GIUSEPPE BOTTERO, La Stampa 26/11/2011, 26 novembre 2011
L’orchestra dei rom Ragazzi prodigio pronti al debutto - Leonard ha imparato a suonare il violino guardando video su YouTube
L’orchestra dei rom Ragazzi prodigio pronti al debutto - Leonard ha imparato a suonare il violino guardando video su YouTube. «Con lo spartito mi annoio, allora vado a orecchio». Edward ha le dita che volano, e fa su e giù sulla fisarmonica anche mentre il professore, paziente, spiega per la centesima volta le variazioni di Vivaldi. Leonard ed Edward sono fratelli, cresciuti all’ex campo nomadi di Triboniano. Due volte a settimana le loro giornate si trasformano: diventano i solisti dell’orchestra dei bambini rom, compagnia buffa e spericolata di venti ragazzini tra i cinque e i diciassette anni, fiore all’occhiello del Conservatorio di Milano. Dopo un anno di lezioni, ogni mercoledì e sabato, per l’orchestra è arrivato il momento del primo concerto. Domani, nella scuola di musica più prestigiosa della città. Sala Verdi, quella nobile, 1600 posti a sedere. «Sono agitatissimi» racconta il direttore Alessandro Cerino. Eppure suonano da sempre, tutti i giorni. Nei vagoni nella metropolitana, davanti alle vetrine dei negozi. Stavolta è diverso. Il venerdì pomeriggio, a inseguire i ragazzi nei corridoi per le prove generali, c’è Arnoldo Mosca Mondadori, presidente del Conservatorio Giuseppe Verdi e anima del progetto. Ha il pallino del merito e se lo scopre tra roulotte a rischio sgombero la soddisfazione è doppia. «Questo progetto ci obbliga a lavorare sui talenti di cui è dotato ogni ragazzo, indipendentemente dalla sua storia o dalla sua provenienza» sorride. L’idea dell’orchestra è nata due anni fa. «Nei confronti degli stranieri si respirava un clima teso» ricorda. Le polemiche contro l’arcivescovo Tettamanzi, la linea dura del vicesindaco De Corato. «Ho pensato- dice - che la musica potesse essere uno strumento per inserirli». Partono gli incontri, le riunioni. Quando c’è il rischio che tutto si blocchi spuntano i volontari della Casa della Carità. «Per la città è un messaggio importante» spiega il direttore del centro, don Virginio Colmegna. Gli insegnanti Mosca Mondadori li trova in casa: sono i diplomati del Conservatorio. A dirigerli chiama Alessandro Cerino, compositore, che passa una giornata a studiare i ragazzi: li osserva, prende appunti. Poi si lancia. I violini, invece, li costruiscono artigiani speciali: i detenuti dal carcere di Opera, che domenica sera saliranno sul palco con i bambini. La cosa più difficile, raccontano i docenti, è guadagnarsi l’attenzione di musicisti che si sono formati in strada, senza teoria. Poche nozioni di storia della classica, le «hore», danze zingare, ascoltate all’infinito. «All’inizio c’era un po’ di titubanza» ricorda Pietro Boscacci, violinista. Le lezioni di solfeggio sono lunghe, c’è chi preferisce mollare. Qualcuno invece si entusiasma. Luigi e Vasile, per esempio, Eduard il clarinettista e Francesca. Le prime prove sono all’insegna del caos. Ci sono bambini che non sanno disegnare la chiave di violino, altri che si attaccano ai distributori di merendine e resterebbero lì fino alla sera. Lo staff, coordinato da Clive Cueto, è severissimo. Chi ha saltato le lezioni, domenica non salirà sul palco. A inizio novembre, sul cellulare di Mosca Mondadori, arriva una chiamata da un numero che non conosce. È il Quirinale. Il presidente Giorgio Napolitano, venuto a conoscenza del progetto, invita Eward e gli altri al Colle per un concerto, davanti a decine di altri ragazzi. Eppure, nei corridoi del Conservatorio, c’è ancora chi storce il naso. «Discussioni infinite - dice Mosca Mondadori - a tre del giorni dallo spettacolo. Perché superare i pregiudizi sui rom è difficile, anche per chi lavora assieme a noi».