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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

Notizie tratte da: Gabriella Turnaturi, Signore e signori d’Italia. Una storia delle buone maniere, Feltrinelli Milano 2011, pp

Notizie tratte da: Gabriella Turnaturi, Signore e signori d’Italia. Una storia delle buone maniere, Feltrinelli Milano 2011, pp. 293, 17 euro.

Mimesi L’arte delle buone maniere è l’arte della mimesi.

Omogeneizzazione Subito dopo l’unità d’Italia, bisognava arrivare a un’omogeneizzazione della cultura, degli stili di vita e degli standard di comportamento.

Impresa L’impresa pedagogica coinvolgeva tutti, dai ceti popolari ai ceti medi, fino alla nuova classe dirigente.

Tunnel «L’educazione all’apprendimento e al rispetto di standard di comportamento universalmente approvati, oltre all’omogeneizzazione culturale, doveva favorire anche l’apertura di tunnel, gallerie che permettessero il passaggio da un gruppo sociale all’altro e attraverso cui fosse possibile guardare cosa succedeva dall’altra parte. I ceti subalterni venivano così ammessi a osservare attraverso questi tunnel come si comportavano i signori, la “gente per bene”» (Gabriella Turnaturi).

Per bene I galatei insegnarono agli italiani a essere italiani e a mostrare i modelli dell’“italiano per bene”.

Esteriorità Psicologia e cultura dell’Ottocento: nessuna possibilità di contraddizione tra apparenza e realtà; dall’esteriorità, dal comportamento all’abbigliamento, era possibile scoprire l’interiorità di una persona.

Febbre L’ansia di normalità, di riconoscibilità e di riconoscimento sociale era tale che i ceti bene educati vennero presi dalla «febbre delle buone maniere».

Standard Nell’Ottocento c’era la necessità di scoprire la collocazione nella scala sociale, di saper vivere secondo gli standard di condotta del proprio gruppo sociale o di quello più alto che si voleva raggiungere.

Galatei La necessità di stabilire norme di condotta certe per i nuovi ceti si accompagna a una produzione di galatei, in Italia come in Europa.

Elegante Trattato della vita elegante di Balzac del 1830: «Nella nostra società sono scomparse le differenze, ci sono ormai solo sfumature. Così il galateo, l’eleganza delle maniere, quel non so che, frutto di un’educazione completa, formano la sola barriera che separa l’ozioso dall’uomo occupato».

Ladies Eric Hobsbawm (Inghilterra): «Le mogli degli arricchiti negozianti di stoffe del Cheshire si trasformavano in ladies e seguivano le istruzioni dei numerosi manuali di etichetta e di belle maniere che andarono sempre più moltiplicandosi dal 1840 in poi».

Riconoscimento Necessità di stabilire segni di riconoscimento e segnali comuni con cui intendersi all’indomani dell’unità d’Italia. Unificazione e omogeneizzazione sul piano del costume e del comportamento.

Tavola Un distinto comportamento a tavola era importante quanto l’uso e l’apprendimento della lingua italiana.

Buone maniere Subito dopo l’unità, fanno la loro comparsa in Italia galatei, trattati di buone maniere, manuali di comportamento contenenti istruzioni su come comportarsi in pubblico e in privato, su come essere rispettabili o riconoscere le persone rispettabili.

Fedeli All’interno dei galatei si trovavano: precettistica sulle presentazioni e sulle visite; ammonimenti a tralasciare l’uso del francese, dell’inglese e dei dialetti; invito a essere religiosi e fedeli osservanti.

Dialetto «Dico subito che parlare un dialetto qualunque in società è una cattiva educazione. Non si può pretendere che tutti conoscano le lingue straniere, ma poiché abbiamo le scuole gratuite e l’istruzione obbligatoria dobbiamo tutti saper parlare italiano» (Sobrero 1897).

Fazzoletti All’opera «le signore non applaudono mai, a meno che non sia un’opera di Verdi, nel qual caso agiteranno i fazzoletti» (Buffoni Zappa 1895).

Egemonia Nello scontro tra chiesa e borghesia italiana sull’egemonia culturale, il canone della signorilità, ciò che doveva ritenersi distinto e per bene, era definito dalla vecchia e nuova borghesia; il controllo della sessualità e della morale dalla chiesa.

Arena I galatei erano indirizzati a chiunque volesse farsi accettare nell’arena delle relazioni sociali, a tutti gli uomini tesi a migliorare se stessi e il nascente stato.

Donne Subito dopo l’unità furono pubblicati in Italia un centinaio di galatei, scritti soprattutto da donne e pubblicati tra Torino e Milano.

Premio Giacinto Gallenga, ex impiegato del catasto, vincitore di un premio di cinquecento lire per aver scritto «un buon galateo popolare, nel quale, in stile piano, eppure non disadorno, fossero esposti i migliori precetti del vivere civile e sociale» (Gallenga 1883), dal titolo Codice delle persone oneste e civili. Trovava il posto giusto per ognuno, la parola più adatta e il gesto più appropriato al momento opportuno.

Rubini «È passato il tempo in cui, come scriveva Monsignor Della Casa, si doveva prescrivere anche alle persone perbene: “non si vuole, soffiato il naso, aprire il moccichino e guatarvi dentro come se perle e rubini ti dovessero essere scesi dal Calabro”. Naturalmente tutto ciò è bene elementare» (Pigorini Beri 1893).

Accesso Se si è onesti ed educati, conformisti e integrati, l’accesso alle case e alle persone per bene è assicurato.

Maleducazione Il tono dei galatei di fine Ottocento denuncia che lo sforzo educativo è fatto più per evitare alla gente rispettabile di essere urtata dalla maleducazione altrui che per una volontà di formazione dei ceti meno istruiti.

Scarto Scarto più grosso da superare quello tra città e campagna.

Cortesi «Mi sembrerebbe opportuno, invece, additare a tutti come si possa mettere d’accordo tradizioni vecchie e abitudini nuove, come si possa essere cortesi insieme e dignitosi, senza incorrere in taccia di vanagloria» (Nevers 1883).

Prudenza Prudenza, motivo ricorrente dei galatei dell’Occidente italiano. La borghesia era insicura nell’imporre stili di vita innovativi e si discostava malvolentieri dalle vecchie usanze.

Dozzinale «In talune società elevatissime le presentazioni non si fanno più. In moltissime case, oltre a non presentare più l’uno all’altro, anche non si annuncia più: anche questa è un’usanza straniera e rivela il profondo disfacimento della conversazione casalinga, e la trasformazione del salotto in una specie di luogo pubblico, l’ospitalità scompare e resta una società dozzinale metà filo e metà cotone» (Pigorini Beri 1893).

Mondanità Dopo l’unità, l’organizzazione del tempo libero e la fruizione della mondanità, appannaggio di circoli esclusivi e aristocratici, diventa un’esigenza di ceti più vasti.

Fisso L’introduzione del giorno fisso per le visite diventa necessario per lo sviluppo delle relazioni sociali fra i nuovi borghesi: «Il giorno fisso per ricevere è ormai ammesso nei nostri usi. Alcune signore stabiliscono una data ora ogni giorno. [Prima] erano soltanto i principi e le autorità che potevano fissare un giorno od un’ora alle persone a cui volevano far l’onore di riceverle. Ma i semplici privati dovevano mostrarsi sempre pronti ad accogliere, in qualunque giorno, i loro eguali che avevano la gentilezza di andarli a visitare. Accadeva però che, mostrandosi sempre pronti ad accoglierli, erano sempre fuori, e non li accoglievano mai. Per cui si dovette adattarsi a dare alle visite quella specie di regolamento burocratico che è il giorno fisso» (Marchesa Colombi 1889).

Lettera Nei galatei ottocenteschi era consigliato di non ricevere nessuna persona se prima non fosse stata presentata, o che non avesse fatto sapere per lettera il motivo della visita.

Relazioni sociali Marchesa Colombi, pseudonimo di Maria Torriani Viollier, moglie del fondatore del Corriere della Sera e signora dell’alta borghesia milanese. Scrisse il galateo La gente per bene, modello ideale di comportamento e di relazioni sociali a cui ambiva arrivare la parte più moderna del nuovo ceto dirigente.

Cortesia Caratteristiche del “nuovo italiano” descritto nel galateo della Marchesa Colombi: un misto di cortesia e distinzione aristocratica, insieme a un buon senso e a un pragmatismo tipicamente borghese; un’attitudine al piacere, al bello, all’eleganza, coniugata all’etica del lavoro, alla prudenza e al controllo di sé.

Pubblico Giovanni Rajberti delimita il pubblico verso cui il suo galateo, L’arte di convitare (1899), è rivolto: «Io parlo precisamente al popolo, cioè alla classe di mezza fortuna, aurea mediocrità e soprattutto di non troppa schizzinosa educazione (gente alla buona) piena di gentilezza e cordialità, ma bisognosa di essere iniziata a certi raffinamenti che l’epoca nostra esige con sempre crescente imperiosità nel tanto facile accomunarsi di tutti i ceti».

Potenti I grandi e i potenti, i nati ricchi, gli aristocratici non hanno bisogno del galateo, ma è il galateo che ha bisogno di loro, perché è dai loro esempi che Rajberti trae i principi.

Disciplina Il popolo ha bisogno di disciplina, di imparare ad avere decoro e rispettabilità, ma non di imitare i signori. Il ceto medio deve essere virtuoso più che raffinato.

Tutto italiano Capitan Espero, autore di un galateo tutto italiano, non ispirato a quelli stranieri, e quindi di una scuola di buone maniere più efficace come strumento di omogeneizzazione e di unificazione del Paese appena unito.

Consapevoli Secondo Anna Vertua Gentile, autrice di galateo, tutti, alla fine del XIX secolo, sono consapevoli dell’importanza dell’aspetto esteriore, del comportamento, dell’immagine e delle apparenze.

Artisti/1 Il non rispettare le leggi di cortesia e le norme stabilite dalla società, nell’Ottocento, indicava non solo la dubbia provenienza dei propri natali, ma anche il voler essere a tutti i costi un anticonformista e un originale, cosa permessa esclusivamente agli artisti.

Artisti/2 Solo agli artisti potevano invitare e ricevere le signorine senza comprometterle. Motivo: l’arte e il genio erano sufficienti a tenerle lontano dalle maldicenze. All’artista, considerato come lo «scemo del villaggio», era perdonato e concesso tutto. Poiché rivelava apertamente le proprie emozioni, non era visto come una minaccia dall’Ottocento italiano.

Copione Ciò che era prescritto nei galatei: balli, scambi di biglietti da visita, amor patrio, onestà, zitelle e gentiluomini, obbedienza e comportamento alla table d’hôte. Ognuno (operaio, merciaia, ingegnere, signorina ambiziosa ecc.) aveva il suo copione e il suo ruolo.

Timori Più che dalle prescrizioni dei galatei di fine Ottocento, la realtà e la vita dell’Italia postunitaria vengono fuori dalle allusioni, dalle proibizioni e dai timori.

Guida Le norme prescritte funzionavano da baedeker, guida per chi volesse sapere cosa ci si aspettava da lui e cosa dovesse fare per entrare a far parte della «gente per bene».

Circolarità L’opera di omogeneizzazione avvenne attraverso una circolarità di modelli di comportamento dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto.

Primi della classe «Chi furono i primi della classe, quelli che si sforzarono di aderire con puntiglio e ostinazione ai dettagli dei galatei? Probabilmente i rappresentati della fascia medio-borghese, forse perché più coinvolta nella mobilità sociale e per questo più interessata a imparare bene e in fretta le buone maniere. Gli impiegati desiderosi di diventare capiufficio, gli artigiani con ambizioni imprenditoriali, i piccoli industriali o i commercianti desiderosi di “maritare bene le figlie”, i colletti bianchi sui quali si fondava il nuovo stato liberale e che furono i più strenui assertori di modelli di comportamento ispirati al decoro e al perbenismo» (Gabriella Turnaturi).

Self-help Filosofia del self-help, etica dell’automiglioramento, del successo e della promozione sociale raggiungibili attraverso lo studio, la produttività e la perseveranza, diffusa a fine Ottocento. Era indirizzata alla fascia superiore della classe operaia e ai ceti intermedi fra proletariato e piccola borghesia.

Motto Motto dei galatei: «Siate prudenti sempre e dovunque». I galatei si buttarono sulla formazione del galantuomo-gentiluomo e allenarono gli italiani alla pratica della prudenza come virtù pubblica e privata.

Cavaliere Sillogismo dei galatei: il gentiluomo, il cavaliere delle buone e oneste maniere, che sa come comportarsi sa essere sempre un perfetto cittadino.

Inquietudini Regole da tenere nei discorsi: attenzione al contenuto della conversazione (distanza dai discorsi sulla politica o sulla religione; banditi gli argomenti che fanno pensare alla sessualità o che rimandano alla sfera intima e privata; niente problemi personali o angosce e inquietudini); «bisogna aver riguardo nella scelta dei discorsi al genere di persone che ascoltano. E così non parlerai di mode e di trastulli al vegliardo, di bucato o di altre cose donnesche al letterato, di politica o di guerra al gentil sesso. Bisogna procurare che gli argomenti del discorso tornino interessanti e dilettevoli alla società e tali da non dare occasione di offendere le convenienze generali, quelle in specie che riguardano la decenza e la sensibilità, il pudore e qualunque altro sentimento onesto e gentile» (Gallenga 1883).

Pudore I gentiluomini devono sorvegliare il pudore delle donne e devono farsi protettori delle loro caste orecchie. Nei discorsi sconvenienti, il padrone di casa farà capire all’ospite incivile che non è il caso; se si trova altrove, inviterà la moglie e le figlie a uscire con lui (Gallenga 1883).

Cenno Le signore si salutano togliendosi il cappello e non con un cenno del capo (Marchesa Colombi 1889).

Carrozza Il capo di casa deve il primo saluto alla moglie entrando in casa, deve offrire a lei per prima i piatti in tavola, lasciarle la destra a passeggio o in carrozza, uscendo la sera o in compagnia deve offrirle il braccio e darle tutte le attenzioni che darebbe a un’altra donna (Marchesa Colombi 1889).

Dignitoso Il gentiluomo non deve avere una fisionomia sorridente, di ironia, sarcasmo, orgoglio, superbia, presunzione o disprezzo, ma un aspetto sempre naturale, piuttosto serio, benevolo e dignitoso. Deve parlare con calma e composto, usando un tono di voce tanto moderato quanto basta per farsi sentire (Bergando 1882).

Ballo «È superfluo dire che certi discorsi di belle donnine, o anche soltanto di sport affatto maschili, si debbono evitare colle signore le quali possono trovarli o sconvenienti o noiosi. Alle feste da ballo un giovine gentiluomo deve sapere essere cortese fino alla galanteria colle signore e specialmente colle signorine, senza mai marcare quella misura oltre la quale la maldicenza lo aspetterebbe al varco per fare le sue osservazioni» (Marchesa Colombi 1889).

Segretezza La segretezza era la più forte delle convenzioni da rispettare. Non ci si poteva presentare tra la gente per bene con «occhi spiritati e capelli ritti», con le macchie di unto dopo un banchetto o in tuta da lavoro.

Scorribande Al gentiluomo erano concesse delle scorribande, purché le dimenticasse in fretta e non si mettesse a scrivere un diario di viaggio. Motivo: non indurre altri a imitarlo.

Orologi I galatei francesi raccomandavano di fermare gli orologi durante un ballo, perché «le ore della gioia non si contano» (Marchesa Colombi 1889).

Promiscuità Solo nelle occasioni mondane era ammessa e incoraggiata la promiscuità, perché si potevano combinare fidanzamenti e matrimoni.

Teatri Nella Milano di fine Ottocento, in particolare, gli uomini si rifugiavano nei teatri più per le artiste che per l’arte e le donne per sfoggiare la propria toilette.

Zitella I galatei ottocenteschi prescrivevano alle donne i ruoli da rappresentare: la signora non ha passioni, la signorina è onesta e pudica, la zitella sa stare al suo posto, la popolana non ambisce a cambiamenti di status, la madre è perfetta e la moglie irreprensibile.

Giungla C’erano galatei solo per fanciulle e signorine, che dovevano imparare a gestire una società rappresentata come una giungla di tentazioni; e galatei per signore.

Specchio Per le donne, specchio della società e responsabili della morale e dei consumi, trasgredire le regole è più grave che per gli uomini, quasi contro natura. Una donna sguaiata e spettinata fa più impressione di un uomo non perfettamente a posto.

Cuore Una signora non applaude mai, «qualunque sia l’entusiasmo che le freme nel cuore» (Marchesa Colombi 1889).

Imitare Le donne non dovevano imparare troppo: «Se siete nate da una famiglia di onesti operai, se il babbo vostro fa il mugnaio, il fabbro, rimanete operaie, imitate la mamma e non la mettete nel caso di sentirsi inferiore a voi» (Baccini 1904).

Maestrine/1 Le maestrine del tardo Ottocento erano guardate con diffidenza, spiate e controllate, infastidite da sindaci, impiegati comunali e ricchi commercianti. Avevano un’istruzione, vivevano da sole, non erano né signore, né signorine, né zitelle, ma donne in libertà. Non erano riconosciute tra la gente per bene.

Maestrine/2 Molte maestrine si suicidarono. Il loro destino sarebbe stato «un tuffo nel fiume o la perdita dell’onore».

Signorine/1 Le signorine: non potevano assistere a un matrimonio o far visita a un’amica che avesse appena partorito, per non turbare la propria innocenza; dovevano discutere con moderazione; non potevano intavolare un discorso dove c’erano delle signore per farlo; non dovevano mai chiedere alle visitatrici informazioni sui giovanotti, ma solo su vecchi, signore, mariti e bambini; non dovevano guardare fisso un giovane né ricambiarne gli sguardi.

Signorine/2 Le signorine ben educate non potevano legarsi le scarpe davanti agli altri, in particolare persone estranee, superiori o di altro sesso; né sistemarsi la sottana, abbottonarsi le vesti per strada o in una sala, nominare parti del corpo, denudarsi il petto, le braccia o le spalle per il caldo o per vanità.

Zitelle/1 Le zitelle erano considerate una disgrazia. Occupavano a tavola il posto meno prestigioso, i fondo con i fanciulli. Non potendosi permettere alcun piacere o sfogo sessuale erano viste come pronte a esplodere, una forza da tenere sotto controllo.

Zitelle/2 Alle zitelle veniva concesso un comportamento quasi uguale a quello della signora sposata. Motivo: sublimare con alcune libertà le pericolose forze sessuali inespresse.

Zitelle/3 Passati i 25 anni, una signorina non era ancora una zitellona, ma doveva abbandonare la “toeletta” che si addice alle più giovani. Poteva vestire come una signora, ma meno riccamente, andare ai balli con un abito scollato, fare la madrina di battesimo, partecipare alle nozze. A 30 anni entrava nello status di zitellona: poteva uscire da sola, ricevere qualsiasi persona, interessarsi agli affari di famiglia, offrire il tè anche i giovanotti nelle riunioni serali (Buffoni Zappa 1895).

Piangere Una vera signora per distinguersi deve imitare la regina Margherita, modello perfetto di signorilità. Il suo abbigliamento semplice, i pochi gioielli e le perle sono da esempio per quelle signore che vogliono distinguersi. Da lei imparano anche a non piangere ai matrimoni.

Bicicletta La regina Margherita andava in bicicletta senza perdere pudore e signorilità. Le aveva insegnato a pedalare il signor Bianchi, il “re della bicicletta italiana”, che per non toccarla durante gli esercizi aveva fatto costruire delle speciali manopole per poterla guidare senza sfiorarla.

Corpo Le vere signore dimenticano e fanno dimenticare di avere un corpo, a tavola, nei salotti, al mare e nelle passeggiate, riacquistandolo fra le pareti domestiche per trattenere il marito.

Nuoto Anche le signore possono fare nuoto, ma in modo composto, in compagnia di altre amiche, non allontanandosi troppo dalla spiaggia. Non è educato: fare il morto, nuotare sott’acqua, saltare dal trampolino (Buffoni Zappa 1895).

Abiti Una signora per bene non deve trascurare mai il proprio modo di vestire davanti al marito. Deve indossare gli abiti da camera durante il mattino, ma durante il giorno abiti attillati ed eleganti, indossati con tutti gli accessori (polsini, stivaletti ecc.), allo scopo di sembrare più ordinate. «È così ch’egli è avvezzo a vedere le mogli degli altri e, se la sua è meno accurata, ne viene di conseguenza quella tale malattia agli occhi per cui si vedono tutte le donne più attraenti della propria» (Marchesa Colombi 1889).

Separazione A fine Ottocento le donne vengono incoraggiate dai galatei a essere più seducenti coi propri mariti, come collante dei rapporti familiari. A questo scopo, vengono ammesse manifestazioni di affetto in pubblico: se il marito torna dopo un periodo di separazione, la moglie può corrergli incontro e abbracciarlo anche alla presenza di altre persone (Marchesa Colombi 1889).

Baciare Di ritorno da un viaggio, il marito deve baciare sempre prima la moglie, poi i figli.

Vedove Se una vedova decide di risposarsi non deve fare sfogo del proprio sentimento, informare della notizia solo pochi intimi, non parlare di regali né di viaggio nuziale.

Tavola Dal modo di comportarsi a tavola si deducono posizioni sociali, patrimoni, attitudini sessuali e capacità di autocontrollo.

Disordine Soprattutto al popolo e alle donne va insegnato come comportarsi a tavola, perché sono loro i più pericolosi portatori di disordine, sociale il primo e sessuale le seconde.

Rapidamente I veri signori mangiano rapidamente, poco e parlano d’altro.

Buon gusto «Un pranzo di buon gusto, lontano ugualmente dalla parsimonia, come dalla matta ostentazione, dovrebbe constare, a mio debole avviso, di cinque piatti o al più sei: i tre d’obbligo, frittura, lesso, arrosto, con qualche intermezzo. […] Volete proprio sfoggiare? Aggiungete un dolce, un gelato e altre bazzecole di credenza. Chiuderei persino un occhio se vi sarà un pesce squisito che per noi, gente mediterranea, è oggetto di lusso, e allora avremo un vero pranzo in apolline. Ma poi basta, basta davvero, il di più è sprecamento, lungaggine, è noia, è indigestione, è lavorare a beneficio della medicina» (Rajberti 1899).

Brindisi Alle signorine a tavola era vietato parlare troppo, ridere, sorridere eccessivamente, accettare il vino versato dal compagno di destra anziché di sinistra. Una donna non deve mai fare brindisi e non deve raccontare mai di come ha cucinato.

Accaldato La donna che cucina, con le braccia scoperte, il volto accaldato, che assaggia, annusa e tocca, era un’immagine troppo sensuale per l’uomo borghese ottocentesco.

Regole Regole per allestire una buona tavola: calcolare il numero di persone che possono sedersi con comodità, con uno spazio compreso tra i 60 e i 70 centimetri tra una e l’altra; evitare di essere in tredici; il padrone e la padrona di casa stanno al centro, ai due lati, uno di fronte all’altra; alla destra della moglie l’uomo che si vuole onorare di più; alla destra del marito la signora di maggior riguardo (Marchesa Colombi 1889). Evitare, inoltre, discorsi di politica e religione.

Grattarsi A tavola è vietato grattarsi l’orecchio, giocare con un bottone, tamburellare, infilarsi gli occhiali scuri, nascondersi dietro un ventaglio. La donna ha il compito di domare le discussioni.

Tovagliolo Regole di uso del tovagliolo: ci si può pulire le labbra e le dita, soprattutto prima e dopo aver bevuto, ma non asciugarsi il sudore, o pulirsi il naso, gli occhi o i denti. Se le dita o le posate sono troppo sporche, non pulirle con il tovagliolo, né con la tovaglia, ma prima con la «midolla di pane», che verrà poi deposta nel piatto (Chiavarino 1887).

Denti «Ora d’un uso qui parlare vorrei, uso che praticar vidi sovente e se stesse in me l’abolirei. Parlo dell’uso di sciacquarsi i denti alla presenza altrui, per poi versare, senza riguardi e senza complimenti, l’acqua nel tondo e nei bicchieri e fare così voltare lo stomaco a chi vede quell’atto che somiglia al vomitare» (Borsini 1853).

Sentimenti Gli uomini e le donne dell’Ottocento venivano educati a rinchiudere dentro limiti precisi tutto ciò che riguardasse sentimenti e passioni, a diffidare da immaginazione e fantasia.

Erotica I galatei di fine Ottocento insegnavano a tenere a bada il corpo e il sesso, ma vi facevano continuamente allusioni. Il controllo delle passioni non significava la negazione delle stesse. Esisteva un’intensa e passionale vita erotica, ma era tenuta ben nascosta.

Saluti/1 Era vietato: che una donna e un uomo si guardassero, che stessero da soli in una stessa stanza, anche per pochi minuti, si porgessero un bicchiere di vino. Una signorina non poteva mandare i saluti ai parenti maschi delle visitatrici; se l’ospite era un uomo non lo riaccompagnava fuori, poteva mandare saluti, ma non baci, alla sua famiglia (Mantea 1897).

Saluti/2 Non bisogna chiamare per nome una persona quando la si saluta (magari questa non vuole farsi riconoscere) e non ci si deve unire a lei senza un invito. Uomo: incontrando una donna per la scala, salutarla anche senza conoscerla e porsi da un lato del pianerottolo; donna: ricambiare il saluto senza guardare l’uomo (magari non vuole essere conosciuto in quel luogo) (Pingorini Beri 1893).

Chiave Le signore dovevano chiudere a chiave la porta dell’albergo, non solo di notte, ma anche di giorno, e otturare con carta o altro eventuali buchi sull’uscio.

Stallone Era proibito cavalcare uno stallone durante una passeggiata pubblica.

Accanto «Una volta messi accanto signori e signore non possono che peccare, allora meglio evitare!» (Gabriella Turnaturi).

Maestro «All’atto di ritirarsi le signorine debbono mettersi la sortita da sole, o farsi aiutare da una persona della famiglia, non mai da un giovane. E scendendo le scale daranno il braccio al loro babbo, a un fratello, oppure rimarranno accanto alla mamma. […] Molte signore che escluderebbero con orrore dall’amicizia delle loro figliole una signorina di cui si dicesse che riceve visite di uomini quando sua madre non è in casa, lasciando poi quelle figliole impeccabili sole durante un’ora col maestro di pianoforte o di lingua inglese. È troppo spingere la fiducia e il rispetto, signore mie. I maestri sono uomini come gli altri. Ed una madre per bene non deve mai mancare di assistere alle lezioni delle sue figlie» (Marchesa Colombi 1889).

Barca «Ci sono mariti che, specialmente in campagna, consentono che la moglie sola, o accompagnata da amici, prenda il largo in barca sul lago o sul mare, o corra in bicicletta o a cavallo lungo le strade solitarie fra i campi e i boschi. A quei mariti, io vorrei dire che per la donna giovane, impressionabile, spesso fantastica, quel trovarsi sola, o in compagnia di altri che non siano parenti stretti, in luoghi belli, pittoreschi e solitari, in una libertà ardita che dà sensazioni ed emozioni violente, non è mai decoroso e non è mai prudente» (Vertua Gentile 1909). «La stoffa (del costume) che meglio aderisce a questo scopo è la lana turchina o nera, essa non aderisce troppo al corpo e serba la decenza. Una signora per bene non esce dal camerino senza aver compiuto il suo abbigliamento: se i capelli sono bagnati avrà tempo di farli asciugare a casa sua; è un’affettazione mostrarsi sotto il manto naturale delle chiome, anche se copiose come quelle di Berenice» (Mantea 1897).

Fascista Galateo fascista: vietato portare il cappello e il colletto duro; preferire il saluto romano al posto della stretta di mano; usare il voi invece del lei.

Cinquanta Fra il 1922 e il 1940 furono pubblicati in Italia circa cinquanta galatei. Attraverso di essi il regime voleva ottenere una «fascistizzazione» della vita quotidiana.

Medi I galatei tra le due guerre hanno il compito di prescrivere standard di comportamento per i ceti medi, avendo come modello i ceti medi stessi, e di formare un’identità piccolo-borghese. Obiettivo: acquisire potere e importanza nel proprio ceto.

Aristocrazia Nei galatei dell’Ottocento e in quelli dei primi anni del Novecento il modello di riferimento per le buone maniere era l’aristocrazia. La vera signora era la vera aristocratica.

Vetrine Nei primi anni Venti del Novecento, «una signorina di buona famiglia esce difficilmente da sola. Se vi è costretta si veste semplicemente e cammina spedita senza guardarsi intorno per attirare e senza fermarsi troppo davanti alle vetrine dei negozi» (Rinaldi 1922).

Gala Consigli per allestire un pranzo di gala: la luce non troppo viva; la sala ben riscaldata a causa delle scollatura delle signore; le persiane chiuse e le tende abbassate (Rinaldi 1922).

Guanto Abbigliamento delle donne ai balli: il décolleté è di rigore; le braccia e le spalle nude; il guanto, preferibilmente di pelle bianca, lungo oltre il gomito (Rinaldi 1922).

Calorosamente In pieno regime fascista, le donne dovevano applaudire calorosamente e alzarsi in piedi alle prime note della Marcia Reale e di Giovinezza (Morozzo Della Rocca Muzzati 1928).

Tram Sul tram i passeggeri sono tutti uguali, a eccezione di vecchi, madri con i bimbi o incinte, infermi. Nessun operaio deve cedere il posto, poiché è stato in piedi per diverse ore e ha il diritto di stare seduto. Se ci sono delle signore sarà loro compito fare in modo di rientrare nelle ore in cui le vetture non sono affollate di lavoratori (Il galateo di Donna Patrizia, anonimo, 1938).

Treni Treni popolari, inaugurati nel 1931. Permettevano agli iscritti al dopolavoro di «conoscere l’Italia» grazie a degli sconti. Obiettivo: offrire uno svago a varie categorie di lavoratori; creare occasioni in cui si abbattesse la differenza di classe; raccogliere consensi; stimolare l’amore per la propria nazione.

Popolari Nuova voce di galateo: come ci si comporta sui treni popolari. Tutti i partecipanti devono mostrare gioia, entusiasmo, fratellanza e correttezza.

Sconti/1 Fra il 2 agosto e il 20 settembre 1931, mezzo milione di viaggiatori usufruì degli sconti.

Sconti/2 Sconti per andare a teatro per i lavoratori e inaugurazione di spettacoli speciali il sabato mattina a prezzi popolari. Obiettivo: diffondere l’idea di partecipare a uno stile di vita uguale per tutti, ma anche colto ed elegante.

Gran gala Galateo da tenere a teatro: abbigliamento da gran gala; non stare con il capo coperto; non stare con i gomiti appoggiati sui braccioli; non appoggiare il capo sulla spalliera della poltrona e non allungare le gambe (soprattutto se accanto ci sono delle signore); evitare di parlare ad alta voce, ridere, fare gesti (Bortone 1937).

Cinema Le signore e le signorine dovevano evitare di andare al cinema da sole, «perché i maleducati sono sempre molti e il buio è un loro alleato» (Bortone 1937). Inoltre, gli uomini non sono obbligati a cedere il posto alle signore all’inizio dello spettacolo, mentre è doveroso farlo verso la fine. In linea di massima, vale per il cinema lo stesso galateo della poltrona a teatro.

Crociera Status symbol degli anni Trenta: partire per una crociera, conoscere qualcuno che ne aveva fatta una.

Destra Saluto romano per gli uomini: alzare la mano destra con il palmo disteso, a indicare che «è l’amico che viene incontro all’amico, con l’animo aperto come la mano» (Piccini 1938). Le donne, invece, salutano con un cenno del capo.

Fidanzamento Lunghezza del fidanzamento prescritta dai galatei fascisti: mai meno di tre mesi o più di un anno, tranne casi speciali. Il corredo della sposa deve essere adatto alla sua condizione e al tipo di vita che dovrà condurre: meglio prediligere roba fine e ben lavorata che costose trine, veli e seta (Vescovi 1938).

Civile Dopo il Concordato, che ha dato valore civile al rito religioso: abolizione di due diverse cerimonie e dei conseguenti due ricevimenti a favore del matrimonio religioso e di un unico ricevimento in casa dei genitori dello sposo.

Natale Altre prescrizioni da galateo fascista: abolizione dell’albero di Natale in favore del presepe; abolizione dell’ora del tè in favore della merenda (a base di panini al formaggio e un bicchiere di vino rosso; tartine al miele e noci; torte alla frutta fatte in casa accompagnate da vino bianco italiano).

Visite Regole per le visite: quelle di dovere si fanno tra famiglie di funzionari dello stesso ramo, di ufficiali dello stesso reggimento ecc., sono brevi e vanno restituite entro otto giorni; le signore si scambiano le visite tra loro; quelle fatte per chiedere un piacere o una raccomandazione non devono essere necessariamente restituite (Bortone 1937).

Perfetto Il perfetto impiegato durante il fascismo: «L’impiegato non deve fumare allo sportello, o immergersi nella lettura del suo giornale, o chiacchierare così animatamente coi suoi colleghi da considerare come un seccatore chi lo interrompe e fargli un viso brusco. E quando c’è ressa allo sportello, e il suo lavoro diviene accanito, procuri di conservar la padronanza de’ suoi nervi, e pensi che, dopo tutto, la sua condizione non è peggiore di quella della gente che si pigia e fa lunghe code, al caldo e al freddo, colla pena di un’attesa interminabile e spesso coll’ansia di non poter arrivare in tempo» (Vescovi 1928).

Femminilità Le donne americane, esempio di ciò che la donna del periodo fascista non deve fare, negazione di ogni femminilità.

Federata La donna, oltre che fanciulla, donna, madre, nonna, è «una piccola e giovane italiana, federata, corporata e fascista» (Castellino 1936). Può uscire da sola e avere un proprio gusto e una propria opinione e personalità.

Igiene Parole chiave dei galatei degli anni Trenta: igiene e igienismo, coniugato al sesso e alla buona educazione.

Corpo e anima La sessualità è intesa solo come attività riproduttiva. Lo sport serve a sviluppare il corpo e l’anima fascista e a dare sfogo agli impulsi sessuali.

Domestico Lo sport migliore per la donna è il lavoro domestico, fare i letti, spazzare, riordinare le stanze. Sono responsabili non solo della propria salute, ma di quella dell’intera nazione. Devono educare allo sport e all’igiene.

Arredamento Consigli di arredamento: nello studio Atlante del Touring in vista, orario ferroviario, calendario e, per chi vive nelle grandi città, elenco di monumenti e musei visitabili gratuitamente; le cassapanche, coperte da una striscia di damasco per appoggiarvi soprammobili, libri e un fascio di spighe in «omaggio alla battaglia del grano ingaggiata dal Duce» (Morozzo Della Rocca Muzzati 1928). Nella camera da letto niente vecchi mobili tarlati, damaschi antichi usati da generazioni passate, che possono essere carichi di microbi.

Certificati «Nei tempo in cui viviamo non sarebbe poi davvero inopportuno che fin dall’inizio d’un fidanzamento gli stessi fidanzati proponessero ai suoceri futuri lo scambio di due certificati sanitari intesi a ben garantire le due famiglie sulle condizioni fisiche e fisiologiche d’entrambi, nonché su quelle di salute dei propri antenati» (Mancini 1932).

Disseminare Sconsigliato il viaggio di nozze, per motivi igienici. «Molto meglio amarsi nella propria casa che disseminare nelle camere d’alberghi i più soavi ricordi d’amore profanandoli» (Schiavi 1937).

Tensione Non intaccare i rapporti sessuali tra marito e moglie di tensione erotica.

Gelosia La buona moglie non deve essere gelosa e deve accettare che il marito abbia altre donne, in quanto segno di virilità.

Nera Piccolo galateo ad uso delle signore dalla pelle nera, appendice al Galateo moderno di Lea Schiavi, 1937.

Febbre Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, periodo della ricostruzione e del boom economico, febbre dei galatei.

Osteria Nuove prescrizioni anni Quaranta: mettere ordine fra l’uso del tu, del lei e del voi; imparare a servirsi del telefono col duplex; conquistare le donne; come comportarsi all’osteria.

Televisione Anni Cinquanta: regolare i rapporti tra tutte le nuove figure sociali; come comportarsi con l’architetto, l’arredatrice, la scrittrice, l’amante; chiamare il padrone titolare; indicare il posto del vescovo e dell’ecclesiastico. Regole per le signore che vogliono lavorare, andare alle conferenze, tenere salotti letterari; come comportarsi davanti alla televisione, come viaggiare.

Gilet Abbigliamento del vero signore nel 1955: indossare un abito nuovo come se fosse usato e viceversa; mai calzoni spiegazzati, colletti sgualciti, macchie sulla giacca; usare le bretelle solo con il gilet; intonare le cravatte ai calzini, che devono essere lunghi e non corti; niente quadrettini per andare alla partita e righe bianche su fondo marrone per il cocktail (Donna Letizia 1960).

Tu Vittoria del “tu” negli anni Cinquanta, ma il vero signore lo usa solo alle amicizie di gioventù. Negli altri casi si preferisce il “lei”.

Cocktail I cocktail che sostituiscono i tè e le visite. Diffusione dei pranzi in piedi, preferibili però quando gli invitati sono giovani e se la serata si conclude con ballabili o giochi di società (Donna Letizia 1960).

Fiori Al ristorante i signori danno il buon esempio. Obblighi da seguire se si invitano gli ospiti fuori: prenotare la tavola la mattina stessa o la sera prima; raccomandare fiori.

Tavolo Se una signora si ferma al tavolo di persone che conosce, gli uomini si alzano in piedi, mentre le donne rimangono sedute, anche in caso di presentazioni. Una ragazza, invece, si alzerà. Quando a fermarsi è un signore, gli amici rimangono seduti. Se una persona che attraversa la sala si ferma, la comitiva che è con lui prosegue verso il tavolo. Se l’uomo è in coppia, non lascia da sola la signora ma saluta passando. All’uscita, si ringraziano il cameriere e il maître con un cenno del capo (Donna Letizia 1960).

Conferenze Regole su come comportarsi alle conferenze: se la sala è affollata una signora può annoiarsi o interessarsi liberamente; se è quasi vuota deve essere attenta e concentrare lo sguardo sul conferenziere, poi può complimentarsi con lui (Canino 1955).

Cioccolatini Se una persona arriva mentre si sta guardando la tv, spegnere subito l’apparecchio, a meno che la visita non sia dovuta proprio a quello. L’ospite non deve abusare del vicino di casa e può sdebitarsi degli inviti presentandosi ogni tanto con una bottiglia di vino o con dei cioccolatini (Donna Letizia 1960).

Sarta Regole che una signora deve seguire per scegliersi l’amante: «Meglio di tutto per lei seguire gli stessi criteri che la guidano nella scelta di una sarta. Non una debuttante senza esperienza, né una dilettante che a spese altrui impara il mestiere, nemmeno una celebrità, tuttavia, che al prezzo della confezione aggiunge quello della notorietà e della firma […]. Gli scrittori non sono consigliabili. Presto o tardi si ritroverà in un articolo, in un giornale intimo, in un epistolario, genere quanto mai rivelatore… Lo sportivo impone il nome di lei al proprio cavallo, allo yacht, alla macchina da corsa… L’esploratore le regala rivelatrici pelli di gazzella e gioielli strani su cui oltre tutto grava una maledizione… Gli ufficiali di cavalleria sarebbero gli amanti ideali, peccato che l’istituzione sia andata perduta» (Canino 1955).

Operai/1 Comportamento di una signora con un operaio che lavora a casa sua: non lo scoraggia con le critiche; gli porge i ferri del mestiere; gli offre una sigaretta; gli stringe la mano se l’operato riesce.

Operai/2 L’operaio in fabbrica deve tenere un comportamento corretto, eliminare le parole volgari, i discorsi a doppio senso, soprattutto se ci sono delle donne. Queste devono essere riservate, rinunciare al trucco accentuato e ad atteggiamenti eccentrici. Il dirigente deve farsi riconoscere e rispettare, ma soprattutto farsi amare dai suoi operai.

Pistacchio Rapporto genitori-figli: «Per la paura di sconvolgere la delicata psiche dei figli, si accettano tutti i loro capricci. A quanto pare rifiutare l’ennesimo gelato al pistacchio basta a turbare profondamente il piccolo, che, da grande, sarà inconsciamente spinto a sgozzare vecchi paralitici. Il vero signore non crede a fanfaluche del genere […]. Un vero signore, sempre alquanto legato alle sane e vecchie tradizioni, non esiterà a far fischiare la cinghia» (Solci 1966).

Stonatura Maschilismo da anni Sessanta: «Allo stato naturale il “vero signore” è scapolo. Non sposato e nemmeno fidanzato. Sono in molti a sostenere infatti che lo stato coniugale sia la causa di un certo abbassamento nel livello della signorilità. […] Il vero signore è molto spesso portato ad esaminare una donna come esaminerebbe un cavallo o un cane. Ma, mentre il cavallo e il cane possono essere perfetti in ogni particolare, possono essere di purissima razza e anche belli, in ogni donna c’è sempre qualche stonatura: nel corpo stesso, nei vestiti, nel profumo, nei gioielli. Purtroppo bisogna sapersi accontentare. Esiste un vero signore. Ma pare che non esista una vera signora» (Solci 1966).

Politica Il vero signore non deve occuparsi di politica.

Cavallo La vera signora tra gli anni Cinquanta e Sessanta: si riconosce dal contegno; non va in giro «bardata come un cavallo alla fiera e nemmeno trasandata come una barbona» (Gasperini 1957); non porta i calzoni; non è scollata; non parla ad alta voce, non gesticola e non fuma; non ancheggia; non sorride compiaciuta ai complimenti di un uomo; non si reca da sola nell’appartamento di uno scapolo; non fa entrare in casa il signore che l’ha accompagnata ma lo saluta sulla porta; non accetta regali da un corteggiatore, solo fiori o cioccolatini; non incoraggia barzellette o confidenze intime.

Spontaneità Negli anni Settanta la parola chiave è spontaneità.

Villani Lettera pubblicata nella Posta del cuore sul Venerdì di Repubblica, scritta da una moglie esasperata dalla maleducazione del marito: «Ho provato con garbo a farglielo notare, ma la risposta è stata: “Tu sei troppo formale, io sono fatto così”. Quando rimprovero i bambini perché masticano rumorosamente o mettono le dita nel naso mi rispondono: “Perché quando lo fa il papà non lo rimproveri?”». Risposta di Natalia Aspesi: «Non credo che esistano ancora persone che non abbiano un minimo di bon ton tanto che questa lettera sembra di quelle mandate negli anni Cinquanta alla rubrica di Donna Letizia o di sue colleghe. Comunque, ammesso che lei non mi stia prendendo in giro: il suo amore si è già affievolito se no non si accorgerebbe della rusticità di suo marito. Lasci che i suoi bambini vengano su villani, può darsi che per questo diventino star di qualche trasmissione di gran successo popolare».

Marroni Il vero signore non indossa scarpe marroni dopo le diciotto.

Ruttare Michele Serra sul passaggio dalla Prima repubblica alla Seconda: «La Prima repubblica cercava di usare le posate a tavola. Questi mangiano con le mani e ruttano con soddisfazione».

Imam Le buone maniere interculturali di Barbara Ronchi Della Rocca: a un prete cattolico si dà del “reverendo”; a un vescovo “eccellenza”; a un pastore protestante “signor pastore”; a un rabbino “dottore”. A un imam e a un rabbino le donne non tendono la mano.

Affari I consigli di Lydia Ramsey negli affari oggi: gli uomini devono indossare scarpe e cintura coordinate; cravatta di seta; completi di colore blu, nero o grigio; orologio e fede nuziale come gioielli. Le donne: tacchi di altezza media; tailleur con la gonna; un anello per mano e un orecchino per globo.