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 2011  novembre 23 Mercoledì calendario

I partiti del futuro? Rubano le idee al nostro medioevo - Ma che anno è, politica­mente parlando? I nazio­nalisti baschi arrivano nel parlamento spagno­lo a reclamare indipendenza in una lingua che non è nemmeno in­doeuropea

I partiti del futuro? Rubano le idee al nostro medioevo - Ma che anno è, politica­mente parlando? I nazio­nalisti baschi arrivano nel parlamento spagno­lo a reclamare indipendenza in una lingua che non è nemmeno in­doeuropea. In Italia e nel mon­do­si è a lungo di­scusso di Robin Hood Tax (piaceva a Giulio Tremonti). Quando si ragiona di Europa la discussione è tutta sulle radici, e non manca mai chi rim­pianga l’Impero e Carlo Magno. Se l’Occidente non sta iniziando una cro­ciata verso l’Islam di sicuro c’è chi,nel mondo musulma­no, proclama la guerra santa. Mentre i buonisti che lo scon­tro di civiltà non lo vogliono relativizza­no, tornando al diritto delle genti, allo Ius commune e alla Shari’a , fregandose­ne bellamente della visione assoluta dei diritti dell’uomo figlia dell’illumini­smo. Ovviamente senza contare i dotti professori (dai liberali ai cattolici stile Paolo Prodi) che elogiano il Medioevo del diritto, e dicono che alla fi­ne il vero mostro è lo Stato che si impossessa di tutto. E sin qui abbiamo elencato solo cose serie: ci sono quelli che vogliono coltivare tut­to biologic­o come se fossi­mo nel XIII secolo, quelli che scappano nei bo­schi degli Appennini a vivere come gli elfi, i geometri con lo spa­done in stile leghi­sta, quelli che elo­gi­ano le virtù tera­peutiche delle pietre come nei lapidari e nei be­stiari d’antan, quelli che il medioevo è l’apocalisse di do­mani e stanno già mettendo via i proiet­tili di scorta per la carabina... Ecco è proprio di questo sfasamento temporale, in cui l’Età di Mezzo diven­ta un mito da tirare per la cotta di ma­glia sino a plasmarla per supportare qualsiasi scelta politica o moda sociolo­gica, che si occupa Tommaso di Carpe­gna Falconieri nel suo saggio Medioevo militante. La politica di oggi alle prese con barbari e crociati (Einaudi, pagg. 344, euro 19). E che questa «Età barba­ra » buona per tutte le stagioni non ab­bia molto a che fare con la realtà storica Di Carpegna Falconieri, che è medievi­sta di razza ( Il clero di Roma nel medioe­vo , Cola di Rienzo ,L’Uomo che si crede­va il re di Francia ), lo sa benissimo. Pe­rò a volte le distorsioni ideologiche so­no più importanti dei fatti. Non ci diran­no granché sul passato ma ci dicono molto sull’oggi. Intanto Di Carpegna Falconieri smonta subito un luogo comune: il me­dioevo di Destra e la Sinistra, al contra­rio, lanciata verso le sorti magnifiche e progressive figlie di Voltaire&Co. Se la destra è fantasy senza vergogna, la sini­stra lo è in maniera meno evidente ma assai profonda. Soprattutto quando si tratta di scrittori e intellettuali. Qual­che esempio? A Woodstock Joan Baez cantava davanti ai figli dei fiori Sweet Sir Galahad , Francesco Guccini parlan­do di Praga va subito a pescare Jan Hus e Dario Fo si è costruito un medioevo tutto suo. Non parliamo poi di Umber­to Eco. E in America perché Obama è buono? Perché è «Obama Hood». Ed è proprio sul bandito di Sherwood (la ros­sissima Radio Sherwood ve la ricorda­te?) che si registrano le maggiori con­vergenze/ divergenze tra destra e sini­stra. Il bandito è un eroe che piace a tut­ti ma a sinistra è un campione del popo­lo ( conquista con quel suo rubare ai ric­chi e dare ai poveri), a destra un legitti­mista che s­i batte per restaurare il pote­re buono della corona contro Giovanni l’usurpatore. Abbastanza per scatena­re la­discussione storiografica su un’uo­mo che forse non è esistito... I cattolici? Beh loro hanno Frate Tuc che va bene per ogni sta E via così tra il Ku Klux Klan che esalta i templari e i sindacalisti che fanno dei Ciompi i primi eroi del prole­­tariato. Non parliamo poi di guelfi e ghi­bellini... Vi sembra un dedalo simboli­co inestricabile? Un po’ davvero è così. Lo stesso Di Carpegna Falconieri scri­ve: «Quando ho intrapreso questo lavo­ro avevo le idee più chiare di quando l’ho terminato».L’unico fatto certo e i­n­controvertibile è che il medievalismo è «un contenitore di dimensioni talmen­te ampie che ciascuno di noi se lo ritro­va davanti continuamente». Quanto al perché: una risposta ci arri­va­da un altro studioso del ramo Massi­mo Arcangeli ( autore de Il Medioevo al­le porte ) chiacchierando sul libro di Carpegna Falconieri ci dice: «Siamo tornati al Medioevo perché il politica­mente corretto che è l’ultimo cascame del neo illuminismo ha smosciato tut­to. Si è trasformato in una dittatura rea­zionaria e quindi una certa idea di Me­dioevo è la ovvia risposta. Si recupera la contaminazione, l’irrazionale, il mito, ci si reimpossessa della parte oscura, sporca anche... Comunque di quella parte che non è schiava di una logica univoca e manichea...». Insomma, che si rivaluti il maso chiuso o i cantoni sviz­zeri e il loro federalismo alla fine il me­dievismo diventa uno spazio libero in cui reinventare la politica,un po’ come faceva Raymond Queneau con il Duca d’Auge, giocando con le parole e con i sogni.