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 2011  novembre 24 Giovedì calendario

L’accoglienza agli stranieri spacca anche l’America È scontro sulle espulsioni - Non sono rose e fiori neppure negli Stati Uniti, il melting pot per eccellenza, il luogo sul pianeta do­ve è stato più facile mettere radici e aprire una lavanderia a San Fran­cisco o una pizzeria a Staten Island e ritrovarsi «americano» a tutti gli effetti nel volgere di una manciata di anni

L’accoglienza agli stranieri spacca anche l’America È scontro sulle espulsioni - Non sono rose e fiori neppure negli Stati Uniti, il melting pot per eccellenza, il luogo sul pianeta do­ve è stato più facile mettere radici e aprire una lavanderia a San Fran­cisco o una pizzeria a Staten Island e ritrovarsi «americano» a tutti gli effetti nel volgere di una manciata di anni. E se non lo diventava di diritto il cinese di Canton o il pizzaiolo di Somma Vesuviana (piuttosto che i metalmeccanici ucraini che can­tano con Robert De Niro l’inno americano alla fine del film Il Cac­­ciatore , poiché si sentono più ame­ricani degli americani), lo diventa­vano certamente, di diritto, i loro figli nati sul suolo americano. Il di­ritto del suolo, appunto. Lo jus so­li, per dirla in latino. Ora, anche negli States, le ma­glie si stanno facendo più strette. E ci sono Stati,come lo Utah,l’Ari­zona, l’Alabama e il South Caroli­na dove le leggi federali in materia di immigrazione, ritenute troppo permissive, vengono messe aper­tamente in discussione e «riscrit­te », Stato per Stato. A finire ultimamente sotto la lente d’ingrandimento del Dipar­timento di Giustizia è stata la leg­ge sull’immigrazione dello Utah, accusata addirittura di violare la Costituzione degli Stati Uniti in materia. Ne va della libertà perso­nale degli individui la cui cittadi­nanza è rimessa in discussione da Stato a Stato, ha ammonito la stes­sa Janet Napolitano, segretario al­la Difesa nazionale. Sicchè ci sono soggetti che, a se­conda delle coordinate geografi­che in cui si trovano o transitano, potrebbero essere perseguiti e perfino privati della libertà perso­nale, mette in guardia il Diparti­mento di Giustizia. Insomma: un dissennato «pa­tchwork di leggi sull’immigrazio­ne, destinato a creare ulteriori pro­blemi nella nostra legislazione in materia», per dirla con le parole del procuratore generale Eric Hol­der. E mentre in Italia è la Lega che ha imbastito la polemica conte­stando violentemente la presa di posizione di Napolitano, negli Usa il dibattito turbina perfino tra le fila dei conservatori. Chi avreb­be mai detto, per esempio, che il neocon Newt Gingrich si sarebbe scoperta un’anima «moderata» su un tema bollente come gli 11 mi­lioni di «sans papier» attualmente presenti negli Usa?E giacchè ildi­ba­ttito verte sull’espulsione di im­migrati che hanno commesso rea­ti gravi, anche se nel frattempo hanno ottenuto la cittadinanza, Gingrich punta i piedi. «Io non cre­do -ha detto- che il popolo degli Stati Uniti sia disposto a prendere per la collottola persone che han­no vissuto in questo Paese per un quarto di secolo, che hanno figli e nipoti, e magari hanno fatto qual­cosa di illegale 25 anni fa, e sepa­rarli dalle loro famiglie espellen­doli ». Contrario alle tesi di Gingrich è un altro repubblicano duro e pu­ro, Mitt Romney, che per bocca del suo portavoce non ha esitato a rinfacciare a Gingrich certe sue de­bolezze, come quella di aver aval­lato la le­gge del 1986 che fece tabu­la rasa delle posizioni irregolari va­rando una sorta di amnistia sugli immigrati a quel tempo presenti senza documenti in regola nel Pa­ese. «Gingrich appoggiò quella legge dicendo di sapere che era un errore, e oggi lo vuole ripetere», di­ce Romney. Che per gli irregolari ha una ricetta pronta: «Se agli irre­golari si taglia il posto di lavoro, se non hanno le carte in regola per la­vorare e non possono usufruire dei benefici statali, ebbene, se ne andranno altrove».