Vi.P. la Repubblica 25/11/2011, 25 novembre 2011
MILANO
Mille esuberi in due anni, entro il 2014, e stop al nuovo piano di apertura sportelli, previsti inizialmente in 50 agenzie entro il 2013 e ora drasticamente scesi a 10. Sono questi i numeri della Bnl post cura dimagrante imposta dalla casa madre francese, Bnp Paribas, e comunicati ai sindacati interni. Con i quali è cominciata una contrattazione che andrà avanti fino a metà gennaio, in vista di un accordo, e che parte da posizioni di "profonda distanza". Alla fine del percorso, secondo le intenzioni della banca, i dipendenti in Italia dovranno scendere a 13 mila unità, secondo un calendario di riduzione dell´organico che dovrebbe riguardare 1.700 unità in tutto il mondo. Per quanto riguarda Bnl, gli esuberi riguardano 400 persone in età pensionabile mentre 600 dovrebbero confluire nel Fondo di accompagnamento. Del resto, la banca ha già fatto sapere che il piano esodi prevede anche mobilità geografica e funzionale, secondo un approccio definito dalle segreterie sindacali aziendali "in contraddizione" con il piano 2010-2012 e «le rassicurazioni fornite pubblicamente dai vertici aziendali sulla stabilità della banca e sulle prospettive di sviluppo».
Clima incandescente anche in Unicredit, dove ci sono 3.500 esuberi, che però entro il 2015 raggiungeranno tutti l´età pensionabile. «Ma l´accordo deve considerare anche quello che succederà in futuro - spiega Massimo Masi, segretario generale Uilca - e inoltre deve essere chiaro che questo è un patto generazionale, fatto di persone in uscita ma di altrettante persone che entrano». Fortemente contrari all´utilizzo dello strumento delle uscite/esodi quale unica soluzione per la riduzione dei costi anche il Coordinamento nazionale Fabi all´interno della banca, al termine dell´incontro che ha formalmente avviato i 50 giorni di trattative per raggiungere un´intesa sulla questione. «Ci opporremo in ogni modo a questa ennesima operazione di macelleria sociale», spiega la Fabi. Che punta il dito anche su «una classe dirigente numericamente doppia rispetto agli altri gruppi bancari in Italia, le cui retribuzioni e benefit non sono stati mai minimamente intaccati dalla crisi finanziaria e i cui risultati negativi sono sotto gli occhi dei lavoratori, del mercato e dell´opinione pubblica».
(vi.p.)