Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 24 Giovedì calendario

Antonio Martino: ci sarebbe da ridere se il destino dell’euro non fosse il nostro – L’ex ministro Antonio Martino ha tra le mani la lettera che gli inviò il suo maestro, Milton Friedman, in occasione della laurea di sua figlia proprio con una tesi sulla moneta unica europea: «A sorpresa, si diceva favorevolmente impressionato per la capacità di convergenza degli Stati europei sull’euro

Antonio Martino: ci sarebbe da ridere se il destino dell’euro non fosse il nostro – L’ex ministro Antonio Martino ha tra le mani la lettera che gli inviò il suo maestro, Milton Friedman, in occasione della laurea di sua figlia proprio con una tesi sulla moneta unica europea: «A sorpresa, si diceva favorevolmente impressionato per la capacità di convergenza degli Stati europei sull’euro. A questo punto però», riferisce Martino, «aggiungeva: io consiglierei alla Banca d’Italia di non buttare via le matrici della lira perché potrebbe ritornare ben presto a stamparla». Non da oggi Martino è convinto che gli Stati europei («tutti», ci tiene sottolinearlo), «hanno truccato i conti» pur di centrare l’appuntamento con l’Europa. «Io personalmente ricordo», aggiunge non senza malizia, «l’allora sottosegretario al Tesoro, Piero Giarda, affermare in un’occasione pubblicao che se si trattava infine di operare una correzione di pochi punti si poteva sempre rimediare». Anche la Germania, secondo l’ex ministro, avrebbe «barato». Martino a questo proposito cita un articolo di Le Monde in cui si afferma che senza alcuni «trucchetti» il decifit tedesco «non sarebbe stato del 3,2% ma del 5,1%». Ora, a ben guardare il clamoroso flop dell’asta dei bund tedeschi a Martino gli scappa da ridere, ma si riprende: «Ci sarebbe da ridere se il destino dell’euro non fosse anche il nostro destino». Non ha alcun dubbio che il fallimento dell’asta tedesca sia dovuto «ai bassi rendimenti», ma adesso che succede? «E chi può dirlo», si avventura Martino, «se la Germania aumenta i rendimenti lo spread si riduce per poi aumentare di nuovo, a quel punto lo stesso problema riguarderebbe tutta l’Europa e sarebbe un disastro». La Merkel non farebbe prima a concedere alla Bce di divenire prestatore di ultima istanza come invocato da Italia e da ultimo anche dalla Francia? «Se la signora Merkel continuerà nel suo caparbio tentativo di salvare l’euro, che i tedeschi si badi bene chiamano «teuro», ossia «rincaro», imporrà all’Europa una recessione che la disgregherà, se invece vuole salvare l’Europa deve accettare il fallimento della moneta unica». Dopo l’ennesimo no della Merkel, rispetto alla concessione di maggiori poteri alla Bce, Martino vede ulteriormente confermata la sua idea: «La Merkel è convinta che sia giusta la sua linea ed anche che il costo che la Germania sta pagando per esportare il rigore agli altri Stati europei confermerà la Germania nel suo ruolo guida». Franco Adriano