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 2011  novembre 21 Lunedì calendario

Un mondo di "Apps" per la magia dell’iPhone - Un’App per svegliarsi, un’App per andare a dormire

Un mondo di "Apps" per la magia dell’iPhone - Un’App per svegliarsi, un’App per andare a dormire. Una per ricordarsi la lista della spesa, un’altra per tenersi in forma contando i passi. Altre mille, poi, per mandare tweet, per leggere i propri giornali preferiti, per tenersi in contatto con gli amici sui social network. Altro che era del web: non ce ne voglia Tim Barners Lee che festeggia il ventennale della sua creatura, ma si è ormai aperta la stagione delle App: i piccolissimi programmi, nell’ordine di pochi megabyte, che affollano smartphone e tablet. Presentate per la prima volta da Apple contestualmente al primo iPhone – siamo nel 2008, all’apice della gestione del compianto Steve Jobs – negli ultimi tre anni le App hanno innescato una vera e propria rivoluzione, forse la più importante di quelle lanciate da Cupertino. Il successo dell’ App Store, il negozio online dove le App vengono vendute, è incredibile: ad oggi, ne sono state scaricate più di 10 miliardi, a un prezzo medio di 3,64$ dollari ognuna. Di cui il 30%, è bene rilevarlo, è di Apple, mentre il 70% dello sviluppatore. Una vera miniera d’oro, dunque. Per questo non stupisce che gli altri grandi player abbiano subito inseguito. Pochi mesi dopo il lancio di Apple, arriva l’Android Market di Google. Poi, nel 2009, è il turno del BlackBerry App World di Research in Motion, e nel 2010 il Windows Phone Market per gli smartphone che montano il sistema operativo di Microsoft. Qual è la chiave, però, dello straordinario successo delle App? La varietà, innanzitutto: sommando fra loro quelle di tutte le piattaforme, i "programmini" sono giù più di 750mila. E, sicuramente, si supererà il milione nel corso del prossimo anno. Parte della popolarità delle App, però, è legata alle loro dimensioni modeste. Le app, infatti, stanno ai monoliti software dell’era che le ha precedute, ad esempio Office di Microsoft o lo suite di Adobe, come un haiku sta alla Divina Commedia. La loro impronta "leggera" ne costituisce il peggior difetto e, contemporaneamente, il miglior pregio. Le ridotte capacità anche elaborative di smartphone e tablet, infatti, rendono le App infinitamente meno potenti dei programmi per il desktop. Ed è proprio questo il loro punto di forza: essendo applicazioni di basso profilo, le App costano poco – una caratteristica da non sottovalutare e si focalizzano su una sola e unica funzione. E, solitamente, la svolgono perfettamente. Anche perché gli sviluppatori, spesso singoli indipendenti o piccole squadre che nulla hanno a che vedere con i mastodontici team di Silicon Valley, si trovano a fare i conti con pochi fondi e molta concorrenza. E la necessità, è cosa nota, aguzza l’ingegno. Ne sono un esempio concreto le tante App d’utilità varia: blocchi note, liste per la spesa, sveglie. O quelle che servono a gestire e aggiornare il proprio profilo Facebook. Che permettono, con facilità addirittura maggiore del sito web ufficiale, di scattare e caricare foto sul social network, leggere gli aggiornamenti degli amici e ricevere messaggi privati come se fossero sms. Ancora meglio è l’App ufficiale di Twitter, che trasforma il microblogging in un’attività naturale per uno smartphone – che, dopotutto, è un telefono – proprio come mandare e ricevere sms. La funzione di posizionamento satellitare Gps, ormai presente in quasi tutti i terminali moderni, fa invece perfettamente la coppia con Foursquare. Il social network, infatti, condivide con gli amici la posizione geografica dell’utente: la sua esistenza, quindi, sarebbe impensabile se non sottoforma di App su uno smartphone dotato di GPS. Anche Skype, nella sua incarnazione di applicazione per iPhone e simili, è stato un grande successo. Anche perché permette di telefonare attraverso il web, pagando una frazione di quanto richiesto dalle compagnie telefoniche. Skype ha dato il via a una vera invasione di App per la comunicazione via web. Sono tante, tantissime. Tra le più popolari c’è sicuramente Viber: l’App, dall’inconfondibile icona viola, serve a telefonare e mandare messaggi gratuitamente. Ed è stata famosamente usata come mezzo di comunicazione d’elezione anche dai manifestanti di Occupy Wall Street, per sfuggire al controllo governativo. Da segnalare anche Whatsapp: contrariamente a Skype e Viber, è a pagamento (99 centesimi), ma il suo sistema di messaggeria istantanea sta rapidamente soppiantando gli sms per i possessori di smartphone di qualsiasi marca. Si iniziano a diffondere sempre di più anche le App per la lettura degli ebook, la versione digitale dei libri: che, grazie ai tablet, possono finalmente godere di uno schermo di lettura comodo. Da citare Kindle, il programma di Amazon per trasferire sui telefonini intelligenti l’esperienza di lettura offerta dal suo ebook reader. Ma una nota la merita anche Stanza, semplice e flessibile, che ha già raggiunto i 4 milioni di download. Ovviamente, la parte del leone nel mercato delle App la fa l’entertainment: sotto forma di passatempi: applicazioni che fanno strani rumori o deformano le foto, ad esempio. Esistono anche esempi più creativi, come il simulatore di particelle colorate Uzu. Ovviamente, sono i primo piano i giochi: tanto che gli smartphone si stanno rapidamente imponendo come nuova piattaforma del divertimento portatile, mangiando quote a Sony e Nintendo. impossibile, in questo caso, non citare Angry Birds. Un puzzle game con gli uccelli come protagonisti cha ha dato vita a una serie dalla straordinaria profittabilità: con 300 milioni di download, è l’App a pagamento più scaricata di sempre.