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 2011  ottobre 29 Sabato calendario

Anno VIII – Trecentonovantasettesima settimana Dal 24 al 29 ottobre 2011Venerdì scorso l’Italia ha venduto 7,935 miliardi di titoli di Stato rassegnandosi al pagamento di un interesse del 6,06 per cento

Anno VIII – Trecentonovantasettesima settimana
Dal 24 al 29 ottobre 2011

Venerdì scorso l’Italia ha venduto 7,935 miliardi di titoli di Stato rassegnandosi al pagamento di un interesse del 6,06 per cento. Lo spread sui mercati tra i nostri Btp e il Bund tedesco, che in settimana ha anche sfondato quota 400, s’è fermato venerdì sera a 385. Grecia e Portogallo, quando raggiunsero il tasso del 7% di interesse, furono considerati in pre-fallimento e bisognosi di soccorso. Questi numeri concludono significativamente una settimana di tensioni formidabili all’interno della maggioranza e tra il nostro governo e l’Europa. Proprio venerdì, Berlusconi ha definito l’euro «una moneta strana, che non ha convinto nessuno e che è di per sé molto attaccabile non disponendo né di un governo unitario né di una banca di riferimento». Giudizi che hanno suscitato proteste, ma che è difficile contestare.

Berlusconi La Merkel e Sarkozy, rimbrottati anche da Napolitano, hanno prima voluto togliere ogni significato irridente alle risatine di domenica 23 ottobre (vedi lo scorso numero di VF). Poi però hanno imposto al Cavaliere di presentare entro mercoledì 26 un provvedimento credibile di risanamento dei conti pubblici e di rilancio dell’economia, con un’attenzione particolare all’età pensionabile, da portare a 67 anni, e alla flessibilità sul lavoro (più facilità di licenziare). Bossi e Berlusconi hanno passato due giorni di tregenda, con il Senatur che se la pigliava con Draghi, Tremonti quasi scomparso dalla circolazione, l’opposizione lancia in resta e l’Europa in bilico tra le rampogne e gli attestati di fiducia. L’Europa avrebbe voluto (o ci ha fatto credere che avrebbe voluto) un provvedimento bell’e pronto, come minimo approvato dal consiglio dei ministri, e come massimo già in vigore (decreto). Non ha ottenuto nulla di tutto questo: Berlusconi, di fronte alla tenacia con cui Bossi ha difeso lo stato attuale delle pensioni, s’è limitato a far scrivere ai suoi tecnici e consiglieri una “lettera di intenti” lunga 14 pagine e alla fine pre-approvata da Bruxelles. Il documento è arrivato ai nostri partner nel tardo pomeriggio di mercoledì ed essendo stato concordato parola per parola ha ricevuto gli elogi della Francia, della Germania e degli altri. Berlusconi è così tornato a casa con una nuova, apparente vittoria. Ma poi, venerdì, c’è stata la botta dello 6 per cento che, se confermata dall’andamento dello spread, potrebbe davvero metter fine al governo e alla legislatura.

Lettera di intenti Nella lettera d’intenti, Berlusconi si impegna a liberalizzare entro due mesi il mercato, a favorire entro quattro mesi il «dinamismo delle imprese», a varare entro sei mesi «misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia», e a completare in otto mesi la riforma del mercato del lavoro. Il capitolo più breve è proprio quello relativo alle pensioni: i meccanismi già in vigore – dice – permettono fin da ora di ritardare il ritiro dei lavoratori, che nel 2026 dovranno infatti lavorare fino a 67 anni. Quanto alla flessibilità, la lettera manifesta un primo proposito relativo alla pubblica amministrazione: bisogna riformarla perché svolga «una funzione di servizio allo sviluppo e non di zavorra burocratica» puntando su semplificazione, trasparenza, meritocrazia. Il governo si proporrebbe di regolamentare per legge: «a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche.». A questa mano dura sugli statali – cassintegrabili e licenziabili - si affianca una mano non meno dura sugli altri lavoratori, che potranno essere licenziati se l’azienda – anche con più di 15 dipendenti – si trovasse in difficoltà economiche.

Sindacati Alla soddisfazione di Bruxelles, che però si attende ora di vedere effettivamente realizzati gli impegni presi, si affianca il furore sindacale. Nella protesta Cisl e Uil si sono ricompattati con la Cgil, intanto perché il governo s’è permesso di parlare senza concordar prima con loro le cose da dire. E poi perché le parole “flessibilità” e “licenziamenti” infrangono tabù troppo consolidati della mentalità italiana e non solo sindacale. Le richieste di Bruxelles, tuttavia, hanno anche portato alla superficie i molti dubbi relativi all’opposizione: davvero un governo sostenuto da una maggioranza formata da Pd, Idv e sinistre varie sarebbe disposto a rendere il mercato del lavoro più flessibile, a innalzare l’età pensionabile, a liberalizzare le professioni e, in generale, a togliere al Paese le sue tante ingessature?

Spread I mercati in ogni caso non credono troppo al fatto che Berlusconi faccia davvero quello che ha promesso. Lo squagliamento della sua maggioranza è in corso, e specialmente ad opera di quel centinaio di parlamentari che vogliono arrivare a fine legislatura e sanno che la crisi a gennaio, invece che adesso, porterebbe più facilmente alle elezioni anticipate. Le fibrillazioni su spread e tassi d’interesse sono dovuti proprio a questo. L’anno prossimo l’Italia dovrà raccogliere sui mercati 430 miliardi e se il tasso di interesse resterà questo, ai 90 miliardi che ormai paghiamo normalmente sul debito se ne aggiungeranno altri 36. La manovra agostana di Tremonti valeva 58 miliardi, 20 dei quali però “ballerini”, cioè tutti da verificare. Lo spread, restando a questi livelli, ne vanificherebbe quasi del tutto la parte certa. Inoltre: le banche italiane hanno in pancia titoli italiani per 159 miliardi, contro gli 8 posseduti dalle banche spagnole, i 74 dale francesi, i 36 dalle tedesche. Questo aumenta, agli occhi del mondo, la fragilità, almeno apparente, del nostro sistema.

Banche A Bruxelles s’è infatti deciso che le banche europee hanno bisogno di denaro, cioè gli azionisti che le possiedono devono aumentarne il capitale. Si parla, in totale, di un centinaio di miliardi, 15 dei quali destinati agli istituti italiani. Con questi soldi si reggerà il colpo del dimezzamento del debito greco. Le banche tuttavia protestano: in questo modo, per migliorare la propria capitalizzazione, ogni istituto venderà pezzi del proprio patrimonio e/o restringerà il credito a famiglie e imprese, con gravi conseguenze recessive. La regola è che se una banca non trovasse capitale tra i propri azionisti o tra altri privati, dovrebbe aumentare la propria patrimonializzazione ricorrendo allo Stato e, non trovando denaro neanche per questa via, facendo entrare nel capitale l’Europa. Questo, naturalmente, darebbe luogo a una rivoluzione negli assetti proprietari, con spostamenti sulla scacchiera dei poteri, ecc.

Maltempo Piogge incessanti hanno fatto straripare il torrente Vara e il fiume Magra, nelle Cinque Terre, provocando per l’ennesima volta i disastri tipici del nostro territorio mal custodito. I morti fino al momento in cui scriviamo sono sette, gli sfollati della sola La Spezia 315, i dispersi sei (uno a Monterosso, tre a Vernazza, due a Borghetto Vara). Monterosso è distrutta, Vernazza è raggiungibile solo dal mare (si discute ancora adesso se sia il caso di evacuarla o no), alcune frazioni della Val di Vara, come Rocchetta Vara, sono raggiungibili solo in elicottero. Problemi di fornitura del gas, venti strade provinciali sono ancora chiuse. La Procura di La Spezia ha aperto un’indagine, ma finora non vi sarebbero colpe evidenti dell’uomo.