LUCIO CILLIS , la Repubblica 21/11/2011, 21 novembre 2011
LIBERALIZZAZIONI
Professioni, treni, taxi e carburanti così si riapre la partita della concorrenza - ROMA - Il sentiero che porta alle liberalizzazioni è poco esplorato nel nostro Paese. Il cammino che attende il governo Monti e il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, è tutto in salita, nonostante le "lenzuolate" di Pier Luigi Bersani, "strappate" dal governo successivo, e i (timidi) impegni presi con l´Europa dall´esecutivo Berlusconi nei giorni della crisi finanziaria.
I settori da liberalizzare rapidamente per smarcarsi dal pressing della Ue sono una dozzina. In cima alla lista c´è il nodo delle professioni e delle tariffe minime, un tema caro a Monti e all´ex presidente dell´Antitrust, oggi sottosegretario di Palazzo Chigi, Antonio Catricalà. Il presidente del Consiglio, in tempi non sospetti, si è più volte speso a favore di una riforma di ampio respiro, che non metta solo all´angolo i professionisti ma dia anche spazio al loro rilancio sul mercato.
Monti, già commissario Ue alla Concorrenza, protagonista dell´avvio del procedimento contro Microsoft, e fautore dello stop alla fusione tra General Electric e Honeywell, nei mesi scorsi ha espresso la volontà di mettere fine alle restrizioni territoriali e al divieto di farsi concorrenza attraverso la pubblicità per alcune categorie.
Nelle mani degli ordini professionali, che secondo le prime indiscrezioni muteranno pelle ma non scompariranno, resterà il potere di limitare l´apertura del proprio settore quando si dimostri che alcune delle nuove norme possano causare danni agli interessi pubblici. Come nel caso della "integrità dell´esercizio della professione" o in presenza di una "minore tutela dei consumatori" di fronte ad una eccessiva apertura della professione.
La strada è quindi segnata. Ed entro metà dicembre potrebbe vedere la luce un provvedimento rivoluzionario, che non mancherà di scatenare la reazione di categorie fino ad oggi "protette". È il caso dei trasporti: nel mirino ci sono i taxi a numero chiuso o le tratte coperte dai treni regionali che potrebbero andare a gara pubblica (la Ntv di Montezemolo, Della Valle, Sncf e Intesa-San Paolo, ha già manifestato un certo interesse nella questione). Sotto osservazione c´è poi la separazione delle aziende che gestiscono la rete ferroviaria (Rfi, del gruppo Fs) da quelle che vi circolano (Trenitalia).
Ma il primo vero banco di prova del governo, sarà l´accelerazione sull´addio definitivo alle tariffe minime che andrebbe a colpire innanzitutto notai e avvocati. Le resistenze, in questo campo, sono fortissime e i legali, in particolare, temono che i colpi di maglio della liberalizzazione possano condurre ad un progressivo disfacimento di una professione che già oggi appare sul punto di implodere (gli avvocati sono oltre 230 mila, un record europeo).
All´appuntamento con l´apertura del mercato potrebbero essere chiamati anche la rete di distribuzione del gas e quella dei carburanti, il settore postale (in modo da adempiere agli obblighi imposti da Bruxelles), la privatizzazione di istituti come l´Inail (che gestisce le assicurazione sugli infortuni dei lavoratori) o la completa deregulation degli orari di apertura dei negozi.
Questi temi, già segnati sull´agenda di Mario Monti e Corrado Passera, trovano conforto nell´indice di liberalizzazione, con il quale l´istituto Bruno Leoni fotografa ogni anno lo stato dell´apertura del mercato alla concorrenza. Dall´ultima edizione emerge un quadro desolante per l´Italia che rispetto al resto d´Europa è ferma al palo dal 2009. Secondo l´ultimo report dell´Ibl, nella media degli ultimi cinque anni l´indice generale che misura il livello di apertura del mercato, è salito soltanto di due punti percentuali dal 47% al 49%.
Siamo a metà del guado rispetto a realtà come Svizzera, Regno Unito, Svezia, Spagna, Olanda e Irlanda. I settori nei quali il Bruno Leoni chiede interventi decisi sono proprio quelli che nell´indice hanno tassi di apertura molto lontani dai migliori Paesi europei. È il caso della Pubblica amministrazione che, fatto 100 il grado di apertura di un Paese virtuoso come il Regno Unito, naviga attorno al 39%. Il trasporto su ferro, ad esempio, non supera il 36% rispetto alla Svezia. In sofferenza, infine, il grado di apertura delle infrastrutture stradali (al 28% sulla Spagna) e dei servizi idrici che non vanno oltre il 19% se messi a confronto col Regno Unito.