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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

«L’Italia può salvare l’euro. Oggi Roma è gran parte del problema europeo. Ma proprio per questo può anche esserne la soluzione, il punto dove si ferma il contagio

«L’Italia può salvare l’euro. Oggi Roma è gran parte del problema europeo. Ma proprio per questo può anche esserne la soluzione, il punto dove si ferma il contagio. Non facile, ma non impossibile». David Roche rovescia il tavolo sul quale sono esposte le ricette più o meno ortodosse per affrontare la crisi del debito nell’Eurozona: niente interventi illimitati della Bce, niente Eurobond subito o altre pozioni magiche. La soluzione, se ce n’è una, verrà dalla politica: se nel giro di qualche mese il governo di Mario Monti riesce a fare riforme che cambino alcune tendenze negative italiane, avrà forse salvato l’euro e l’Unione europea. Non serve che faccia miracoli: «Basterebbe fare passi avanti del dieci per cento in certe aree fondamentali». Roche è un economista irlandese, presidente della società di ricerche economiche Independent Strategy di Londra. La sua analisi parte dalla convinzione che l’economia della Penisola sia ben lontana dall’essere fallita. «Solo il 24% delle famiglie è indebitato, paragonato al 50% medio dei Paesi ricchi e al 60% degli Stati Uniti. La ricchezza degli italiani è una delle maggiori al mondo, con patrimoni finanziari pari a 3,5 anni di reddito disponibile. Non ci sono bolle speculative. I mutui ipotecari sono bassi. Il mercato immobiliare non è crollato. I risparmi delle famiglie restano elevati». Le imprese sono tra le più dinamiche nonostante lo Stato sia inefficiente. E anche «l’aritmetica del bilancio pubblico è ok: c’è già, unico nell’Eurozona, un avanzo primario del bilancio (cioè prima del pagamento degli interessi sul debito), che deve solo salire al 2,3% del Pil per stabilizzare il debito, mentre per far ciò l’Eurozona avrebbe bisogno del 6%. Per ridurre il rapporto tra debito italiano e Pil al 60% entro il 2030, basterebbe che il surplus primario salisse al 4% l’anno tra il 2020 e il 2030, contro il 13, 17 e 14% che rispettivamente servirebbero a Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone». Affrontare il vero problema dell’Italia, il debito pubblico al 120% del Pil, è dunque possibile. Ma si può fare solo con una seria crescita economica. Stimolata da riforme strutturali. «Se Monti riesce — calcola Roche — a migliorare del 10% l’occupazione dei giovani, a ridurre del 10% la corruzione, a tagliare del 10% l’evasione fiscale, a velocizzare del 10% i tempi di apertura di un’impresa, a fare lavorare del 10% in più e così via, avrà centrato la chiave del problema italiano. E avrà una chance di successo, potrà liberare lo spirito imprenditoriale degli italiani: un’enorme massa di risorse che possono essere mobilitate per creare crescita». Al fine di stabilizzare gli indici dei conti pubblici, l’economista calcola che serva una crescita nominale (al lordo dell’inflazione) annua del Prodotto nazionale lordo (Pil) del 3%, quindi per migliorarli dovrà essere più alta. Qui sta il rischio maggiore: le economie europee hanno elevate probabilità di entrare in recessione, forse già ci sono. «Questo complicherebbe tutto — sostiene —. Entreremmo in periodo molto, molto pericoloso». Detto ciò, l’Italia ha le potenzialità per ribaltare la situazione. E così fermare il propagarsi della crisi europea. Per spiegare il meccanismo del contagio in corso, Roche usa una grande T. Sulla verticale mette i punti di crisi: i debiti sovrani dei Paesi in difficoltà (3.300 miliardi), le ricapitalizzazioni bancarie (250-500 miliardi), i debiti delle banche (1.700) e via dicendo. Sul braccio orizzontale colloca la distribuzione geografica dei debiti nazionali colpiti dalla crisi: 57% pesa il debito dell’Italia, 21% quello della Spagna, 5% quelli dell’Irlanda e del Portogallo, l’11% quello della Grecia. Il meccanismo di trasmissione del contagio alle diverse vittime viaggia per l’intera T. «Ma se si riesce a fermare la malattia in Italia si produce un miglioramento generale enorme, cosa che non potrebbe accadere con le altre economie, troppo piccole — sostiene —. Il suo Pil è il 16% di quello dell’Eurozona. Il mercato del debito sovrano è il maggiore d’Europa. All’Italia fanno capo 650 dei 1.000-1.200 miliardi che i Paesi europei in crisi devono raccogliere tra ora e il 2015. Intervieni sull’Italia e l’intero problema dei debiti prenderà un’aria molto migliore». Roche è convinto che la crisi riserverà parecchie sorprese. «Secondo me è più probabile che vada nei guai Sarkozy che Monti — dice per esempio —. In Italia, l’economia privata, decisiva per superare le crisi, è sopravvissuta nonostante lo Stato. In Francia, al contrario, si è sviluppata grazie allo Stato, che spende il 56% del Pil: questo mondo è finito. Gli italiani devono solo fare le riforme, ma sono già preparati. I francesi devono invece fare anche un immenso salto di mentalità, che non sarà facile». È per questo che, recessione permettendo, l’euro si può salvare a Roma, più che a Parigi. Danilo Taino