Matteo Persivale, Corriere della Sera 24/11/2011, 24 novembre 2011
FRATELLI CONTRO. LA DISFIDA DEI GALLAGHER —
«Hanno solo scopiazzato la rottura tra Lennon e McCartney», si leggeva in una vignetta buffa e profetica del Guardian, quindici anni fa, che commentava uno dei primi — e allora clamorosi, prima che si trasformassero in un bolso rituale a scadenza periodica — «scioglimenti» degli Oasis, quando i fratelli Gallagher interruppero il tour americano causa rissa e tornarono a casa su aerei separati che arrivarono in aeroporti separati, uno a Heathrow e l’altro a Gatwick, braccati da giornalisti e fotografi. La «Cool Britannia» era all’apice del suo fascino mediatico e non era ancora affondata nelle sabbie dell’Iraq e nella recessione globale, gli Oasis duellavano con i rivali Blur e venivano regolarmente paragonati agli idoli di Noel, i Beatles, dei quali per stessa orgogliosa e celebre ammissione «scopiazzavano» le canzoni (da qui la battuta fulminante del Guardian). Ma da quando nell’estate del 2009 i due fratelli si sono separati non c’è stato nemmeno l’alibi di una simil-Yoko da usare a mo’ di capro espiatorio come fecero i fan dei Beatles, che ancora oggi non si rassegnano al fatto che, semplicemente, come disse George, «la mia vita era stata circondata da tutte quelle persone che strillavano».
Fa tristezza che Noel sia uscito dal gruppo, alla fine, come minacciava di fare da anni per la disperazione di mamma Peggy incapace di tenere a bada quei due ragazzacci, e che i due fratelli ai metodi da hooligan a loro più congeniali abbiano ormai preferito le carte bollate, 14 pagine trasmesse da un ufficio di avvocati da tremila sterline all’ora all’altro. Finisce in tribunale la storia dei due giovanotti di Manchester cresciuti senza padre — «È solamente un tizio che una volta si fece la mia mamma», lo liquidò Noel — nella parte malfamata della città, costretti a rincorrere la vita perfino nella fede calcistica, tifosi del City che fino al recente arrivo degli sceicchi veniva regolarmente bastonato dai ricchi vincenti cugini dello United. L’ultimo documento accusa Liam di aver cercato di attaccare il fratello maggiore, in quella brutta estate del 2009, «brandendo una chitarra a mo’ di ascia, sfiorandomi la faccia», e ora tocca all’Alta Corte — tra una causa tra oligarchi russi emigrati a Londra e l’altra — decidere. I giudici dovranno scegliere tra la versione di Liam — ha fatto causa al fratello per diffamazione sostenendo che lo offese dandogli del beone in un’intervista. E quella di Noel, il quale fa scrivere ai suoi avvocati che «Liam era incline alla violenza fisica», aggiungendo la lamentela secondo la quale sempre Liam avrebbe lasciato messaggi intimidatori sulla segreteria del telefono della cognata. Cose che nei peggiori pub di Manchester da loro frequentati con soddisfazione non soltanto negli anni giovanili si risolvono con una zuffa, non con dichiarazioni giurate raccolte da avvocati di lusso.
Liam che in una memorabile intervista con Rolling Stone, tanti anni fa, elencava con brio il catalogo farmacologico delle sostanze psicotrope utilizzate e quello dongiovannesco delle sue conquiste (descrivendo le sue preferenze sessuali con terminologia da giornaletto porno) oggi fa dire ai suoi avvocati che «Noel ha messo in dubbio la mia professionalità». E, in coda alla dichiarazione, ecco il punto decisivo: «Non è questione di soldi. Voglio le sue scuse».
Quando, quindici anni fa, Liam intentò una causa civile lo fece — per danni e violazione del segreto professionale — contro il suo psicanalista, Adam Jukes (indicatogli dall’allora compagna Patsy Kensit che Noel chiamava delicatamente «Yoko»). Il dottor Jukes sarebbe stato reo d’aver rivelato alla stampa la sua diagnosi su Liam: che, secondo l’analista, vedeva nel fratello maggiore la figura paterna che non aveva mai avuto, e da lui voleva disperatamente sentirsi approvato e, soprattutto, stimato come artista.
Certo osservare il percorso artistico dei due fratelli finalmente liberi da quel rapporto così complicato non indica grandi progressi: i due fondatori della band che scimmiottava i Beatles, finalmente liberi, hanno rispettivamente fatto una canzone intitolata «Beatles and Stones» (Liam) e un cd (Noel) appena uscito che si apre con una canzone incredibilmente simile a «Stop Crying Your Heart Out», scritta da Noel per gli Oasis nel 2002.
La signora Peggy, l’unica che occasionalmente riesce a ricondurre i ragazzacci alla ragione, come la volta in cui convinse il riluttante Noel a accettare l’invito a un ricevimento a Downing Street (era l’alba del blairismo) con le parole da mamma «sarei orgogliosa di poter dire alle amiche che il ragazzo di Peggy Gallagher andrà dal primo ministro», sta cercando di far rientrare le carte bollate. Magari spiegandogli ancora una volta che una lite tra fratelli irascibili non è materia da parrucconi dell’Alta Corte ma da discussione nel tinello di casa.
Matteo Persivale