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 2011  novembre 26 Sabato calendario

Il tempio nascosto nel nome di Venere - Una lingua non sparisce mai del tutto, come succede alle piante o agli animali

Il tempio nascosto nel nome di Venere - Una lingua non sparisce mai del tutto, come succede alle piante o agli animali. Vive sempre qualche resto, qualche frammento di ciò che è morto. È una vittoria sullo scorrere del tempo. Penso alla toponomastica, i nomi di luogo, che (così come i nomi delle persone) sempre ci incuriosiscono. Conservano forme antichissime: al culto di Venere rimanderà di certo Portovenere (La Spezia), e a un antico tempio lì dedicato ad Apollo un luogo del Casertano come Casapulla . Testimoniano sicuri insediamenti celtici nomi come Milano (l’antica Mediolanum, composta da medio- «in mezzo», più lanum, che equivale al latino planum, vale a dire «nel mezzo della pianura»). Per indicare il «bianco» il latino albus è quasi scomparso: ma ci pensano i toponimi a ricordarlo, basta guardare poco lontano, e incontri Peralba in Piemonte e nel Veneto («pietra bianca»), o Rivalba , nella collina torinese, sopra Gassino, «riva bianca», forse per il terreno tufaceo, dai riflessi chiari (in questo terreno friabile e sabbioso vi nascono deliziosi tartufi, che in quel bel paese ho potuto recentemente gustare). Caratteristiche del luogo dunque: Luserna ricorda il nome delle «lose», le lastre di pietra (anche Lucerna in Svizzera prende secondo Ottavio Lurati il nome dall’approdo, che sfruttava una grande lastra di pietra). Spesso il nome del luogo è legato a pratiche cui era adibito ( Veneria era un posto venatorio dove i principi cacciavano), o riconduce al culto di qualche santo ( Santhià è riduzione fonetica del nome di Sant’Agata, la patrona delle puerpere), o alle piante che vi nascevano ( Noceto , Saliceto , Rovereto ), o all’allevamento che vi si praticava (il passo Fedaia in Veneto, presso la Marmolada, allude a luogo dove si raccolgono le pecore, lo stazzo insomma, e viene da feda «pecora», che è il latino ovis foeta , propriamente la pecora che ha figliato). A volte si sono intrufolate certe creature immaginarie a dare il nome a un posto: nomi familiari di folletti si sono per esempio fissati nella toponomastica, come in Val del Mazarol e in Peccol del Mazzarol del Trevisano, o in Porta Mazaroli a Bassano. Capita che il nome del luogo non sia piaciuto alle persone che lo abitano. Allora lo hanno fatto mutare con ufficiale richiesta. Cito, tra i tanti casi, Sacrofàno , in provincia di Roma, «sacro tempio» alla lettera, derivato dal precedente Scrofano , cambiato nel 1928 perché lo si sentiva accostato a «scorfano», pesce gustoso ma che per metafora indica anche una persona brutta.