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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

Deferita alla Corte Ue e minacciata di supermulta per l’applicazione della direttiva “fondi propri delle banche”, quella coi limiti dei bonus ai top manager, che alla Commissione Ue risulta «non pervenuta» dai palazzi del potere romani

Deferita alla Corte Ue e minacciata di supermulta per l’applicazione della direttiva “fondi propri delle banche”, quella coi limiti dei bonus ai top manager, che alla Commissione Ue risulta «non pervenuta» dai palazzi del potere romani. Brutta storia, se non che c’è anche il rinvio a giudizio ad orologeria per la Golden share delle aziende privatizzate, che ci condurrà davanti alla massima magistratura comunitaria se non si farà dietrofront in 30 giorni. E poi altri nove casi, il che porta a undici i dossier di varia inadempienza italiana che ieri hanno fatto un passo verso altrettante condanne per inadempienza e mancato rispetto delle regole del club a dodici stelle. C’è n’è per tutti i gusti, dalla finanza ai prelievi del sangue, è l’onda lunga delle disattenzioni che da sempre tiene l’Italia nella parte bassa della classifica del recepimento del diritto comunitario. Certo è una coincidenza, ma colpisce che la raffica di richiami della Commissione arrivi proprio adesso in cui Mario Monti sta cercando di riportare l’Europa al centro delle cose italiane e l’Italia nel cuore di quelle europee. Le tirate di orecchie di Bruxelles diventano così un memento a rimettersi in ordine, ma anche un aumento degli oneri e degli impegni che attendono il Parlamento. Per la mancata notifica sui requisiti patrimoniale delle banche, che doveva avvenire entro il 2010, la Commissione chiede alla Corte di Giustizia di condannare l’Italia e infliggerle una multa da 97.446 euro al giorno finché non si adeguerà alla direttiva. La norma stabilisce alcune regole minime per i fondi propri con cui rafforzare le aziende di credito e impone, quanto a premi per i manager, «rigorose politiche» di remunerazione che «non incoraggino o ricompensino un’eccessiva ricorso al rischio». Vuoto legislativo? «Qualcosa hanno fatto spiega una fonte - ma non ce l’hanno detto». E’ invece dal 2007 che Bruxelles ci chiede di rinunciare alla sua super azione in seno a gruppi come Eni, Enel e Finmeccanica, quota di minoranza che attribuisce poteri speciali. Nulla di fatto, ma ora basta un altro mese di stop per farci finire in corte di Giustizia. Il premier Monti ha detto che il tempo basterà e il ministro dello Sviluppo Passera ha confermato. Mal comune mezzo gaudio? Una delibera simile ha colpito Berlino e la sua presenza nella Volkswagen. La violazione non è solo finanziaria. Bruxelles avverte l’Italia che non va bene discriminare gli stranieri che vogliono avere una docenza universitaria da noi: se non sono assistenti, devono passare un esame che a parità di requisiti non è chiesto ai candidati nazionali. Poi se la prende perchè non abbiamo fatto sapere cos’è successo della legge che disciplina la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. Mistero. Due contestazioni sono fiscali. Bruxelles trova che le disposizioni per l’annullamento o il rimborso del dazi non siano in linea col disposto Ue e, allo stesso tempo, ritiene che l’esenzione Iva alle grandi navi trasporto crei problemi di concorrenza. E non l’aggrada nemmeno che l’Italia abbia violato tre sentenze contro la scarsa protezione della fauna aviaria selvatica, una delle quali in Liguria. Mentre mancano comunicazioni sulla richiesta di garantire la piena osservanza della direttiva «sangue umano», eliminando «il livello massimo di pH (7,4) per tutta una serie di concentrati piastrinici» così da garantire alti standard di qualità comuni. Ci beccano quindi sulla direttiva non adottata sulle norme di garanzia in materia di attrezzature a pressione trasportabili, come quella sulla sicurezza per le navi da passeggeri e i listini dei diritti aeroportuali dei quali, come in molti altri casi, non abbiamo dato notizia di recepimento. Distratti? Troppo, davvero. Ed è un conto che potrebbe costare caro. Per l’immagine come per le casse pubbliche.