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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

«SOLUZIONE FINALE» LA ROMANIA STERMINA DUE MILIONI DI CANI


La Romania sceglie la violenza per eliminare i cani randagi che vivono nelle strade del Paese: saranno sterilizzati o uccisi. Una «soluzione finale», verrebbe da dire, ricordando la partecipazione di Bucarest allo sterminio nazista degli ebrei (400 mila vittime sui 750 mila che vivevano nel Paese balcanico). Se non altro le proporzioni della strage animale sono impressionanti: 2 milioni sono infatti i randagi che rischiano la morte. A decidere della loro sorte saranno i vari sindaci, ai quali una nuova norma impone di risolvere il problema. E, come temono le associazioni animaliste a partire dall’italiana “Save the Dogs and Other Animals”, la scelta cadrà sulla più semplice ed economica eliminazione fisica rispetto alla sterilizzazione.
Il Parlamento di Bucarest martedì ha approvato la legge che consente alle amministrazioni locali di cancellare con le cattive il problema del randagismo. Sponsor della legge (la PL 912) sono il presidente Traian Basescu ma soprattutto il ministro dello Sviluppo regionale e del turismo, Elena Udrea (Partito democratico liberale), la quale da sempre accusa le associazioni animaliste di non voler porre un freno al randagismo, endemico nel Paese.
La norma – denuncia Save the Dogs – è stata approvata Parlamento nella versione peggiore, nonostante le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell’Euro – parlamento di Strasburgo, che ha recentemente approvato una dichiarazione con la quale si riafferma l’inutilità delle uccisioni come metodo di contenimento del randagismo. Ma tant’è e il provvedimento è passato a Bucarest con 168 voti a favore e 111 contrari. Ora manca soltanto la firma del capo dello Stato Basescu, data praticamente per scontata.

I DIFENSORI

Nella sola capitale gli animali in pericolo – la cui sorte verrà decisa attraverso referendum o «incontri di quartiere» – sono almeno 50.000, mentre due milioni in tutto il Paese. E per difendere gli animali già si stanno studiando diverse soluzioni. «Si assisterà a fenomeni quali lo spostamento dei randagi da una località all’altra», dichiara la presidente di Save the Dogs, Sara Turetta, «non solo in modo “naturale”, con la migrazione spontanea dei randagi in fuga dagli accalappiacani ma anche per mano degli amanti degli animali, che cercheranno di salvarli dalla condanna a morte».
Eppure nel Paese tre anni fa era entrata in vigore una legge di tutela degli animali, la 9/2008, passata alla storia come “Marinescu Law” per il nome del senatore che la promosse e che portò la Romania tra quelle nazioni che all’eutanasia preferiscono la protezione. Secondo Marinescu l’attuale testo è incostituzionale.
Contrariamente a quello fatto approvare nel recente passato, il nuovo provvedimento va contro alcuni principi fondamentali che da tempo erano stati sostenuti dalle associazioni e dagli amanti degli animali: la politica della “mattanza”non ha portato a nulla, infatti, se non a un aumento del randagismo e allo sperpero di denaro pubblico. Ed è proprio sullo spreco di soldi dello Stato che la onlus italiana fa maggiore pressione per sensibilizzare l’opinione pubblica, perché è facile immaginare che nei prossimi anni si continuerà a uccidere inutilmente migliaia di animali piuttosto che scegliere la soluzione meno violenta della sterilizzazione o dell’adozione all’estero. Lo sperpero che attende la Romania è di milioni di euro, cifra non esagerata se si considera che sono stati 14 quelli spesi dalla sola capitale per uccidere i randagi dal 2001 al 2007.
La legge ha diviso il Parlamento poiché all’interno degli stessi schieramenti politici sono emerse posizioni contrastanti, che hanno reso lungo e sfiancante l’iter parlamentare. Il testo doveva essere approvato già questa estate, come raccontato dal sito ilcambiamento.it: la data prevista era il 7 giugno, ma tutto è saltato perché i liberal-democratici volevano il voto segreto. Alla fine le pressioni dei sindaci (assediati da cittadini che non riescono a dormire la notte o a uscire di casa a causa dei troppi randagi) e gli interessi delle lobby, che da sempre si arricchiscono catturando e uccidendo i cani, hanno avuto la meglio.

GRAZIE CEAUSESCU

La Romania è il Paese dell’Unione europea che detiene il “primato” del randagismo. Un problema che è eredità diretta del regime comunista di Ceausescu. Quando il presidente-padrone decise di cambiare volto alle città, perché sognava una politica urbanistica «moderna», fece abbattere le tradizionali case in stile rurale dei contadini e delle periferie per sostituirle con gli anonimi palazzi, enormi blocchi condominiali che riempiono tuttora i centri urbani. Per legge, ai cittadini era proibito portare i propri cani nelle nuove abitazioni così che gli animali furono abbandonati e il problema del randagismo cominciò a diffondersi su tutto il territorio.
Nel 2001, per ordine del Presidente Basescu iniziarono i brutali accalappiamenti seguiti dalla uccisione di almeno 150 cani al giorno. Furono legali fino al 2008 quando il Parlamento approvò la legge 9/2008 che formalmente impediva la strage dei cani. Purtroppo la norma non venne mai applicata. Ogni giorno avvengono campagne di avvelenamento o catture di massa durante le quali i cani vengono trasferiti in canili lager dai quali nessuno esce vivo. E da martedì è tutto legale.

Simona Verrazzo