fonti varie, 24 novembre 2011
MARIO CATANIA
Ministro dell’Agricoltura. Roma 1952. Al ministero da 33 anni, è entrato per concorso (1978). Laureato in Giurisprudenza, Catania ha fatto una carriera tutta interna al dicastero di via XX settembre, stretto collaboratore degli ultimi tre ministri delle Politiche agricole. Nel 1997 è stato nominato esperto presso la rappresentanza permanente a Bruxelles, nel 2008 è direttore generale del ministero, nel 2009 è nominato nell’attuale incarico di capo del dipartimento che cura le relazioni comunitarie in raccordo con il ministero degli Affari esteri. [14; 15; 16]
«Catania sarà quindi il ministro in prima linea a Bruxelles nelle trattative per la messa a punto della Pac nei prossimi mesi, cercando di mettere argine ai tagli dei finanziamenti previsti per l’Italia» (Adn). [15]
«Il nuovo ministro sembra la persona ideale per portare avanti il negoziato europeo per la nuova politica agricola comune che “vale” per l’Italia – insieme allo sviluppo rurale – circa 6 miliardi di euro» (Il Sole 24 Ore). [14]
Al ministero è un’istituzione, essendone il capo dipartimento e avendo lavorato con una sfilza di ministri e sottosegretari che ne hanno tessuto le lodi. È stato anche a lungo a Bruxelles, dove ha imparato che l’agricoltura è soprattutto diplomazia. [17]
«Mario Catania avrà davanti un compito molto impegnativo, sia per le prossime scadenze della Pac, sia per le attese delle imprese agricole in termini di sviluppo competitivo e sostenibile, innovazione tecnologica e di mercato, alleggerimento burocratico, occupazione e migliore distribuzione del valore nella filiera. A lui va sin d’ora la massima disponibilità, convinta e non formale di Confagricoltura» (Mario Guidi, presidente di Confagricoltura). [18]
Al giuramento, Napolitano gli stringe la mano con vigore. «È magrissimo e schivo» (Alessandra Longo). [19]
Note: [1] Il Foglio 31/7/2009; [2] Massimo Caprara, Corriere della Sera 17/11; [3] Aldo Cazzullo, Cds 18/3/2010; [4] Liana Milella, la Repubblica 17/11; [5] Marco Ascione, Cds 17/11; [6] Franco Giubilei, La Stampa 17/11; [7] Michele Brambilla, la Stampa 17/11; [8] Cds 18/11; [9] Sergio Rizzo, Cds 10/6/2003; [10] ; [11] Francesco Grignetti, La Stampa 17/11; [12] Marco Zatterin, La Stampa 17/11; [13] Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini, Catalogo dei Viventi 2009, Marsilio; [14] Sole24ore.it 16/11/2011; [15] AdnKronos 16/11; [16] Virginia Picolillo, Cds 17/11; [17] La Stampa 17/11; [18] Agi.it 16/11; [19] Alessandra Longo, la Repubblica 17/11; [20] L’Unità.it 16/11; [21] Reggionline.it 18/11; [22] R. Gio, La Stampa 17/11; [23] FattoQuotidiano.it 17/11; [24] Fabio Martini, La Stampa 17/11]; [25] Paolo Baroni, La Stampa 17/11; [26] Tgcom 16/11; [27] Luca Rolandi, La Stampa 17/11; [28] Margherita De Bac, Cds 17/11; [29] Università.it; [30] Andrea Rossi, La Stampa 17/11; [31] Cds 28/6/2002; [32] gazzettino.it 16/11/2011; [33] Francesco Oggiano, Vanity Fair, 16/11/2011; [34] Tirrenonews.it, 16/11; [35] Curia.Europa.eu; [36] Mario Sensini, Cds 17/11; [37] Libero 17/11; [38] Repubblica.it 16/11; [39] Francesca Schianchi, La Stampa 17/11; [40] Stefano Lepri, La Stampa 17/11; [41] Sergio Rizzo, Cds 20/5/2006; [42] Libero.it 18/11; [43] Paolo Conti, Cds 17/11; [44] Francesco Bei, Cds 18/11; [45] Roberto Bagnoli, Cds 17/11; [46] ansa.it; [47] Marcello Zacché, il Giornale 17/11