Federico Fubini, Corriere della Sera 24/11/2011, 24 novembre 2011
I BUND «SALVATI» DALLA BUNDESBANK QUANDO L’EUROPA PERDE LA BUSSOLA
Viene da Amburgo, si chiama Karl-Heinz Daube, ha 51 anni e quattro figli l’uomo che potrebbe aver cambiato la storia d’Europa per due centesimi di punto percentuale. O almeno, può aver contribuito ad accelerarla. Il signor Daube dirige la Finanzagentur, l’agenzia del debito della Repubblica federale tedesca. Ieri mattina doveva prendere una decisione che in altri tempi sarebbe stata di routine: con quali tassi la Germania doveva collocare sei miliardi di titoli di Stato a dieci anni? Nessuno ama pagare caro per i propri debiti e Daube ha un criterio: mai spendere più dell’ultima volta. Nel caso specifico ciò ha indotto Finanzagentur a puntare a tassi all’1,98% benché persino Commerzbank, una banca controllata dal governo, avesse osservato che non era abbastanza.
Infatti non lo era. L’asta è andata deserta per un terzo dei Bund offerti come si fosse trattato di titoli greci qualunque, non dello zoccolo di granito su cui poggia l’intera finanza europea. I Bund sono indistruttibili, ma gli investitori per comprarli vogliono se non altro perderci qualcosa di meno. È in quel momento di smarrimento che è entrata in scena la Bundesbank.
La banca centrale tedesca ha subito assorbito tutti i titoli invenduti. È esattamente ciò che la Bundesbank stessa non vuole che la Bce faccia con Italia e Spagna. Anzi, è un po’ peggio. A meno di smentite (per ora non giunte) ha comprato direttamente dal governo, un comportamento in apparenza illegale ai termini del trattato: finanziamento monetario del deficit. La Bundesbank ha avuto le due buone ragioni a tutela della stabilità del Bund, ma la sua mossa ha messo a nudo qualcosa più di una contraddizione. C’è anche tutto il resto. Gli spread del Belgio ai livelli a cui la Bce è intervenuta su Spagna e Italia; la probabilità di default della Francia (implicita nei derivati) al 15%, sopra il Sudafrica, un’assurdità per la quinta economia del mondo, una potenza nucleare con veto in Consiglio di sicurezza Onu; Lettonia, Slovenia, Slovacchia che non riescono quasi più a finanziarsi. È l’intero mercato del debito sovrano europeo che si sta paralizzando. Il piccolo errore del dottor Daube ne è solo la spia. Ma rischia di diventare, se non si fa qualcosa, una di quelle che segnano un «prima» e un «dopo» nei libri di storia.
Federico Fubini