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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

Chi manda ko le nostre banche - Oggi saranno messi all’asta 8 miliardi di Bot: titoli a sei mesi

Chi manda ko le nostre banche - Oggi saranno messi all’asta 8 miliardi di Bot: titoli a sei mesi. E ve lo diciamo subito, se le banche italiane non avessero responsabil­mente deciso di fare sistema, l’asta sarebbe andata più o meno a vuoto.All’ultima asta solo grazie a un pugno di istituti domestici e a tassi da capogiro (per il Tesoro) si è riusciti a portare a casa il risulta­to. Ma cosa sta succedendo davve­ro? Fino a pochi giorni fa si poteva raccontare la barzelletta per la quale tutte le colpe erano da adde­bi­tarsi alla credibilità di Berlusco­ni. Ma ora che Monti flirta con Me­r­kel e Sarkozy, perché le cose con­ti­nuano ad andare per il verso sba­gliato? Ci troviamo nella parados­sale condizione di avere una cur­va dei tassi invertita ( come dicono gli esperti). Per farla semplice, un Bot a sei mesi rende più di un titolo a dieci anni: si tratta di un parados­so. Chi si tiene in portafoglio un titolo il cui rimborso è previsto tra dieci anni, compren­sibilmente dovrebbe attendersi un rendi­ment­o superiore a chi ha nel medesimo por­tafoglio un titolo che scade dopo pochi me­si. Ma ciò oggi non avviene. Tutto cambia grazie a un italiano, An­drea Enria, presidente dell’European Banking Authority, che circa un mese fa ha introdotto una regoletta che sta mandando in frantumi l’Italia. La cosa è molto sempli­ce e sulla carta razionale. Le banche che hanno in pancia titoli di Stato italiani (spa­gnoli e portoghesi) devono applicare a que­sto loro investimento un criterio di valoriz­zazione puntuale e di mercato (mark to market). Ci spieghiamo ovviamente me­glio: le banche che andavano a comprarsi in asta i Bot, oggi sono costrette a spendere un mucchio di quattrini e poi a svalutare (vi­sto la volatilità dei mercati) pressoché im­mediatamente il loro investimento. Ciò che in passato non avveniva. Il paradosso è dunque che banche come quelle francesi, tedesche e inglesi zeppe di titoli tossici (vi ri­cordate i vecchi subprime) se li tengono al costo nei loro portafogli o, peggio, occulta­no quegli investimenti in poste di bilancio poco trasparenti, mentre chi compra Bot deve svalutarli per il potenziale rischio di default dell’Italia. È evidente che l’effetto immediato è stato quello di allontanare le banche dalle aste dei titoli italiani: scappa­no tutti alla larga per un motivo puramente contabile. Anzi, alcune banche, evidente­mente indovine nei confronti della decisio­ne dell’Eba, hanno venduto i Bot (sell off) qualche giorno prima della decisione uffi­ciale. Tutti vendono, i prezzi crollano e lo Stato italiano, per vendere la merce sul mer­cato, è costretto a garantire interessi sem­pre maggiori. È il disastro di oggi. Il motivo per il quale queste svendite av­vengono sulla parte breve della curva (cioè sui titoli a breve scadenza) è altrettanto ra­zionale. Le banche partecipavano alle aste dei Bot per esigenze di Tesoreria. Il titolo a breve termine è il migliore per pareggiare passività di pari durata. Non compro un tito­lo a dieci anni se ho depositi che possono es­sere richiamati anche a vista. Ecco perché le regole europee hanno distrutto i titoli di Stato, e in particolare quelli del più impor­tante emittente del mondo: l’Italia. Gold­man Sachs (do you know?) ha scritto che questa decisione «ha messo in moto una ca­tena di eventi perversi; le banche hanno venduto titoli del debito pubblico e hanno preferito parcheggiare denaro alla Bce», il cui rendimento è di poco superiore all’1 per cento.Ovviamente l’universo dei banchie­ri italiani, da Bazoli a Saviotti, ha bollato questa decisione come assurda. E il presi­dente dell’Abi Mussari ha fatto altrettanto: anche se sembrava più impegnato a critica­re la politica economica del governo che le scelte mortali che si stavano costruendo in Europa. È troppo pensare ad un complotto contro l’Italia, per di più perpetrato da un italiano. Anche se i nostri grand commis quando arrivano in Europa sembrano de­gli apolidi più che degli italiani. Ma quel che è certo è che le regole dell’Eba hanno di­str­utto le nostre aste dei titoli pubblici e nes­suno se ne è lamentato sino a ieri. Le ban­ch­e tedesche hanno infatti iniziato a chiede­re un rinvio delle nuove norme. E il motivo è molto semplice. La Francia rischia di perde­re il suo ottimo voto in pagella (la tripla A) da parte delle agenzie di rating. A quel pun­to anche le banche francesi si troverebbero nella nostra condizione, e quelle tedesche ne subirebbero pesanti contagi. Insomma, ora che l’attacco all’euro coinvolge anche altri Paesi europei si è finalmente scoperto che la regoletta dell’Eba è demenziale. Continuiamo a credere che lo zampino degli interessi stranieri in questa vicenda ci sia stato. E che il prezzo pagato dall’Italia sia troppo alto. A differenza delle nostre fi­nanze pubbliche, i conti delle banche com­merciali italiane sono in ordine. Eppure l’Authority europea pretende dai nostri isti­tuti di credito iniezioni di capitale mostruo­se (per mantenere la propria solvibilità) ri­spetto a quelle tedesche e francesi. È un grande scandalo e questa volta Monti e Ber­lusconi c’entrano nulla. E a proposito di scandali, questi fenomenali burocrati euro­pei dove erano a giugno (non dieci anni fa) quando promuovevano con i cosiddetti stress test la grande la banca franco-belga Dexia, oggi rumorosamente fallita?