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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

LA MORATTI HA DETTO ADDIO AL PDL

Donna Letizia s’è scordata di rinnovare la tessera. Sono bastati pochi giorni, in via dell’Umiltà a Roma, sede del Pdl, per scartabellare nei pacchi di iscrizioni (si parla di un milione) arrivate il 31 ottobre, data ultima per aderire al partito. E il nome di Letizia Brichetto in Moratti non è venuto fuori.

Il che significa addio al Pdl. Quelli del partito se l’aspettavano, dopo la sfuriata di luglio («il Pdl non ha più senso etico», aveva detto l’ex-sindaco), ma non si sono potuti esimere dal chiosare questo abbandono silente, senza neanche l’onere di una motivazione.

Mario Mantovani, il sanguigno ex-forzista che guida il partito in Lombardia, il suo bel commento l’ha dettato: «Si vede che la sua adesione era motivata dalla candidatura», spiegando che ormai i giochi fossero scoperti da quando la Moratti aveva deciso di costituire un gruppo consiliare tutto suo a Palazzo Marino, sede del municipio meneghino. «L’adesione al Pdl», ha detto, «come non è stata una precondizione per ottenere la candidatura, non può esserlo nemmeno dopo». Un pistolotto che le agenzie hanno virgolettato con un «non ha riconoscenza».

Nemmeno contemplata l’ipotesi di una distrazione, di un ritardo nel pagamento, come può succedere per una bolletta del telefono o il canone della tv.

Anche in un partito nato in Piazza San Babila con un’esternazione tardo domenicale del suo leader, all’impiedi sul predellino di una berlina, appoggiandosi a tettino e sportello, anche in un partito fin qui destrutturato, per non dire liquido, non sono previsti i ravvedimenti operosi stile Irpef né gli interessi di mora delle utenze luce-gas.

E poi, insomma, oltre alla esternazione di luglio, l’ex-consigliere Rai-ministro-sindaco aveva brillato già per la sua assenza su battaglie comunali sulle quali il suo ex-assessore Carlo Masseroli, oggi capogruppo, aveva schierata la truppa, vale a dire piano di governo del territorio-Pgt e privatizzazione Sea-Serravalle.

Due votazioni all’insegna del filibustering, dell’ostruzionismo, finite nel cuore della notte meneghina e alle quali donna Letizia ha preferito non prendere parte, dando l’ultimo colpo di badile al fossato ormai scavato con il centrodestra milanese.

Capita spesso quando un leader non proprio organico allo schieramento che lo sostiene (quante volte durante il suo mandato da primo cittadino, la sua maggioranza ha protestato per il suo personalistico modo di procedere?) quando un leader piuttosto autonomo perde, le differenze, le distanze, le opposto sensibilità comincino a rosolare al fuoco delle divisione.

Sarà pur vero, come dicono nei corridoi del Municipio, che la Moratti abbia avuto abboccamenti con Pier Ferdinando Casini, con Gianfranco Fini, persino con Luca Cordero di Montezemolo, per discutere di una propria prossima collocazione (ché la donna non accetta facilmente di capitolare, di scivolare via dalla scena con lo stigma della sconfitta) ma certo, negli ultimi mesi, la Moratti si è dedicata più alla sua cara San Patrignano, la comunità di recupero cui col marito ha offerto, per anni, energie e danari, che alle battaglie dell’opposizione a Giuliano Pisapia.

È vero, visti i numeri in consiglio non c’è margine per fare granché, così come è vero che sulla colline riminesi, dove il villaggio solidale è cresciuto, c’era da gestire un difficile passaggio di leadership, con l’uscita di scena di Andrea Muccioli, ma certo i banchi della minoranza, le stanche liturgie delle opposizioni vanno troppo strette a una donna volitiva e ambiziosa come lei.