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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

Quei comizi «a luci rosse» tra sesso, gay e poligamia - Dimenticate le piazze arabe, il san­gue versato per far crollare i regimi fondati sul potere di un sol uomo

Quei comizi «a luci rosse» tra sesso, gay e poligamia - Dimenticate le piazze arabe, il san­gue versato per far crollare i regimi fondati sul potere di un sol uomo. Il Marocco oggi elegge la sua Camera dei rappresentanti: 395 seggi indicati, si teme, da una bassissi­ma percentuale. Dopo un’estate di entusia­smi, alle urne in massa per votare la Costitu­zione, a Rabat è pressante l’invito a disertare i seggi. Il rischio astensione non è però un messaggio al Re. È rivolto ai partiti, che han­no tradito le aspettative candidando vecchi dirigenti. Infischiandosene della richiesta di cam­biamento che proveniva dalle piazze maroc­chine, i politici hanno basato la campagna su questioni come il sesso, le quote rosa. Non sull’annuncio di riforme.Ma su proble­mi come il turismo sessuale che attanaglia per esempio Marrakesh o Agadir. O su come gestire la poligamia, presente ancora in alcu­ne zone del Paese. Sempre con il consenso della prima moglie, si è detto. Con alcuni par­titi che hanno perfino specificato se è giusto dormire prima con una e poi con l’altra.D’al­tronde sono questi i temi che il Parlamento potrà affrontare. Perché il partito islamico, anche in caso di maggioranza, non sembra in grado di superare il 20 per cento e dunque governare da solo. La maggioranza non sarà sicura neppure per il primo classificato. Alcuni osservatori dicono che il Marocco pullula di «Scilipoti», politici eletti dal parti­to, più che dalla gente,che dall’oggi al doma­ni possono cambiare casacca e far mutare gli equilibri in Parlamento. La recente rifor­ma ha infatti indicato un metodo di voto sen­za preferenze. Con uno sbarramento al 6 per cento che, implicitamente, esclude molti cartelli. Ciò ha fatto imbestialire tanti giova­ni. Che hanno subìto, più che seguito, que­sta campagna elettorale. Due settimane in cui si è parlato di infrastrutture. Chiunque vi­ve in Marocco conosce già l’ascesa positiva dell’asfalto, i manti stradali sono in conti­nuo allargamento, perciò i neolaureati avrebbero preferito bypassare ciò che va be­ne e discutere di riforma del sistema politi­co, facce nuove. Di immigrazione dal sud, che qui comincia a farsi sentire (c’è chi è fa­vorevole e chi parla di stranieri che vengono a rubare il lavoro); di omosessuali che devo­no avere spazio nel Paese (un movimento è dichiaratamente omosex); del milione di di­soccupati, che non sono tantissimi, ma fan­no soffrire i “ neodiplomati”promossi al ran­go di categoria sociale e di mamme con figli a casa senza futuro. Il movimento«20 febbraio»,che ha anima­to la rivoluzione marocchina (copia-incolla dal modello egiziano) è diventato un mosai­co di casacche diverse. La democrazia c’è. Manca il ricambio generazionale. In Parla­mento, però, andranno anche molti giova­ni: 30 seggi riservati a candidati sotto i qua­rant’anni. Quota inserita dal Re nella Costi­tuzione insieme con i 60 seggi per le signore. Sarebbero, 60. Perché i partiti, improntati ad un maschilismo antico, non ne hanno candidate abbastanza: 57 fra tutte le liste. Sa­ranno elette. Ma rappresentano solo il 3,75% dell’assemblea. I partiti in corsa sono una trentina. Un solo grande: il cartello isla­mico Pjm. Per fronteggiarne l’avanzata è na­ta un’alleanza curiosa, 8 partiti che le tv han­no ribattezzato «G8». I «grandi», guidati dal Pam, un partito minestrone con dentro uo­mini di destra e sinistra, di centro e pure mol­ti tecnici, vorrebbero salvare il Marocco dal­la deriva shaaritica. Mentre Istiqlal, il parti­to centrista oggi al governo, è in caduta libe­ra nei sondaggi. Il Parlamento dovrà tradurre in leggi le li­nee guida della Costituzione voluta da Mohamed VI. Il giovane monarca, prima di partire per la Francia ha ribadito sostegno al­la tornata elettorale. Ma ha mantenuto un certo distacco. Il clima è teso. Il ministero dell’Interno ha fatto sapere che 200 candida­ti sono analfabeti, mentre 862 vantano solo l’istruzione elementare.