Aldo Grasso, Corriere della Sera 23/11/2011, 23 novembre 2011
SE L’INTEGRAZIONE NASCE A TAVOLA
Non si scappa, questo è l’anno della cucina in televisione. Dalla sempiterna Clerici saldamente insediata (di nuovo) su Rai1 a Benedetta Parodi fuggita con i suoi menù da «Cotto e mangiato» a La7.
Dal piccolo capolavoro di «Masterchef» su Cielo, talent culinario capace di creare un’attenzione e un discorso che vanno ben oltre il dato di ascolto, ai gioiellini di Real Time, «Fuori menù» e «Cortesie per gli ospiti». Ed è proprio con una versione etnica di «Cortesie per gli ospiti» in mente che ci siamo avvicinati a «Invito a cena. Storie di (stra)ordinaria integrazione», in onda da qualche settimana su Babel, la rete dei «nuovi italiani» e delle comunità di migranti (canale 141 di Sky, domenica, ore 21).
L’attesa è delusa, ma solo in parte. Il programma, infatti, scritto e diretto da Angelo Bozzolini, usa la sua idea più forte — l’incontro a tavola tra culture differenti, quelle regionali italiane e quelle di altri Paesi — quasi soltanto come esca, come espediente di chiusura per un racconto, ben più classico, di due storie parallele, sempre contrapposte: il leghista di Brescia e l’imprenditore marocchino; il commerciante emiliano e il religioso sikh; la pratese che nella crisi economica ha perso la sua fabbrica tessile e la portavoce della comunità cinese di Campi Bisenzio, esempio di buona integrazione.
Il ritmo c’è, la messa in scena funziona (con una colonna sonora spesso degna di nota). È a tavola però, ben più che nella lunga backstory preparatoria, che con efficacia si dispiegano le storie, si contrappongono le opinioni e si ricompongono i conflitti, ed è un vero peccato che la preparazione del cibo etnico e il piacere della sua condivisione conviviale siano lasciati sullo sfondo, limitati a qualche inquadratura in cucina e alla ricetta sui titoli di coda. Meno «spiegoni» e più coraggio, la prossima volta!
Aldo Grasso