FRANCESCO GRIGNETTI, La Stampa 24/11/2011, 24 novembre 2011
Il ministro Severino “Vicenda bruttissima ma inevitabile” - Vicenda non brutta, ma bruttissima
Il ministro Severino “Vicenda bruttissima ma inevitabile” - Vicenda non brutta, ma bruttissima...». La voce del neoministro della Giustizia, Paola Severino, suona turbata al telefono. E’ un avvocato: conosce bene i tormenti delle parti offese. Ma è anche ministro e ha appena scoperto con sorpresa che l’arrivo di Filippo Grisolia a capo del suo staff determinerà l’annullamento delle sei udienze testé svolte a Milano del processo Garofalo. Non ci voleva. Sono prevedibili le polemiche. E’ giusto che un alto magistrato decida di cambiare incarico anche se questo significa l’interruzione dei processi che sta svolgendo? «Posso garantire - dice il ministro - che Grisolia è un giudice particolarmente scrupoloso e serio. Si era posto il problema dei processi che stava conducendo e che inevitabilmente ne avrebbero risentito». Il processo per l’omicidio di Lea Garofalo è uno di quelli. Il magistrato aveva fatto le sue valutazioni. Da quel che si sa, ha pianificato un’uscita morbida di scena. E sebbene gli avvocati si aspettino uno stop-and-go nei diversi processi, tutto sarà velocissimo. Nel giro di una o due sedute si potrà recuperare quel che è stato già effettuato e che certo non s’annulla. Recita la giurisprudenza che i testi saranno chiamati a confermare quanto detto; gli avvocati potranno interloquire limitatamente a possibili nuovi elementi; e le testimonianze verranno confermate nel giro di due domande. «Per farvi capire - dice ancora il ministro - quanto Grisolia sia stato scrupoloso, nell’accettare la mia proposta, mi ha anche chiesto di ritardare sui tempi della presa di possesso dell’incarico. Mi ha fatto presente che c’è un processo che presiede ormai arrivato all’ultima udienza. Non so di che cosa si tratti; so solo che venerdì questo dibattimento dovrebbe essere finito e la sua assenza avrebbe comportato una regressione irragionevole e non più recuperabile». Eppure nelle valutazioni del magistrato ha giocato anche la consapevolezza che non ci sarebbe stato mai un «momento giusto» per spezzare il filo delle udienze. E d’altra parte per due addetti ai lavori come il ministro e il suo capo di gabinetto, sebbene finora su fronti diversi - una avvocato penalista di primaria importanza, l’altro presidente della corte d’assise di appello di Milano non c’è stato nemmeno bisogno di parlarne. E’ pacifico che ogni cambio di sede o promozione di un giudice comporta che a cascata si debbano rivedere tutte le cause o i processi in corso. Evidentemente per il dibattimento Garofalo forse Grisolia aveva sperato che le parti non si sarebbero opposte alla validazione degli atti. Ma certe valutazioni tecniche, si sa, cadono quando il cliente è un malavitoso di ’ndrangheta... Puntualmente con il dibattimento Garofalo le cose non sono andate così e ora tutti i testimoni già sentiti andranno rivisti in aula. Sarà un prezzo salato, ma meno di quanto ci si possa attendere. Ovviamente però nessuno al ministero della Giustizia ha il coraggio di sminuire quel che è successo. E nessuno si nasconde il trauma della giovane Denise che sarà costretta a tornare in quell’aula di giustizia, anche solo a dire: «Confermo». E quindi il ministro Severino continua a ripetere: «Vicenda davvero molto brutta...».