Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 24 Giovedì calendario

PAGAMENTO IRPEF RITARDATO PER FARCI SPENDERE A NATALE


Avvertenza: prima di correre a spenderveli leggete bene fino in fondo. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha firmato lunedì un decreto che stabilisce che entro fine novembre dovrà essere pagato solo l’82% dell’acconto Irpef dovuto per il 2011, la differenza (17%) sarà versata a giugno del prossimo anno. Detta così verrebbe da scuotere la testa e tornare a migliori occupazioni. E invece il rinvio di 7 mesi rappresenta una pioggerellina di tasse in meno (ma solo postdatate) che non verranno prelevate dalle buste paga (tra novembre e dicembre) e un salasso posticipato per le aziende. In tutto, spiega una nota del ministero dell’Economia, l’Erario rinuncia ad incassare alla fine di quest’anno oltre 3 miliardi. Salvo poi rifarsi a giugno prossimo.
L’iniziativa – in vero favorita da provvedimenti assunti nel lontano 2010 dall’allora ministro Giulio Tremonti – alle porte delle feste natalizie viene salutata dalle associazioni di categoria come un’iniezione di liquidità in mano a famiglie ed imprese per tentare di rilanciare i consumi (stagnanti nonostante sconti e saldi).
Bene, benissimo. Peccato che abbia il vago sapore di un tentativo di intercettare benevolenze dal parte del popolo dei tartassati. Per carità: chi paga le tasse vorrebbe che il differimento dell’anticipo arrivasse almeno una volta alla settimana. Salvo poi svegliarsi il prossimo giugno e trovarsi la busta paga prosciugata o un F24 da sballo da pagare.
Premesso che lo Stato rinuncia ad incassare oggi 3 miliardi di euro di imposte anticipate, non si capisce la ragione di questo regalino temporaneo a imprese e dipendenti a poco più di una settimana dal varo del nuovo governo che ancora fa fatica a piazzare sottosegretari e viceministri. È da mesi che si ascolta il ritornello “in cassa non ci sono soldi”. E adesso, alla vigilia di una ennesima manovra di aggiustamento dei conti pubblici (per agguantare il pareggio di bilancio nel 2013 servono 24 miliardi), così come richiesta da Ue e Fmi, salta fuori che via XX Settembre può tranquillamente aspettare 7 mesi per incassare 3 miliardi sicuri. C’è qualche cosa di paradossale in questa partita di giro: certo il posticipo del prelievo è solo un rinvio. Però se servono soldi, e quindi si intende ripristinare l’Ici sulla prima casa, rivedere le rendite e gli estimi catastali, varare una patrimoniale sulle ricchezze, accerchiare gli evasori con la riduzione dei margini per i pagamenti in contanti, rimettere mano agli oltre 720 capitoli di sgravio fiscale oggi vigenti, non si capisce la logica di questa decisione.
Forse, allora, sarebbe stato meglio – con questi benedetti 3 miliardi e spiccioli – acquistare una piccola tranche di buoni di Stato. Nei prossimi quattro mesi verranno collocati sui mercati (o almeno ci si proverà) circa 200 miliardi di Bot, Cct e cambiali varie. Con il tasso d’interesse che viaggia oltre il 7% da settimane non sarebbe stato neppure un cattivo investimento. Un pronto contro termine a breve avrebbe fruttato qualche milioncino. Poco, pochissimo a fronte del debito pubblico monster che abbia sulle spalle. Però avrebbe avuto un senso. O meglio ancora avremmo potuto evitare di collocare altri 3 miliardi per 7 mesi. Insomma, se proprio non sapevano che farci al Tesoro di questi soldi potevano sempre darli in beneficenza. Oppure prevedere una donazione degli interessi maturati per un organizzazione benefica di indiscutibile moralità. E invece no: tra novembre e dicembre oltre 7 milioni di soggetti fiscali (tra imprese e lavoratori dipendenti) si troveranno tra le mani qualche centinaio di euro in più. Ma attenzione: sarebbe meglio investire qualche euro in un salvadanaio, riporci questi quattrini e dimenticarsene fino a giugno. Il fisco italiano è lento, lunare, a volte vessatorio ma non si scorda mai di tassare – anche se posticipando per decreto il pagamento – chi le tasse le paga sempre.

AN. C.