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 2011  novembre 23 Mercoledì calendario

BERLUSCONI TORNA IN TRIBUNALE: «LE RAGAZZE? VITTIME DEI PM» —

«Meno male che non sono più implicato negli affari di Stato, perché sennò sarebbe stato un tormento restare qui tutto questo tempo». Dopo tre ore di fronte ai giudici nel processo diritti tv Mediaset, a girarsi e rigirarsi sulla poltrona, a chiudere gli occhi (assopito? assorto?), Silvio Berlusconi ironico sbotta fuori dall’aula e, protetto da un apparato di sicurezza imponente e immutato rispetto a quando era premier, annuncia che si farà interrogare o farà dichiarazioni nei vari processi che lo vedono imputato a Milano. E se la prende con pm e giudici, che accuserà anche di aver disonorato la reputazione delle sue ospiti nelle cene di Arcore, definendole prostitute andate a letto con lui a pagamento.
«Questa è la 2.587esima udienza che riguarda me e il mio gruppo», dichiara Silvio Berlusconi calando gli occhi su un foglio alla fine dell’udienza. Perché «io non mi sono mai, mai, mai interessato all’acquisto dei diritti» e questo è «un altro processo mediatico come tutti gli altri, fondato sul nulla», aggiunge.
Come gli altri imputati, anche lui non ha ritenuto di presentarsi, quando è stato il momento, per essere interrogato nel processo Mediaset, e a chi gli chiede perché, risponde: «Nessuno mi ha chiesto di sottopormi ad un interrogatorio. Ci fosse la richiesta, con gioia accetterei». Dice: «Anche oggi sono stato male perché mi sarebbe piaciuto intervenire, ma i miei legali mi hanno detto che non era il caso perché la seduta era destinata all’interrogatorio di un teste».
Farà, invece, «dichiarazioni», c’è da ritenere spontanee, all’altro processo «paradossale» per la corruzione con 600 mila dollari del teste Mills. Parlerà per dire di non aver «mai conosciuto» Mills, che «non c’è nessuna prova che (Mills, ndr) abbia ricevuto soldi dal defunto Bernasconi», che sempre Mills «ha detto che erano una donazione per non pagare le tasse al fisco» il quale, ritenendoli «frutto di una prestazione professionale, gli ha fatto pagare» il 50% in imposte e, infine, che il processo sarebbe già prescritto se non fosse per «una folgorante idea dei pm, fatta propria anche dal collegio giudicante, secondo cui il reato di corruzione non si perfeziona quando il corrotto riceve i supposti fondi dal corruttore, ma quanto il corrotto comincia a spendere i soldi. Siamo nell’ambito della pura fantasia». Ma perché mai Mills, in una lettera ai suoi fiscalisti, avrebbe dovuto attribuire quei soldi a «Mister B.», sigla dietro la quale l’accusa individua proprio Berlusconi? «Non a me, a un dirigente di Mediaset con cui lui trattava che nel frattempo era morto. Bernasconi. È molto facile, no?, attribuire qualcosa a un morto che non può dire niente», risponde con un argomento che può essere interpretato allo stesso modo.
Quindi punta il processo Ruby. Nel filone che vede imputati Fede, Minetti e Mora, lunedì scorso i giudici hanno stabilito che tutte le 32 ragazze che parteciparono alle feste che sarebbero finite nel bunga bunga sono «persone offese» dei reati di induzione e favoreggiamento della prostituzione, come la stessa Karima «Ruby» El Mahroug. «È la più grande sciocchezza, ma non è solo una sciocchezza. È una cosa molto peggiore», tuona il Cavaliere secondo il quale, invece, le ragazze «sono vittime dei pm di Milano, del gip che ha dato il via al processo e del tribunale che sta giudicando». I magistrati hanno «sulla coscienza» la «responsabilità grave» di aver «rovinato la reputazione di queste mie ospiti disonorandole su dei fatti che non hanno nessun contenuto illecito», donne che hanno come «unico torto quello di avere accettato un invito a cena da parte del presidente del Consiglio». Dopo aver annunciato che oggi non sarà al processo Ruby, in cui è imputato per concussione e prostituzione minorile, perché si tratta di un’udienza tecnica, ancora pressato dai cronisti, Berlusconi taglia corto prima di andar via: «Va bene, avete un’ampia visione di tutte le cose in cui io mi diverto. Secondo qualcuno».
Giuseppe Guastella