Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 25 Venerdì calendario

Stipendio basso, nessuno vuol fare il sottosegretario - Nessun conferma, neanche sotto tortura. Ma è quasi certo che ieri sera Ma­rio Monti abbia convocato i tre moschet­tieri della “sua” maggioranza - Alfano, Bersani e Cesa - per mettere finalmente un punto al tormentone dei sottosegreta­ri

Stipendio basso, nessuno vuol fare il sottosegretario - Nessun conferma, neanche sotto tortura. Ma è quasi certo che ieri sera Ma­rio Monti abbia convocato i tre moschet­tieri della “sua” maggioranza - Alfano, Bersani e Cesa - per mettere finalmente un punto al tormentone dei sottosegreta­ri. L’obiettivo è di chiudere il pacchetto di nomine dei sottosegretari entro domani. Un incontro meno clamoroso ma altret­tanto utile per la partita c’è era già stato nel pomeriggio a Palazzo Chigi. Gianni Letta- che ha in mano il dossier vicemini­stri per conto del Cavaliere­ è infatti torna­to ne­lle stanze che operosamente occupa­va fino a qualche giorno fa, e si è incontra­to con il suo successore Antonio Catrica­là, delegato dal premier a seguire la prati­ca. Passi avanti si sono fatti, si spiega, ma il puzzle definitivo ancora non è stato composto. I sottosegretari e viceministri dovreb­bero essere una trentina, così distribuiti: dieci a testa indicati da Pd e Pdl, cinque dal terzo Polo (ulteriormente suddivisi in due Udc, due Fli e un Api) e otto «tecnici» puri, scelti da Monti e dai ministri in base alle competenze. Antonio Di Pietro si tira fieramente fuori dal gioco: «Non parteci­peremo a tavoli per la spartizione dei sot­tosegretari. Li valuteremo sulla scorta del­le loro storie personali e professionali», annuncia. Si spera che il leader Idv stavol­ta valuti un po’ più lucidamente di quan­to fece all’epoca della composizione del­le sue liste elettorali, vista la fine che han­no fatto vari suoi parlamentari. Trovare aspiranti entusiasti di entrare nel sottogoverno, almeno tra i non politi­ci di mestiere che già hanno una carriera, non è però così facile: «Se lasciassi il mio posto per fare il sottosegretario ci andrei a perdere troppo», si è sentito varie volte ri­s­pondere chi ha sondato i potenziali can­didati. Un sottosegretario percepisce un’indennità di 10.697,13 euro lordi al mese per dodici mensilità, più uno stipen­dio di 3.112,00 euro lordi al mese per tredi­ci mensilità, per un totale annuo di 168.821,56. Al netto, si tratta di circa 7mi­la euro mensili. Un giovane ex alto dirigente dello Sta­to, cui era stato offerto un posto chiave al ministero del Lavoro o alla Funzione pub­blica ha cortesemente rifiutato: «Guada­gno molto di più nel privato». Un «no gra­zie »è arrivato pure da Attilio Befera,diret­tore dell’Agenzia delle entrate. Sembra in­vece felicemente orientato ad accettare la poltrona dei Beni Culturali, al fianco del pio Lorenzo Ornaghi, il giovane ram­pante Marco Simeon, oggi responsabile delle relazioni istituzionali Rai ma - so­prattutto - amatissimo e fedele pupillo del cardinal Bertone. E così sia.