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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

A TERMINI BISARCHE BLOCCATE


A Termini Imerese è scattato il blocco dell’uscita dei camion bisarca che trasportano le nuove Lancia Ypsilon. E il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, lancia un appello: «Le medie e le grandi imprese non possono abbandonare il Paese».

Nel giorno in cui chiude «uno degli stabilimenti storici da sempre simbolo di capacità produttiva e di identità nazionale», quello di Termini Imerese, il ministro Fornero fa sapere che «il Governo segue con moltissima attenzione il caso», sottolineando che in questa vicenda «la parte più debole è costituita dai lavoratori». E aggiunge: «Combinare produttività e salvaguardia delle conquiste è un dovere al quale il Governo non intende sottrarsi e non si sottrarrà».

A pochi giorni dalle lettere di disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici inviate in tutti gli stabilimenti italiani dal Lingotto che martedì convocherà i sindacati al tavolo per il contratto nazionale di gruppo, il ministro annuncia che il nuovo Esecutivo non starà alla finestra, ma potrà anche mediare: «Nel pieno rispetto dell’autonomia della parti – aggiunge Fornero – il Governo è disponibile ad offrire il suo contributo costruttivo, se richiesto, alla soluzione della vicenda». Come noto il contratto di gruppo Fiat prende come modello di riferimento il contratto aziendale di primo livello di Pomigliano, oggetto di un’offensiva giudiziaria promossa dalla Fiom-Cgil, destinata a rimanere fuori dalle fabbriche della Fiat dove saranno rappresentati i soli sindacati firmatari delle intese aziendali.

Ma a Termini Imerese cresce la tensione. Oggi inizia la cassa integrazione per i 1.566 dipendenti, infatti dalle 22 di ieri sera la Fiat ha smesso di produrre auto nello stabilimento palermitano, dopo 41 anni di attività. Le Lancia Ypsilon sono prodotte in Polonia. Sin dalla mattinata di ieri si svolte assemblee davanti ai cancelli, alla presenza dei leader dei sindacati di categoria; gli operai hanno deciso di iniziare in serata un picchetto per bloccare le bisarche, impedendo così il trasporto di circa un migliaio di auto parcheggiate all’interno dell’impianto, almeno fino alla prossima riunione al tavolo del ministero dello Sviluppo economico, in programma per mercoledì. Il tempo stringe poiché il 31 dicembre il Lingotto lascerà la Sicilia, al suo posto è previsto l’arrivo di Dr Motor di Massimo Di Risio, ma per il passaggio di consegne vanno sciolti ancora alcuni importanti nodi. Il principale è rappresentato dagli incentivi alla mobilità che la Fiat dovrebbe mettere a disposizione per favorire l’uscita dei lavoratori che nel periodo degli ammortizzatori sociali matureranno i requisiti pensionistici, riducendo così il numero di dipendenti che Dr Motor dovrà assumere. Il plafond messo a disposizione dal Lingotto è insufficiente per coprire i 650 lavoratori che, nelle stime del sindacato, saranno in possesso dei requisiti per l’esodo.

«Senza gli incentivi di Fiat per l’accompagnamento alla pensione dei lavoratori che hanno i requisiti l’accordo con Dr Motor salta – sostiene Bruno Vitali (Fim-Cisl)–. L’impegno maggiore spetta alla Fiat, che ha mostrato finora troppe rigidità sulla quantificazione delle somme necessarie». Per Maurizio Landini (Fiom) «l’azienda ha rifiutato di applicare le tabelle che ha sempre applicato anche a Pomigliano e Cassino, con un atteggiamento arrogante». Gianluca Ficco (Uilm) è convinto comunque che «faremo di tutto per chiudere mercoledì un buon accordo per Termini Imerese». Secondo fonti sindacali al tavolo di mercoledì scorso al Mise si sarebbe stimato un onere all’incirca di 24 milioni per l’intera operazione, ma mancherebbero all’appello intorno a 6-7 milioni. Si è ipotizzato anche il coinvolgimento della Regione Sicilia per reperire ulteriori fonti di finanziamento, ma ai sindacati questa strada appare difficilmente percorribile. C’è poi il problema delle tutele per i lavoratori dell’indotto.

Intanto proseguono le assemblee in sciopero negli stabilimenti Fiat, indette dalla Fiom contro la disdetta del contratto nazionale. Dopo la Ferrari di Modena, la Cnh di San Mauro Torinese e la Marelli di Corbetta, ieri è toccato alla Iveco di Brescia e alla Fiat Ricambi Volvera di Torino, mentre domani si asterranno dallo straordinario i lavoratori della Sevel di Val di Sangro. Critiche alla Fiom arrivano dal senatore-giuslavorista, Pietro Ichino (Pd): «È inaccettabile che una parte, intenzionata a votare no, squalifichi l’altra e la accusi di tradimento» l’unico modo per sciogliere questo contrasto è «applicare un criterio di democrazia sindacale».