Giornali vari, 17 ottobre 2011
Anno VIII – Trecentonovantacinquesima settimana Dal 10 al 17 ottobre 2011Indignati Sabato scorso, 15 ottobre, si sono svolte in 952 città sparse in 82 paesi manifestazioni dei cosiddetti “indignati”, persone di ogni età, anche se tendenzialmente giovani, offese dalla prepotenza finanziaria delle banche, che ci ha condotto alla crisi attuale, e dall’insipienza dei governi che prima hanno lasciato fare e poi si sono mostrati assai solleciti nei salvataggi degli istituti di credito responsabili di quanto avvenuto
Anno VIII – Trecentonovantacinquesima settimana
Dal 10 al 17 ottobre 2011
Indignati Sabato scorso, 15 ottobre, si sono svolte in 952 città sparse in 82 paesi manifestazioni dei cosiddetti “indignati”, persone di ogni età, anche se tendenzialmente giovani, offese dalla prepotenza finanziaria delle banche, che ci ha condotto alla crisi attuale, e dall’insipienza dei governi che prima hanno lasciato fare e poi si sono mostrati assai solleciti nei salvataggi degli istituti di credito responsabili di quanto avvenuto. Queste le idee generali del movimento, che ha sfilato ovunque senza incidenti o quasi. Non a Roma però, dove una manifestazione imponente di forse addirittura centomila persone è stata, più che turbata, svuotata di senso da 500-1000 black bloc che hanno incendiato automobili, tirato bombe carta, invaso una chiesa distruggendone gli arredi sacri – tra cui un crocefisso e una statua della Madonna -, infranto vetrine dei negozi, molte volte devastati e rapinati. Danni per forse cinque milioni di euro. Dodici arrestati. Feriti 135 civili e 105 militari. Clamorosa l’azione dei violenti contro un blindato della polizia fermo nei pressi della piazza San Giovanni: lo hanno assalito, incendiato e fatto esplodere, mentre il militare che si trovava all’interno – lasciato evidentemente solo – è fuggito a gambe levate, ripreso insistentemente dalla telecamere. Umiliante la scena dei black bloc, liberi di sparare a loro piacimento. Umiliante anche la scena di un tutore dell’ordine pubblico, che, peraltro comprensibilmente, se la dà a gambe levate.
Perché Parecchie questioni. La prima: come mai in tutto il mondo si può manifestare senza che accada nulla e da noi invece no? Domanda che ne sottende un’altra: come mai i black bloc hanno scelto proprio l’Italia per la loro prova di forza? Le risposte a queste domande aprono questioni spinosissime: il nostro paese è troppo garantista? Da noi la tolleranza è ormai solo un travestimento della debolezza e addirittura dell’impotenza? Dell’evidente decadenza in cui siamo caduti è responsabile il giustificazionismo, esemplificato nell’aneddoto anni Settanta in cui i giudici chiedono all’assassino: «In che cosa abbiamo sbagliato?»? Maroni difende il suo operato, sostenendo che «ci poteva scappare il morto», e dunque la tenuta delle forze dell’ordine dovrebbe essere considerata esemplare. Sul sito Poliziotti.it si leggono parole di avviso completamente diverso. «Dopo Genova – scrive per esempio Dago113, un agente in incognito – nessuno ha voglia di passare per lo sbirro cattivo, meglio far la parte del fancazzista. Si campa più a lungo». Gli risponde Leone 17: «Perché non interveniamo? Perché non abbiamo più voglia di essere indagati, condannati, messi alla gogna e fare un mutuo pure per ripagare questi rifiuti della società». E Soldato.blu: ««Dopo Genova c’è gente che si è ipotecata casa per pagare i danni ed io, il mio esiguo stipendio, me lo voglio mangiare e non certo regalare a qualche avvocato o a qualche babbione con la cresta da gallo in testa. Fin quando questi politici continueranno ad ingozzarsi senza pensare ad altre modalità di gestione dell’ordine pubblico, io continuerò a guardarmi le chiappe: sfasciano? Si riaggiusterà. Bruciano? idem. Distruggono statue sacre in puro stile talebano? Ci penserà la chiesa a scomunicarli». Gli agenti protestano anche, accingendosi a manifestare, per il fatto che nell’ultima legge di stabilità sono tagliati altri 60 milioni alla sicurezza.
Berlusconi Il governo l’ha rischiata grossa: martedì 11 ottobre la Camera ha inopinatamente bocciato per un voto l’assestamento di bilancio, detto anche Rendiconto dello Stato. Negli unici due precedenti, i presidenti del Consiglio in carica (Andreotti nel 1973 e Goria nel 1988) s’erano dimessi seduta stante. Bocciare il rendiconto, infatti, significa disapprovare le spese sostenute dal governo durante l’anno, si tratta di un voto che è quindi legittimo equiparare alla fiducia. D’altra parte, come da Costituzione (articolo 81), l’approvazione del Rendiconto è dovuta: si tratta infatti delle spese effettivamente sostenute, e degli incassi effettivamente realizzati, nel corso dell’anno, quindi non c’è troppo da discutere nel merito, fatto che ha dato a Berlusconi il destro di sostenere che si trattava di un incidente tecnico, poca roba, facilmente rimediabile sul lato politico chiedendo ai deputati di votare nuovamente una fiducia (la 51esima, secondo alcuni, la 53esima secondo altri: il conto ormai si è perso). Nessun rilievo al fatto che gli stessi Tremonti e Bossi, pur presenti, avevano evitato, con scuse diverse, di votare. Venerdì 14 ottobre, perciò. la Camera, avendo ascoltato il giorno prima un discorso di Berlusconi identico ai tanti pronunciati in precedenza (solo più sbrigativo, più stanco), ha espresso nuovamente fiducia al governo, con 316 voti, cioè la maggioranza assoluta. Vittoria piena anche se è ufficiale il passaggio al gruppo mistro di quattro ex pidiellini. Naturalmente la maggioranza è divisa, i giornali calcolano quanti partiti potrebbero nascere dal pullulare delle correnti interne al Pdl, i sondaggi dànno al centro-sinistra una decina di punti di vantaggio sul centro-destra, eppure, nonostante questo, Berlusconi sta in piedi, finge di voler votare in primavera, si prepara molto più probabilmente a tirare avanti fino al 2013 fidando nel partito numeroso di quelli che non vogliono perdere la pensione con la fine anticipata della legislatura e nella mancanza di progetti dell’opposizione.
Lega La vera incognita è la Lega, e la tenuta del suo leader, Bossi. Domenica 9 ottobre, dovendosi eleggere il nuovo segretario provinciale di Varese (piazza fondamentale negli assetti del Carroccio), Bossi ha imposto la nomina per acclamazione del fidato Maurilio Canton, sindaco di Cadrezzate, impedendo che si svolgessero le votazioni da cui sarebbe sicuramente uscito vincitore il candidato maroniano. La lotta contro gli avversari interni del marito è condotta come sempre dalla moglie di Bossi, Manuela, timorosa che ai figli, una volta persa l’azienda Lega, non resti di che vivere. La signora avrebbe pronta una lista di proscrizione, contenente 47 nomi di eccellenti leghisti da buttar fuori dal partito. L’acquiescenza di Bossi a Berlusconi sarebbe inoltre dovuta, secondo un’intervista rilasciata al quotidiano on line Lettera43 (e mai smentita), al fatto che il Cav, nel 2000, avrebbe sborsato una settantina di miliardi di lire per salvare il Carroccio dal fallimento, ricevendo in cambio il marchio Lega Nord, che sarebbe quindi di proprietà dello stesso Berlusconi. Nonostante tutto, però, nei sondaggi la Lega tiene.
Banca d’Italia Lorenzo Bini Smaghi, attualmente nel board della Bce, è improvvisamente in corsa per il vertice della Banca d’Italia. Berlusconi ha promesso a Sarkozy che, con l’insediamento di Draghi a Francoforte (1° novembre), Bini Smaghi si sarebbe dimesso per far posto ad un francese. Per ora tuttavia l’uomo prende tempo e al Cavaliere è perciò venuto in mente che potrebbe proprio lui prendere il posto di Draghi in via Nazionale, tacitando così i due partiti avversi che appoggiano l’uno Saccomanni (Banca d’Italia) l’altro Vittorio Grilli (Tremonti-Lega). Si manterrebbe in tempo, per questa via, anche l’impegno preso con Parigi.
Francia François Hollande sarà l’avversario di Sarkozy alle presidenziali dell’anno prossimo. Ha vinto infatti le primarie socialiste, sconfiggendo al ballottaggio Martine Aubry, ritornata pienamente segretaria de partito (s’era autosospesa per concorrere alle primarie). Sarkozy ha già detto che il suo avversario, avendo scarsa esperienza amministrativa, è «impreparato» e quindi inadatto all’ascesa all’Eliseo. D’altra parte, nei sondaggi l’attuale presidente è battuto in questo momento anche dal suo compagno di partito e ministro degli Esteri, Alain Juppé.