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 2011  novembre 23 Mercoledì calendario

«Sono una cicciona, che guaio il tailleur» - Tutti muti. Il neogoverno Monti è più inaccessibile di un Conclave

«Sono una cicciona, che guaio il tailleur» - Tutti muti. Il neogoverno Monti è più inaccessibile di un Conclave. Nessu­no può sapere cosa avviene nelle segrete stanze di palazzo Chigi, ma da ieri si sa tut­to o quasi, della vita privata del ministro dell’Interno,Anna Maria Cancellieri.Nel­l’ordine: «Tifo paa Roma!».«Sono una cic­ciona, a me i tailleur mi tirano da tutte le parti». «In macchina mi addormento. Pu­re quando guido!». «Mio figlio, quando gli ho detto che mi avevano fatto mini­stro, mi ha risposto:A ma’,non ce credo». «La spilla che porto non è vera, è finta! Pe­rò me l’ha regalata una collega che non c’è più e la trovo bellissima». Un’ Amelie di sessantotto anni al Vimi­nale. Nemmeno lontanamente accosta­bile ad alcuno dei suoi predecessori, dal­l’ansiosa Iervolino, all’algido Amato,allo sfuggente Scajola, al draconiano Maroni, l’ex commissaria prefettizia di Bologna e Parma è un vulcano attivo da monitorare per i funzionari del Viminale, che ieri la guardavano lievemente imbarazzati, ma trattenendo a stento risate entusiaste. Donna di Stato da sempre, una lunga car­­riera da prefetto, la Cancellieri è però an­c­he un soldato dall’impressionante capa­cità di aggirare gli ostacoli. Una specie di Monti femmina, ma decisamente più amichevole. Primo incontro con la stam­pa, fuoco di domande che le vogliono im­beccare critiche al governo di centrode­stra. La neoministra sceglie la strada del­la reticenza autoironica. Rimarranno i Cie e le espulsioni? «Ci sono le leggi vigen­ti. Io non ho una linea politica. Non mi ha messo qui nessun partito. Il nostro com­pito è amministrare». Ridurrà il numero delle scorte? «Vi terremo informati». Use­rà una macchina italiana? «Vorrei, ma il bando è stato fatto, ce n’è solo una da 150mila chilometri ma mi hanno detto che potrebbe lasciarci per strada». Trap­polone: l’ex ministro Sacconi aveva parlato di allarme ter­rorismo nelle manifesta­zioni di piazza, lei co­sa ne pensa? «La si­tuazione cer­tamente è sotto atten­zione. Non voglio usare la parola pre­occupata. Io non sono mai preoccupata. Sono un’otti­mista ». Le ronde padane? «Colombrino­chiama il coordinatore dell’ufficio stam­pa- andiamo via!».Quando non sa rispon­dere, lo dice. Sull’ultimo pacchetto sicu­rezza candidamente ammette: «Davvero non so di cosa stiamo parlando». La chiamata da palazzo Chigi, lunedì scorso, è arrivata alle 9 del mattino. «Una botta. Sono partita con le quattro cose che avevo a Parma. Per fortuna che il gior­no prima ero andata a un concerto e ave­vo un tailleur nero. Altrimenti una ciccio­na come me come avrebbe fatto». Dei fi­gli «uno ci credeva, l’altro no». Il marito «è un santo, soprattutto ora. Non mi ha mai fatta sentire in colpa nella vita».A par­te la famiglia e a Totti, ora però c’è da pen­sare «allo Stato». La prima visita ufficiale sarà a Palermo, venerdì. Inaugurazione di un ufficio per la gestione dei beni mafio­si confiscati. Le altre pratiche sulla scriva­nia: la sentenza del consiglio di Stato che ha bocciato il piano nomadi del governo Berlusconi («qualcosa si dovrà fare») e un incontro con i sindacati di polizia. Nes­suna parola contro Maroni: «È stato lui a scegliermi per Bologna e per Parma». L’ex ministro leghista sarà convocato pre­sto con gli altri predecessori al Viminale: «Vorrei prendere un caffè con tutti. Vor­rei ascoltarli, per evitare errori...».