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 2011  novembre 21 Lunedì calendario

Anno VIII – Quattrocentesima settimana Dal 14 al 21 novembre 2011Il governo Monti è in carica, mentre scriviamo è in corso il suo primo consiglio dei ministri, questi ministri erano fino a pochi giorni fa del tutto sconosciuti al grande pubblico, l’età media sta intorno ai 65, il governo Monti ha tuttavia ricevuto dalle Camere, formate invece da gente relativamente giovane e piuttosto avvenente, una fiducia di ampiezza mai vista nella storia del paese (in pratica gli unici a votare contro sono stati i leghisti), Monti trascorrerà la settimana in giro per l’Europa a discutere le soluzioni da adottare per fronteggiare la crisi, l’incontro con Merkel-Sarkozy – che lo trattano con tutt’altro tono rispetto a quello adottato con Berlusconi – avverrà giovedì 24, le polemiche sulla natura reale del gabinetto si sono placate di un poco, ma non cessano, i membri del governo sono stati invitati a parlare il meno possibile e il critico Aldo Grasso li ha implorati di evitare i talk-show televisivi, qualche ministro ha ciononostante rilasciato dichiarazioni imprudenti, c’è grande attenzione e considerazione per le tre donne nominate in dicasteri-chiave, Berlusconi intanto ha detto che non staccherà la spina, lo spread è alla fine un poco diminuito, eccetera eccetera

Anno VIII – Quattrocentesima settimana
Dal 14 al 21 novembre 2011

Il governo Monti è in carica, mentre scriviamo è in corso il suo primo consiglio dei ministri, questi ministri erano fino a pochi giorni fa del tutto sconosciuti al grande pubblico, l’età media sta intorno ai 65, il governo Monti ha tuttavia ricevuto dalle Camere, formate invece da gente relativamente giovane e piuttosto avvenente, una fiducia di ampiezza mai vista nella storia del paese (in pratica gli unici a votare contro sono stati i leghisti), Monti trascorrerà la settimana in giro per l’Europa a discutere le soluzioni da adottare per fronteggiare la crisi, l’incontro con Merkel-Sarkozy – che lo trattano con tutt’altro tono rispetto a quello adottato con Berlusconi – avverrà giovedì 24, le polemiche sulla natura reale del gabinetto si sono placate di un poco, ma non cessano, i membri del governo sono stati invitati a parlare il meno possibile e il critico Aldo Grasso li ha implorati di evitare i talk-show televisivi, qualche ministro ha ciononostante rilasciato dichiarazioni imprudenti, c’è grande attenzione e considerazione per le tre donne nominate in dicasteri-chiave, Berlusconi intanto ha detto che non staccherà la spina, lo spread è alla fine un poco diminuito, eccetera eccetera. Settimana storica, come si capisce, e forse conviene continuare a raccontarla col sistema del diario giorno per giorno.

Lunedì 14 Si scopre che in Parlamento stanno seduti 32 gruppi politici, cominciando dall’“Alleanza di Centro”, passando per “Noi per il partito del Sud-Lega Sud Ausonia (Grande Sud)” e finendo con “Verso Nord”. All’inizio della legislatura le sigle presenti nelle Camere erano appena 5: Idv, Lega, Pd, Pdl, Udc. Monti riceve tutti, ma non la Lega che è talmente all’opposizione da ritenere più importante una riunione di partito a Milano, dalla quale uscirà la convocazione a Vicenza del cosiddetto Parlamento della Padania. Bossi si limita a telefonare al presidente, confermandogli l’opposizione. I contrasti interni al Carroccio sarebbero cessati di colpo: le tv mostrano addirittura un bacio tra Maroni e Rosy Mauro. Si sa che Monti vorrebbe affidare qualche ministero a politici di destra e di sinistra possibilmente di peso, in modo da coinvolgere i partiti, ma sia il Pdl che il Pd dicono di no: Monti faccia di testa sua, il governo deve avere natura esclusivamente tecnica. La Borsa va male, lo spread è poco sotto i 500 punti, il Tesoro piazza tre miliardi di Btp al 6,29%, il tasso più alto dal 1997.

Martedì 15 Lo spread tocca i 531,9 punti (rendimento del 7,03%) raggiungendo i 546,6 punti a Borse chiuse. Vanno però male anche gli altri, e specialmente i francesi i cui titoli hanno con i tedeschi un differenziale mai visto di 191. In mattinata Monti riceve intanto il Pd e il Pdl, non ci sono problemi, però i ministri devono essere tecnici, e così alle 11 del mattino il premier incaricato sale al Quirinale e scioglie la riserva.

Mercoledì 16 Ed ecco finalmente la lista dei ministri. La scelta più clamorosa è la mancanza di un ministro dell’Economia: Monti ha deciso di tenere per sé il dicastero in attesa, forse, di nominare qualcuno più in là (si chiama “interim”). Secondo fatto clamoroso: sono stati accorpati il ministero dello Sviluppo economico e quello dei Trasporti o Infrastrutture, e l’intero pacco è stato consegnato a Corrado Passera, banchiere, anima di Banca Intesa di cui era dal 2006 era consigliere delegato. Terza scelta forte: su 17 ministri le donne sono solo tre, ma piazzate in posti della massima importanza. È donna il ministro dell’Interno (un solo caso in passato, quello di Rosa Russo Iervolino), si chiama Anna Maria Cancellieri, 67 anni, romana e romanista, due figli e due nipoti, tutta una carriera al servizio dello Stato come prefetto, ma spesso mandata in giro come commissario a risolvere situazioni complicate da cui è uscita sempre con il massimo dei voti e la lode. Adesso stava a Parma, dove il sindaco s’era dovuto dimettere per via degli scandali, e prima aveva governato Bologna nel tempo vuoto tra la caduta di Del Bono e l’elezione di Merola. A Bologna, per esempio, era riuscita a far partire il progetto della metropolitana mettendo d’accordo le parti che da undici anni si facevano la guerra. La sua scelta è stata salutata con un applauso entusiasta proprio da Maroni, il leghista avversario di Monti. È donna anche il ministro della Giustizia, avvocato Paola Severino, 63 anni, napoletana, grande penalista che ha avuto per clienti Prodi e Geronzi, massima fiducia anche da Berlusconi, nonna di due nipoti e donna più ricca d’Italia, ha stretto la mano a Napolitano adoperando la sinistra, dato che per una malattia è stato necessario amputarle il braccio destro. È donna infine anche il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, piemontese di San Carlo Canavese, 65 anni, due figli e tre nipoti, moglie di Mario Deaglio editorialista della Stampa, a sua volta editorialista del “Sole”, vicepresidente del consiglio di sorvegliana di Banca Intesa, circostanza che ha gettato sul governo l’ombra di un padrinaggio di Giovanni Bazoli (presidente del medesimo istituto), massima esperta di previdenza e dunque certa di riformare le pensioni senza suscitare rivolte nei sindacati (vuole estendere a tutti i pensionati futuri il sistema contributivo e regolare le uscite con un sistema flessibile da adottare tra i 63 e i 70 anni). Ha raccontato di aver avuto a cena, una volta, Mario Monti e di averlo tenuto a chiacchierare in cucina mentre preparava il risotto. Quarta scelta forte del presidente Monti: la creazione di un ministero per la Coesione territoriale (affidato a Fabrizio Barca) e la scomparsa di qualunque ministero incaricato di realizzare il federalismo, fatto che ha mandato su tutte le furie Calderoli. Altri ministri: agli Esteri l’ambasciatore a Washington Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, marchese di Bergamo, 65 anni, bell’uomo, gran diplomatico e amatissimo dalle donne (svegliato nel cuor della notte con la notizia dell’incarico), all’Istruzione Francesco Profumo, un ingegnere savonese di 58 anni, fino ad ora presidente del Cnr (aveva staccato il telefonino e per avvertirlo che era diventato ministro Monti ha dovuto telefonare alla moglie, ha rilasciato questa dichiarazione: «La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni»), ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica di Milano, avvertito mentre stava facendo lezione. Saputa la lista, si sono accese le discussioni per stabilire se il governo – salutato con apparente entusiasmo da Bersani – pendesse più a destra o più a sinistra. Analizzando i curricula e, per quello che se ne sa, i gusti di ciascuno si direbbe un governo pencolante a sinistra, naturalmente con giudizio. Forte è l’ossatura cattolico-democratica, che spiega il fastidio quasi fisico con cui il gabinetto è vissuto dagli ex socialisti del Pdl, dagli ex di An che sono rimasti con Berlusconi, da Giuliano Ferrara e dalla stampa berlusconiana in genere.

Giovedì 17 Monti si presenta al Senato – la sua Camera d’appartenenza – e pronuncia il discorso sul quale dovrà essergli votata la fiducia. Parla in tono dimesso, una cravatta blu, uno stile che avevamo dimenticato. Nega di essere il rappresentante dei cosiddetti poteri forti, annuncia un «monitoraggio della ricchezza accumulata», fa capire che tornerà l’Ici sulla prima casa (con un altro nome) e che in genere la tassazione sugli immobili sarà appesantita dato che gli italiani in Occidente sono tra quelli che pagano meno tasse sulle case. Fa capire anche che l’Iva sarà forse aumentata (al 23%?), che il mercato del lavoro sarà riformato spostando tra l’altro «il baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro come ci viene chiesto dalle autorità europee» cioè in un senso più prossimo al pensiero di Marchionne che a quello della Fiom. Inoltre: «Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi». Cioè la Casta sarà in qualche modo colpita, le Province svuotate di funzioni, ma probabilmente non verrà diminuito il numero dei parlamentari (un atto che tra l’altro richiederebbe una modifica costituzionale). Conclusione: «Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere, è difficilissimo Altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi.» Fiducia bulgara: 281 sì e 25 no.

Venerdì 18 Alla Camera, Monti integra il discorso del giorno prima annunciando che «pagherà chi finora ha dato meno». Rinforza la presa di distanza dai “poteri forti” («i poteri forti in Italia non ci sono»). Bossi si tiene lontano dall’aula, cioè non ascolta il discorso, ed entra solo per votare “no”. Dice: «Lo cacceranno quando la gente si incazzerà», «È una copertura. È stato messo lì per fare il cattivo», «Dureranno fino a quando faranno il partito dietro di lui», «L’hanno messo lì Casini e Fini». Anche qui record storico dei voti di fiducia: 556 sì, 61 no (59 leghisti + Scilipoti e Alessandra Mussolini).

E così è nato il governo Monti, su cui Berlusconi, in un’intervista a Aldo Cazzullo, ha detto: «E’ composto da tecnici di elevata competenza. Questo non significa che avranno carta bianca su tutto. Non pongo limiti temporali alla sua attività, ma Monti non potrà non ascoltarci. Monti deve arrivare al 2013. Ma abbiamo chiesto a lui e a tutti i suoi ministri di impegnarsi pubblicamente a non presentarsi come candidati alle prossime elezioni. E lui mi ha risposto di sì alla presenza del capo dello Stato». Mentre scriviamo lo spread gira intorno ai 480 punti, con tendenza al rialzo.