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 2011  novembre 23 Mercoledì calendario

“Alberto colpevole, non ci sono altre piste” - Quattro anni dopo è cambiato niente. I genitori di Chiara Poggi ammazzata a Garlasco vicino a Vigevano, non perdono un minuto di questa udienza d’appello a porte strachiuse e aspettano ancora: «Vogliamo solo sapere chi ha ucciso nostra figlia»

“Alberto colpevole, non ci sono altre piste” - Quattro anni dopo è cambiato niente. I genitori di Chiara Poggi ammazzata a Garlasco vicino a Vigevano, non perdono un minuto di questa udienza d’appello a porte strachiuse e aspettano ancora: «Vogliamo solo sapere chi ha ucciso nostra figlia». Alberto Stasi, l’ex fidanzato, l’unico indiziato, assolto in primo grado, gli occhialini alla Harry Potter abbassati su un foglio bianco, prende appunti come uno studente secchione. Il sostituto procuratore generale Letizia Barbaini ci mette cinque ore e poi chiede, e non è una sorpresa, di ribaltare la sentenza di primo grado, di condannare questo biondino con l’aria da bravo ragazzo e perciò assai sospettato e infliggergli 30 anni di carcere, il massimo del massimo pure con l’aggravante della crudeltà. La requisitoria del pubblico ministero è lunga e articolata. Dove mancano i punti fermi ci arriva la logica ma non sempre la logica basta. Perchè Alberto Stasi abbia ucciso la sua fidanzata, massacrandola una mattina d’agosto nella sua villetta candida di Garlasco, non si sa. Letizia Barbaini lo ammette sincera e chissà se questo serva ad incassare una sentenza di condanna: «Allo stato delle indagini non c’è movente per questo delitto». Allo stato delle indagini - pasticciate, confuse, centinaia di impronte che c’entrano niente sul luogo del delitto, Chiara sepolta e poi il corpo riesumato perchè si erano dimenticati di prenderle le impronte digitali - per il pubblico ministero Letizia Barbaini c’è molto meno: «Alberto Stasi, resta l’unico assasino possibile perchè le indagini alternative non hanno portato a nulla». La tesi è improbabile, strabocciata in altri clamorosi processi. Ma in mancanza di altro va bene tutto. I Ris di Parma non sono ancora riusciti a capire bene quando Chiara sia stata ammazzata. Genericamente si parla della mattinata del 13 agosto 2007, poche ore prima del ritrovamento del corpo fatto da Alberto. Il pubblico ministero Letizia Barbaini giura che Chiara sia stata uccisa «tra le 9 e 12 e le 9 e 35 del mattino». Le 9 e 12 quando venne disattivato l’antifurto di casa Poggi, per fare entrare l’assasino che lei conosceva sottintende il magistrato. Le 9 e 35 quando Alberto Stasi accese il computer per finire la tesi di laurea. Ventitre minuti per entrare in casa, uccidere, attraversare tutto il paese in bicicletta senza farsi vedere, ripulirsi e far sparire i vestiti, accendere finalmente il computer. Troppo per chiunque. Ma secondo il pubblico ministero Letizia Barbaini non per Alberto Stasi che, assassino algido come pochi, avrebbe addirittura avuto il tempo di organizzare un sofisticato depistaggio. Una vicina di casa di Chiara ricorda di avere visto una bici nera davanti a casa quel giorno. Ad Alberto venne sequestrata una bici bordeaux con tracce del dna della fidanzata, non così improbabili vista la relazione. Senza alcuna prova il magistrato sostiene che Alberto quel giorno usò due biciclette: una per commettere l’omicidio, l’altra per torbare sul luogo del delitto e ripulire le sue tracce. Manca il movente ma questo potrebbe essere secondo Letizia Barbaini in un sms che un paio di notti prima Alberto inviò a un amico. Il testo non si conosce. Nè Alberto nè l’amico ne hanno mai parlato con gli investigatori. Per il pm è la pistola fumante mai trovata: «Sicuramente voleva segnalare che c’era una situazione di emergenza». Alberto Stasi è stracolpevole e ci sono montagne di prove secondo la requisitoria d’appello. Ma se non bastasse il magistrato è pronto a chiedere nuove perizie, sulle tracce di sangue a casa di Chiara, sui due gradini che Alberto dice di avere fatto prima di ritrovare il cadavere al quale non si sarebbe poi avvicinato in un momento di comprensibile paura. Il 6 dicembre i giudici decideranno se bastano le prove, per condannare o assolvere il fidanzato di Chiara. O se sarà necessario riaprire il processo e ripartire da capo. Senza che sia cambiato niente da quel 13 agosto di quattro anni fa, quando i genitori di Chiara iniziarono a chiedere di sapere chi aveva ucciso la loro figlia e Alberto incominciava a chiedere di essere solo creduto. Due domande semplici, che ancora oggi non hanno una risposta certa.