo» dove gli studenti imparino a sottoporre le Scritture ad una critica rigorosa. E bisogna anche organizzare delle «spedizioni» ateistiche, delle missioni individuali o collettive, per diffondere il buon seme. Per l’ateo cosciente ed organizzato, è una questione di croce o di stella.

Henri Pierre
Copyright di «Le Monde» e per l’Italia de «La Stampa»

StampaSera, 14.07.1966, pag. 3