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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

L’ultima stecca di Pisapia: declassa la Prima della Scala - Brutta bestia, la demagogia. Che poi diventa un vero è proprio mostro quando si accoppia al ci­nismo e alla sciatteria formale

L’ultima stecca di Pisapia: declassa la Prima della Scala - Brutta bestia, la demagogia. Che poi diventa un vero è proprio mostro quando si accoppia al ci­nismo e alla sciatteria formale. Ne sta dando una convincente di­mostrazione il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, anche nelle ve­sti di presidente della Fondazio­ne Scala, insieme alla sua giunta, in particolare ai suoi assessori più illustri e influenti: quello alla Cultura, Stefano Boeri, e quello al Bilancio Bruno Tabacci. Le cose stanno così: quest’anno, in occa­sione della tradizionale Prima della Scala del 7 dicembre, Pisa­pia ha deciso di mettere in vendi­ta, per la prima volta nella storia del massimo teatro italiano, i bi­gl­ietti che tradi­zionalmente il Comune riser­va «ad autorità locali e nazio­nali e ad ospiti di prestigio ita­liani e stranie­ri ». Quindi non solo e non tan­to assessori e consiglieri (che oggettiva­mente quella sera possono anche starse­ne a casa a guar­dare la televi­sione) ma an­che figure isti­tuzionali co­me il prefetto e le più rappre­sentative figu­re milanesi del­la magistratu­ra, del mondo accademico e delle Forze Arma­te. Si tratta, in tutto, di 110 bigliet­ti del prezzo medio di circa 2000 euro. Il ricavato, previsto fra i 160 e i 180 mila euro - certo non una gran cifra - sarà devoluto in parte alle popolazioni colpite dalle allu­vioni dei giorni scorsi e in parte a non meglio precisati «progetti per la città». Non ci sarà certo da scialare. Demagogia pura, dunque. Tra­scurando più serie questioni di carattere formale e protocollare. Alla Prima scaligera, infatti, assi­steranno, invitate come sempre dal Teatro, le massime cariche istituzionali dello Stato, dal Presi­dente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Mario Monti, ai presi­denti delle due Camere, della Cor­te costituzionale eccetera. La se­ra di Sant’Ambrogio, pertanto, non potranno non essere al Pier­marini, dovranno, anzi, necessa­riamente esserci, anche i massi­mi rappresentanti dello Stato a Milano, civili e militari. I quali, evidentemente saranno costretti a mettere mano al libretto degli assegni per pagarsi di persona i 1800 o 2000 o 2400 euro del bigliet­to. Ma è evidente che Pisapia e C. non hanno la minima idea del va­lore istituzionale e simbolico, non solo per la città di Milano, del­la serata della Prima. Pensano che si tratti, semplicemente e ba­nalmente, dell’apertura di una qualsiasi stagione lirica e non ­per la forza della sua tradizione, per il carico della sua storia e per la qualità della sua produzione ­del massimo evento culturale na­zionale, il più seguito a livello in­ternazionale. La Prima della Sca­la è un evento-istituzione in sé: mettere in vendita i biglietti desti­nati a chi proprio per questa ragio­ne deve esserci svela tutta la po­vertà della concezione che inve­ce ne hanno gli esponenti di que­sta amministrazione comunale: politico-demagogica quella di Pi­sapia, contabile-mercantile quel­la di Tabacci, da tardo-alternati­vo­a-tutti-i-costi quella di Boeri. Non capiscono che il minimo van­taggio politico e propagandistico che riescono (se ci riescono) ad ot­tenere con quei 160-180 mila eu­ro va tutto a discapito del valore simbolico e istituzionale di uno dei pochi riti collettivi in cui tutta la città continua a riconoscersi. Ma viene anche da pensare che si tratti semplicemente di una fur­bata, di un piccolo espediente, del modo per eludere la fastidio­sa e oggettivamente difficile scel­ta di chi lasciare fuori, alla quale ogni anno l’Amministrazione con l’ufficio del Cerimoniale de­ve sottoporsi. Già, si rischia di far­si dei nemici, di accontentarne pochi e scontentarne molti. E allo­ra inventiamoci una bella spara­ta demagogica, che funziona sem­pre - devono aver pensato. Rovi­nando così la più milanese delle serate.