MATTIA FELTRI, LA Stampa 26/11/2011, 26 novembre 2011
Il tunnel tra i Palazzi per il vertice segreto - Il mistero del mistero: ogni tanto salta su qualcuno (molti siti, ieri) a trasecolare per la scoperta del tunnel segreto che collega palazzo Madama (la sede del Senato con l’aula) a palazzo Giustiniani (la sede del Senato con gli uffici del presidente e dei senatori a vita)
Il tunnel tra i Palazzi per il vertice segreto - Il mistero del mistero: ogni tanto salta su qualcuno (molti siti, ieri) a trasecolare per la scoperta del tunnel segreto che collega palazzo Madama (la sede del Senato con l’aula) a palazzo Giustiniani (la sede del Senato con gli uffici del presidente e dei senatori a vita). Gli ultimi a utilizzarlo, dicono i retroscena, sono stati giovedì Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini per raggiungere il premier Mario Monti senza dare nell’occhio. In realtà il passaggio più ignoto che segreto è percorso quotidianamente da decine di topolini sotto forma di dipendenti della camera alta, i quali trasportano da un edificio all’altro i ponderosi faldoni su cui poggia la nostra cartacea democrazia. Il vantaggio è che si risparmiano suole, e dunque fatica e tempo. Senza parlare della comodità in caso di pioggia. Nei giorni in cui il centrodestra lo candidò alla seconda carica dello Stato (la legislatura era quella cominciata nel 2006 e conclusa nel 2008, e alla fine venne eletto Franco Marini), Giulio Andreotti scampava all’assillante pedinamento dei giornalisti inabissandosi lungo il corridoio, e transitava dalla sua stanza all’emiciclo senza che ci fosse un solo metro libero per intercettarlo. L’indomani si leggevano rendiconti sull’ultima diavoleria di Belzebù; in realtà non se n’era inventata un’altra: percorreva il tunnel sempre e comunque, con l’assedio della stampa o no, e che facesse bello o tirasse vento (immaginate i pettegolezzi la volta in cui i giudici che indagavano sulla P2 arrivarono da Andreotti per l’interrogatorio proprio per via sotterranea...). E l’ultima volta che si era messo in mezzo il cunicolo a scopi di occultamento era stato proprio per Monti, poco più di una settimana fa (ma nessuno se ne incuriosì), quando la truppa dei reporter aveva lungamente atteso il professore all’ingresso di Palazzo Madama, per poi scoprire che se l’era svignata come una simpatica talpina, alla democristiana. Siccome poi l’idea di questi uomini di potere che traducono le indicibili prove nelle viscere della terra, col favore del buio e magari incappucciati, è un’idea molto affascinante, anche la storia dell’origine della galleria indugia nel gotico. Secondo qualcuno la volle Amintore Fanfani alla fine degli anni Sessanta, non appena eletto alla presidenza del Senato, naturalmente per brigare con tutti gli agi. Secondo altri venne scavata nella seconda metà degli anni Settanta per depistare i terroristi. In realtà, purtroppo, la faccenda è un pochino più banale. Negli anni Trenta palazzo Madama denunciò qualche problema di spazio, così che il camerata presidente Luigi Federzoni prese palazzo Giustiniani alla massoneria, che con Benito Mussolini non godeva di ottima salute. Si pose il problema di collegare le due sedi, che non è una stravaganza: un bel cavalcavia visibile su corso Risorgimento congiunge palazzo Madama con palazzo Carpegna. Si pensò di farne uno tale e quale ma, siccome i due palazzi sono distanti, venne più comodo un attraversamento nel sottosuolo. Oggi lo si raggiunge con gli ascensori ed è grosso modo come allora: un pavimento di marmo bianco, anonime pareti bianche senza quadri o altri ornamenti, le lampadine sul soffitto. Lungo un centinaio di metri e largo quattro o cinque, ha più l’aria del sottopasso ferroviario che dell’inaccessibile bunker attraverso cui sono transitati i loschi figuri della nazione. Ecco, vista la passerella di Alfano, Bersani e Casini, più segretari che segreti.