Fabio Cavalera, Corriere della Sera 23/11/2011, 23 novembre 2011
LA CROCIATA DI HUGH GRANT NEO-PALADINO DELLA PRIVACY — I
telefoni spiati. Ma anche le «cimici» negli appartamenti e negli uffici. Per non parlare degli sms intercettati e dei pedinamenti. O dei ricatti. O, ancora, della ragnatela di informatori fra poliziotti, medici, infermieri profumatamente pagati per spifferare pettegolezzi succulenti. Persino nella spazzatura andavano a rimestare per raccattare foglietti, appunti, tracce di pranzi e cene, magari di stupefacenti.
Roba da servizi segreti. E, invece, erano i tabloid di ogni specie, affamati di scoop, a intromettersi nella vita di mamme e papà colpiti dalla tragedia di una figlia o di un figlio rapiti e uccisi, a giocare col dolore di gente normale, a infiltrarsi nella storia di attori e di attrici sull’orlo di un divorzio, di calciatori dalle intense prestazioni extrasportive, di politici sulla cresta dell’onda, di scrittrici di grido (J. K. Rowling di Harry Potter), di modelle stressate.
No, non solo i giornali popolari del gruppo Murdoch: il Sun e il defunto fratello News of the World, protetti e incoraggiati dall’arrogante Rebecca Brooks e dall’ex portavoce del premier David Cameron, Andy Coulson, entrambi arrestati e appiedati dall’inchiesta. Anche il Mail on Sunday e il Mirror, loro concorrenti, pare si fossero specializzati in notizie razziate con l’inganno. E altri ancora. Un diluvio si abbatte sulla stampa popolar-scandalistica inglese mano a mano che davanti alla commissione pubblica sull’etica dei mass media, presieduta da Brian Henry Leveson, sfilano vittime e testimoni dell’hackeraggio selvaggio.
Dagli armadi delle redazioni balzano fuori gli scheletri. Acchiappavano ogni refolo, infischiandosene delle regole e del buon senso.
I casi ormai non si contano più. Hugh Grant, l’attore cinquantunenne, non è uno stinco di santo. Un paio di giorni fa, quando lo hanno chiamato a dire la sua, lui stesso lo ha ammesso, ricordando ad esempio quella nottata americana con una prostituta accomodata sui sedili di una limousine. Ma il protagonista di «Notting Hill» e di «Quattro matrimoni e un funerale» pur di ergersi a capofila della guerra contro i tabloid doveva in qualche modo purgarsi dei peccati.
E’ Hugh Grant che guida la schiera delle vittime spiate e arrabbiate: è in trincea. Davanti alla commissione ha sciorinato un elenco di scorribande del Mail on Sunday, del Sun, del Daily Express, del Daily Star che è durato quasi tre ore. Perseguitato da 17 anni. Quando gli è capitato di recarsi in un ospedale di Chelsea per un problema respiratorio si è ritrovato pubblicati i dettagli della sua cartella clinica. Chi li ha spifferati? Quando la sua fiamma, l’attrice cinese Tinglan Hong, è rimasta incinta, poche minuti dopo lo sapevano i tabloid. Come? Quando gli è nata la figlia all’inizio di novembre, il suo arrivo in clinica (preannunciato da una telefonata) era segreto e c’erano schiere di fotografi a immortalarlo. E avanti così. Il Daily Mail ha respinto ogni insinuazione: «Falsità dettate dall’odio di Hugh Grant per la stampa».
Sarà. Ma che dire allora della testimonianza (lunedì) dei genitori di Milly Dowler, la ragazzina rapita e assassinata? Il News of the World spiava il cellulare di Milly. In modo maldestro, il detective assoldato cancellò alcuni messaggi spediti dai genitori alla figlia, cosa che per qualche giorno fece credere a papà e mamma che fosse ancora in vita. Ed era morta. Sciacalli. E poi, Mary-Ellen Field, l’ex assistente della modella Elle Macpherson licenziata in tronco e spedita a forza in una clinica per alcolisti. L’hanno sentita ieri. La magnifica Elle pensava che fosse lei, l’assistente in preda a una presunta e falsa astinenza da whisky, a informare i tabloid. Si sbagliava: erano piuttosto i tabloid che catturavano le sue conversazioni al cellulare. L’attore Steve Coogan, invece, ha scoperto che arraffando nei bidoni in cortile, oltre che nelle memorie del suo computer, i reporter dei popolari gli hanno vivisezionato i conti in banca, compreso il pin. Da vergognarsi. Giornalismo da spazzatura. Ma il peggio deve ancora arrivare.
Fabio Cavalera