fonti varie, 24 novembre 2011
LORENZO ORNAGHI
Ministro dei Beni culturali. Villasanta (Milano) 25 ottobre 1948. Dal 1° novembre 2002 è rettore dell’università Cattolica del Sacro Cuore. Laureato in Scienze politiche presso l’università Cattolica, dal 1980 al 1987 svolge attività di ricerca nell’ateneo cattolico milanese. Nel 1987 diventa Professore associato di Scienza della politica a Teramo. Nel 1990 viene chiamato alla Cattolica, dove nel 1994 diventa professore di prima fascia di Scienza politica. Dal 1998 al 2002 è stato prorettore dell’ateneo dei cattolici italiani. Dal 1996 è direttore dell’Alta scuola di economia e relazioni internazionali (Aseri). È componente del comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana. Sposato, non ha figli.
Laureato in Scienze politiche all’università Cattolica di Milano nel ’72 con una tesi sui Modelli d’analisi per la ricostruzione dei processi d’integrazione internazionale, è stato allievo di Gianfranco Miglio. [31; 32]
Lorenzo Ornaghi è il primo ministro della storia italiana «nominato» su Twitter. La mattina di mercoledì la notizia del suo approdo al governo arriva sul social network. A darla è uno studente, Enrico, che sta assistendo alla sua lezione alla Cattolica e che, dopo aver vissuto in diretta «la telefonata» ricevuta da Ornaghi, pubblica il tweet alle 10.47: «Ornaghi nuovo ministro dell’Istruzione (in realtà Beni culturali, ndr), ce l’ha confermato lui a fine lezione». [33]
Un altro studente di Ornaghi, Silvio, a Vanity Fair: «Alle 10.15 gli è squillato il cellulare. Non gli era mai successo di lasciarlo acceso. È sbiancato. È uscito dall’aula con il telefono in mano. È rimasto fuori per cinque minuti, poi è rientrato e si è scusato: “Mi dispiace in 25 anni di esperienza non ho mai interrotto la spiegazione per una telefonata, ma a volte le decisioni cruciali vanno prese in diretta”. [...] Era visibilmente scosso. Poi però ha ripreso fino alla fine della lezione [...] È molto stimato. Ha la fama di “buono” tra gli studenti». [33]
Note: [1] Il Foglio 31/7/2009; [2] Massimo Caprara, Corriere della Sera 17/11; [3] Aldo Cazzullo, Cds 18/3/2010; [4] Liana Milella, la Repubblica 17/11; [5] Marco Ascione, Cds 17/11; [6] Franco Giubilei, La Stampa 17/11; [7] Michele Brambilla, la Stampa 17/11; [8] Cds 18/11; [9] Sergio Rizzo, Cds 10/6/2003; [10] ; [11] Francesco Grignetti, La Stampa 17/11; [12] Marco Zatterin, La Stampa 17/11; [13] Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini, Catalogo dei Viventi 2009, Marsilio; [14] Sole24ore.it 16/11/2011; [15] AdnKronos 16/11; [16] Virginia Picolillo, Cds 17/11; [17] La Stampa 17/11; [18] Agi.it 16/11; [19] Alessandra Longo, la Repubblica 17/11; [20] L’Unità.it 16/11; [21] Reggionline.it 18/11; [22] R. Gio, La Stampa 17/11; [23] FattoQuotidiano.it 17/11; [24] Fabio Martini, La Stampa 17/11]; [25] Paolo Baroni, La Stampa 17/11; [26] Tgcom 16/11; [27] Luca Rolandi, La Stampa 17/11; [28] Margherita De Bac, Cds 17/11; [29] Università.it; [30] Andrea Rossi, La Stampa 17/11; [31] Cds 28/6/2002; [32] gazzettino.it 16/11/2011; [33] Francesco Oggiano, Vanity Fair, 16/11/2011; [34] Tirrenonews.it, 16/11; [35] Curia.Europa.eu; [36] Mario Sensini, Cds 17/11; [37] Libero 17/11; [38] Repubblica.it 16/11; [39] Francesca Schianchi, La Stampa 17/11; [40] Stefano Lepri, La Stampa 17/11; [41] Sergio Rizzo, Cds 20/5/2006; [42] Libero.it 18/11; [43] Paolo Conti, Cds 17/11; [44] Francesco Bei, Cds 18/11; [45] Roberto Bagnoli, Cds 17/11; [46] ansa.it; [47] Marcello Zacché, il Giornale 17/11