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 2011  novembre 23 Mercoledì calendario

PAOLO IELO, IL PM CHE SCOMBINA IL “RITO ROMANO”


Paolo Ielo è l’uomo che, zitto zitto, sta scompaginando il “rito romano”. È il granello di sabbia che ha fatto inceppare la macchina perfetta della Procura di Roma: perfetta per macinare indagini senza quasi mai arrivare a scalfire i veri potenti. In pochi mesi, con la sua inchiesta sull’Enav, è già salito ai piani alti della politica e degli affari italiani.
LO AVEVANO sottovalutato, i suoi indagati. “Io lo conosco, era il ragazzo di bottega del pool”, diceva il 17 gennaio (intercettato) il responsabile dell’audit Enav Gianpaolo Pinna all’amministratore delegato Giuseppe Pugliesi. “Guarda, Roma c’ha un vantaggio, intanto non è arrivata mai da nessuna parte... Raramente... Milano, Boccassini quando ci mette le mani sopra...”. “Ma questo viene da Milano”, osservava preoccupato Pugliesi. Pinna ribatteva: “Sì, però, Milano... Io lo conosco questo. Lui era il ragazzetto di bottega, faceva parte del pool ma era il più giovane, tanto è vero non ha avuto mai nessun successone a Mani Pulite. Poi è venuto giù, si porta dietro ’sta fama, come se fosse chissà che cosa: ma te sei un magistrato come gli altri... in più arrivi in un ambiente, quello romano, in cui, ripeto... infatti perché si agita, perché lui vorrebbe fare un po’ il milanese, ma nell’ambiente romano invece si fa alla romana. Càlmate, non t’agità! ...Secondo me si adegua per forza, anche se si porta la fama di duro”.
Non si è adeguato. Il “ragazzo di bottega” ha fatto saltare i giochi e ha scardinato gli equilibri vischiosi della procura romana. Messinese, gran passione per il calcio (giocato) e le moto, Ielo arriva alla procura della capitale dopo aver fatto, a Milano, il pm di Mani pulite, oltre che il giudice di sorveglianza, del riesame e il gip. Se c’è un magistrato che smentisce, con la sua attività, la leggenda delle toghe rosse che “salvano” il Pci e i suoi derivati, è proprio lui. Nel 1994 gli tocca in eredità il troncone d’indagine sulle tangenti rosse, lasciato da Tiziana Parenti che si candida in Forza Italia. Lascia molte polemiche, ma soprattutto faldoni in disordine e una gran confusione. Ielo mette in fila faldoni e fatti e riesce a concludere con successo i processi. Appalti Enel, alta velocità ferroviaria, ma anche metropolitana milanese e telefonia. Al processo Mm definisce “criminale matricolato” l’imputato Bettino Craxi. Era una sintesi di fatti, buste e mazzette, ma poi si scusa per quella definizione che ritiene “una caduta di stile”. Nel 1995 un membro del Csm lo accusa di andare in aula vestito “come un aiuto-droghiere”, perché la toga aperta lasciava vedere una camicia scozzese senza cravatta. Si adegua: mai più in aula senza cravatta, ma intanto, con o senza, ottiene una forte percentuale di successo nei dibattimenti.
NEL 2008 lascia Milano, perché a 47 anni vuole tornare a fare indagini. “Ho deciso cosa farò da grande”, spiega, “voglio fare definitivamente il pm”. Arriva a Roma. Il palazzo di giustizia non è più il “porto delle nebbie” in cui s’insabbiavano le grandi inchieste sul potere, ma è ancora presidiato da magistrati molto potenti e molto vicini al potere. Ha una convivenza difficile con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, alle prese con un’inchiesta su Finmeccanica che non arriva mai al dunque. Ielo, intanto, a partire da un esposto anonimo ha aperto un’indagine sull’Enav che finisce per lambire gli stessi ambienti. Comincia a circolare una storia velenosa: un’intercettazione telefonica evoca “bastonate sui denti” a Capaldo, “che dovrà mollare l’indagine”. Capaldo, mentre di fatto indaga irragionevolmente su una vicenda che lo riguarda, recita il ruolo del magistrato integerrimo a cui gli indagati vorrebbero sfuggire, preferendogli un altro pm, evidentemente più morbido. Ielo non si scompone, non perde la calma, non sbaglia una mossa. Segue il “rito ambrosiano”, lui, procede passo dopo passo, un fatto alla volta, senza indagini onnivore, senza evocare grandi “sistemi” poi difficili da dimostrare. Mentre il suo capo scivola su un pranzo a cui partecipa insieme a Marco Milanese e Giulio Tremonti, Ielo arriva a colpire uno dopo l’altro i suoi obiettivi investigativi, a sinistra, a destra, al centro. Sì, il “ragazzo di bottega” ha vinto, il “rito ambrosiano” è arrivato a Roma.