Paolo Griseri, la Repubblica 25/11/2011, 25 novembre 2011
TORINO
La partita si gioca su tre fronti e vale un milione e mezzo di euro. Ci sono poche settimane per capire se davvero la Cgil rimarrà fuori dal pianeta Fiat, privata dei suoi delegati e delle trattenute sindacali mensili effettuate dall´azienda. «Torneremo a riscuotere le quote fra le linee», dicevano nei mesi scorsi i delegati della Fiom. Una soluzione di grande impatto mediatico che può funzionare per i primi mesi. Ma dopo? Perché non ci sono solo questioni di principio nella battaglia senza esclusione di colpi tra il Lingotto e i metalmeccanici di Landini.
Una battaglia che si è incancrenita negli ultimi messi e si è alimentata di vere e proprie leggende. Come quella del dirigente del Lingotto che si arrabbia perché in una sala aziendale c´è una bandiera della Fiom, salvo poi scoprire che si trattava della saletta sindacale. Non importa se questa storiella, che sta passando di bocca in bocca negli stabilimenti torinesi, sia autentica: il fatto è che è verosimile. E fa il paio, sul versante opposto, con le dichiarazioni di quei dirigenti della Fiom che sono arrivati ad accusare il Lingotto di "fascismo aziendale". Quando il polverone della zuffa si depositerà, la Cgil rischia però di pagare assai cara l´esclusione dalla fabbrica. Oltre al mancato introito automatico delle trattenute sindacali (1,5 milioni), c´è l´effetto a medio lungo termine dell´assenza dei delegati: anche in fabbrica il vuoto non esiste e quei delegati, con il tempo, rischiano di essere sostituiti da quelli delle altre organizzazioni nelle piccole-grandi trattative tra capi e operai che si svolgono sulle linee.
Per evitare questo scenario ci sono poche settimane e tre strade. Quella più semplice sarebbe quella di modificare l´articolo 19 dello Statuto dei lavoratori che lascia in fabbrica solo i sindacati firmatari di accordi con l´azienda. In origine quel testo aggiungeva che avevano diritto alla rappresentanza anche «le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative». Nel 1995 la frase venne considerata un privilegio concesso ai sindacati maggiori e venne abolita con un referendum. Il risultato paradossale è che oggi l´articolo 19 monco lega il diritto ad essere presenti in fabbrica alla linea politica di un sindacato e non al fatto che abbia un seguito reale tra i lavoratori. La Cgil ha escluso in questa fase di chiedere la modifica dell´articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, come propongono da tempo molti giuslavoristi, perché in questo modo si aprirebbe la strada alla revisione di tutto lo Statuto.
La seconda strada è tutta sindacale e prevede che la Cgil entri in rotta di collisione almeno con una parte della Fiom. Susanna Camusso infatti ha firmato con Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni un accordo (fatto a giugno e ratificato a settembre) che il sindacato di Landini ha contestato. Quell´accordo lega la rappresentanza in fabbrica al fatto che un sindacato abbia tra i dipendenti almeno il 5% degli iscritti. Per gli imprenditori quell´accordo fu firmato da Confindustria e ovviamente Fiat non lo riconosce. Ma è un impegno che Cisl e Uil hanno preso con la Cgil. Quando nei giorni scorsi Camusso dichiarava che «sindacati confederali come Cisl e Uil non possono accettare accordi che escludano la Cgil dalla Fiat», si riferiva a quel patto di giugno. Un patto che Bonanni e Angeletti possono disconoscere alla Fiat esponendosi però al rischio che la Cgil faccia altrettanto nelle aziende in cui è largamente maggioritaria. Il paradosso sarebbe che la Fiom rientrasse così in fabbrica usando un accordo che ha contestato e in virtù della pressione di Cisl e Uil su Fiat. Ciò che potrebbe aprire delle divisioni nella maggioranza di Landini. Questa sarà una parte della discussione al comitato centrale Fiom convocato per lunedì, alla vigilia dell´incontro tra Fiat e sindacati.
C´è infine un terzo scenario, per quanto poco probabile. Prevede che il governo intervenga con un lodo per evitare che la situazione degeneri e che il sindacato più grande d´Italia sia escluso dalla principale azienda privata del paese. Il lodo dovrebbe costringere la Fiom a prendere atto e rispettare l´accordo di Pomigliano imponendo alla Fiat di non violare il principio del pluralismo sindacale evitando di escludere la Cgil. Ma il governo Monti ha la forza di imporre questa pace in nome della coesione nazionale?