ENRICO FRANCESCHINI, la Repubblica 24/11/2011, 24 novembre 2011
ECCO L’ EUROPA DEL 2021 LA FANTA-POLITICA TRASFORMA L’ ITALIA NEL VILLAGGIO VACANZE DEI TEDESCHI - È
il 2021. Sono trascorsi dieci anni dalla crisi dell’ euro. La moneta comune europea alla fine si è salvata, ma l’ Unione Europea no, dividendosi in tre parti: gli Stati Uniti d’ Europa, di fatto l’ Impero Asburgico resuscitato, con la Germania come motore e Vienna (al posto di Bruxelles) come capitale; la Lega Nordica, confederazione dei paesi scandinavi - Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca e Islanda; e il Regno Ri-Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Agli Stati Uniti d’ Europa appartengono anche Italia, Grecia e Spagna, ma come "Vacation Lands", terre in cui i ricchi abitanti dell’ Europa Centrale acquistano una seconda casa per le vacanze, serviti e riveriti dalle popolazioni locali, grate dell’ opportunità di avere un lavoro almeno come camerieri, cuochi, giardinieri. Un incubo di fantapolitica? Oppure uno scenario destinato a realizzarsi? «L’ uno e l’ altro», risponde ridendo Niall Ferguson. Già autore di due best-seller internazionali, Impero: come la Gran Bretagna ha fatto il mondo moderno e Ascesa e declino del denaro: una storia finanziaria del mondo, con un terzo libro appena uscito in Inghilterra e in America, Civilization: the west and the rest" (in Italia lo pubblicherà l’ anno prossimo Mondadori), il 47enne storico inglese, cattedra ad Harvard e alla London School of Economics, ha scritto un articolo per il Wall Street Journal provando a immaginare cosa accadrà in Europa (e non solo: Obama perde le elezioni 2012, Israele bombarda l’ Iran, i Fratelli Musulmani governano l’ Egitto) nei prossimi dieci anni. «È un divertissment, un pezzo satirico, ma la satira contiene anche una buona misura di verità», spiega in questa intervista lo studioso, che da due anni fa coppia con la scrittrice e attivista per i diritti umani somala, Ayaan Hirsi Ali. «Ne ho scritto uno molto più serio per il Washington Post, in cui affermo in sostanza le stesse cose». Professor Ferguson, perché pensa che l’ euro si salverà ma Londra ha un rapporto conflittuale con l’ Europa. Prima o poi gli euroscettici riusciranno a imporre al governo britannico un referendum, e i no all’ Europa vinceranno largamente. Ci terremo la nostra monetae una volta per tutte proveremo a vivere per quello che siamo: non più il British Empire, non più parte o appendice di un’ Europa in cui evidentemente non ci riconosciamo appieno, mezzi europei mezzi americani, pagandone eventualmente le conseguenze». Poi sarebbe il turno della Scandinavia? «Per la verità la Scandinavia è già in parte fuori: Svezia e Danimarca non hanno l’ euro, la Norvegia non è neanche nella Ue. Le affinità frai paesi scandinavi sono così forti, come modello sociale ed economico, che una Lega del Nord sarebbe un esito non troppo sorprendente». E quel che resta della Ue, assorbendo i rimanenti paesi dei balcani, ricostruirebbe una sorta di Impero Asburgico sotto il nome di Stati Uniti d’ Europa? «È stata la Merkel a dire di recente che la crisi dell’ euro richiede più unione, non meno, un’ unione non solo economica ma pure politica. E non ci sono dubbi che la Germania, sia pure anche attraverso l’ alleanza franco-tedesca, sia il motore d’ Europa. Quanto ai paesi dell’ Europa meridionale, chiederebbero di restare nell’ euro e in questa unione rafforzata a qualunque condizione, perché l’ alternativa per loro non esiste o sarebbe comunque peggiore». l’ Unione Europea no? «Perché è ormai difficile per i paesi europei tornare alle vecchie monete nazionali, in particolare per quelli economicamente più forti come Germania e Francia. Ma la crisi dell’ euro ha fatto emergere con più chiarezza le diversità e divisioni che sono sempre esistite all’ interno della Ue. E potrebbe averle rese irrisolvibili, avviando da un lato una serie di secessioni, dall’ altro un’ unione più stretta, più completa, politica e non solo economica». La Gran Bretagna sarebbe la prima ad andarsene? «Sono anni anzi decenni che Ma l’ Italia, uno dei membri fondatori del Mercato Comune Europeo, avrebbe la possibilità di svolgere un ruolo più importante in Europa o è davvero destinata a diventare una "Terra delle Vacanze", come nel suo satirico scenario? «Me lo auguro, che possa giocare un ruolo più importante, perché amo l’ Italia, il paese più bello del mondo, e perché nel vostro passato avete dimostrato più volte grandezza, non solo al tempo dell’ Impero Romano, ma anche nel Rinascimento, nel Risorgimento e durante il miracolo economico del dopoguerra. Tuttavia i problemi strutturali dell’ Italia d’ oggi sono enormi. Stimo molto il nuovo premier Mario Monti, ma temo che non basti cambiare primo ministro per riformare l’ Italia e risolvere i suoi problemi. Servirebbe uno sforzo collettivo e colossale per cambiare molte cose: è possibile che ciò accada, ma non è certo». Dov’ è, secondo lei, la radice dei problemi italiani? «Ce n’ è più d’ una, ma una è che non sia stata coinvolta, perlomeno nelle regioni del nord, dalla riforma del protestantesimo, che avrebbe dato differenti valori etici alla nazione: Milano, con una dose di calvinismo, sarebbe potuta diventare una grande capitale europea». Una dose di calvinismo, un’ iniezione di migliori valori eticomorali, avrebbe fatto magari bene anche al nostro ex-premier, il milanese Silvio Berlusconi? «Ah, nel suo caso penso che non sarebbe bastata nessuna dose». Nel suo nuovo libro, Civilization, predice il declino dell’ Occidente. È sicuramente questa la sorte che attende Stati Uniti ed Europa nel 21esimo secolo? «Non "predico" il declino dell’ Occidente. Non c’ è bisogno di essere profeti o indovini: è sufficiente aprire gli occhi. L’ ascesa dell’ Asia e delle altre regioni che chiamavamo "emergenti" è già evidente, concreta, innegabile. Nella storia del mondo si è aperto un nuovo ciclo. L’ Occidente non è scomparso né è diventato privo di importanza, ma non è più la forza dominante che è stato nel ventesimo secolo».