STEFANO BARTEZZAGHI , la Repubblica 23/11/2011, 23 novembre 2011
Fiorello, l´eterno karaoke che fa impazzire l´Italia - Quelli che si sono vantati per vent´anni di «cantare fuori dal coro» e poi si scopre che amavano il karaoke, oh, yeah! Da vent´anni, infatti, Fiorello unisce e divide gli italiani
Fiorello, l´eterno karaoke che fa impazzire l´Italia - Quelli che si sono vantati per vent´anni di «cantare fuori dal coro» e poi si scopre che amavano il karaoke, oh, yeah! Da vent´anni, infatti, Fiorello unisce e divide gli italiani. Merito del suo «garbo»? La dote gli è autorevolmente attribuita da Pippo Baudo, a cui non saranno sfuggiti quei punti dello show su RaiUno in cui l´estroverso spilungone si chiede dove infileremo il caricabatteria dei telefonini (quando in futuro li porteremo incorporati) o dove predice al direttore di RaiUno Mazza che, ora che è finito il Bunga Bunga, dovrà cambiarsi cognome. Ma anche quando il gusto si fa corrivo, la battuta è mediocre («vampirla!»), la gag si è già vista o la voce non raggiunge l´acuto, il livello non cade. Lo stato di grazia, per un artista, non arriva quando non sbaglia nulla. Arriva quando i suoi errori non fanno curriculum e, contestualmente, le sue virtù si fanno come inspiegabili. Fiorello è un redento, i suoi talenti sono cresciuti con l´età, la moda dei siciliani e quella della radio lo hanno favorito, ha imparato quando sparire e quando rientrare. Ma questo non spiega i numeri della seconda puntata di Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend. Restano misteriosi, nella loro entità invero colossale, anche perché tutt´altro che eccezionali o anche originali sono gli ingredienti di questo grande varietà, che cade nella più mesta giornata della settimana tv, nella più bigia stagione della tv generalista. Gli ospiti? Fiorello ne ha di gran nome, di quelli da cui non è però facilissimo spremere qualcosa di efficace (Bublé, Coldplay). Fiorello ci riesce persino con Laura Chiatti (entrata peraltro in scena con la stessa camminata da «giovane» un po´ sfiancata che Fiorello aveva appena finito di imitare). Poi lancia Mimmo Foresta, lo spettacolare cantante che imita le donne cantanti (visto su Canale5 e scritturato al volo). Qualcosa se lo è anche inventato: l´incipit in edicola, in parte la tv-radio con Baldini, le domande a Merkel e Sarkozy tradotte simultaneamente da Hunziker e Fenech). Ma per il resto anche Crozza avrebbe saputo cantare (non altrettanto bene magari) «Ciao ciao Brambilla»; anche Zalone avrebbe potuto fare un monologo sulla piastra con cui le ragazze si stirano i capelli; anche Elio si è travestito da Morgan (in una situazione, o situazionismo, di ben diversa e maggiore intensità). Né si potranno considerare sorprendenti le incursioni trasversali e metatelevisive: Sanremo (con l´imitazione di Anna Oxa), Grande Fratello (collegamento in diretta con doppiaggio improvvisato), X-Factor (parodia), Mentana (in platea). Con queste però Fiorello riunisce, fa confluire poli tv pubblici e privati, generalisti e satellitari. In fondo lui continua a fare il karaoke, ma ora al posto della canzone ci sta ogni possibile elemento di show e di linguaggio che abbia radunato almeno una volta gli italiani, come in quelle liste del suo Minà radiofonico in cui convivevano Antonio Cassano, Fidel Castro e Tina Pica. Fiorello riprende il passato e lo tira a lucido, lo fa brillare. Tutto sembra venirgli facile eppure si vede che ci mette sapienza ed energia. Altra, forse decisiva, ambivalenza: fa il cinquantenne che ha sonno alle undici, ma sembra sempre giovane. Viene persino il dubbio che in realtà sia proprio rimasto giovane e finga di invecchiare per ragioni di verosimiglianza scenica. Magari si tinge persino i capelli, ma solo un poco, e di grigio.