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 2011  ottobre 10 Lunedì calendario

Anno VIII – Trecentonovantaquattresima settimana Dal 3 al 10 ottobre 2011Steve Jobs Alla fine il cancro al pancreas ha ucciso Steve Jobs, 56 anni, fondatore della Apple e creatore dell’iPod, dell’iTunes, dell’iPhone, dell’iPad

Anno VIII – Trecentonovantaquattresima settimana
Dal 3 al 10 ottobre 2011

Steve Jobs Alla fine il cancro al pancreas ha ucciso Steve Jobs, 56 anni, fondatore della Apple e creatore dell’iPod, dell’iTunes, dell’iPhone, dell’iPad. Giovedì 6 ottobre 2011. Guru, o forse imbonitore, delle masse occidentali, a cui ha venduto a prezzi spropositati prodotti a volte geniali altre volte inferiori alle tecnologie disponibili. Frasi che non potranno essere dimenticate: «La vita è poca, non vale la pena di vivere quella di qualcun altro». «Stay hungry». «Stay foolish» (Stanford, 2005).

Amanda La corte d’Appello di Perugia, rovesciando il verdetto di primo grado, ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa di aver assassinato Meredith Kercher. La folla ha gridato “vergogna, vergogna”, la fase finale del processo è stata seguita da 400 giornalisti accreditati e dalle tv di mezzo mondo, comprese quelle americana (innocentisti convinti) e inglese (colpevolisti a prova di bomba, chiamano normalmente Amanda “Foxy Knoxy”). Mille interrogativi: se Amanda non fosse stata così seducente, se non fosse stata americana, se l’avessero processata negli Usa… Salvati dalla cosiddetta superperizia: una traccia di Dna s’è rivelata di amido, un’impronta di Raffaele è risultata invece di Guedé (l’ivoriano già condannato per l’omicidio). Anche su questa superperizia si sono però rovesciate valanghe di critiche: il giudice Edoardo Mori, un luminare, ha parlato di «famigerata squadra distruzione prove… il poliziotto indossava guanti di lattice… dopo due secondi che si usano sono già inquinati… infatti adesso salta fuori che sul gancetto del reggipetto c’era il Dna anche della dottoressa Carla Vecchiotti, una delle perite…». Il Dipartimento di Stato americano, dopo la sentenza d’assoluzione, ha fatto sapere di avere «apprezzato l’attenta considerazione della vicenda» da parte della giustizia italiana. Raffaele, una volta uscito, ha chiesto di essere portato al mare e che gli si cucinasse del pesce. Amanda è tornata subito in America, da dove ha accusato la guardia carceraria Raffaele Argirò di averla molestata durante le chiacchieratine serali nell’ufficio della prigione. Argirò ha smentito con forza. Amanda forse scriverà un libro, forse tornerà in Italia, forse inviterà Raffaele a Seattle.

Marchionne Dal 1° gennaio la Fiat non farà più parte di Confindustria. Marchionne, in una lettera scritta direttamente alla Marcegaglia («cara Emma»), ha fatto sapere di aver apprezzato l’accordo interconfederale del 28 giugno, che dava diritto di cittadinanza alla contrattazione aziendale e territoriale, e l’articolo 8 dell’ultima manovra tremontiana, che ammetteva la libertà di licenziare con il sì del sindacato più rappresentativo in azienda. Inammissibile invece, a suo dire, l’intesa interconferale del 21 settembre «che ha fortemente ridimensionato le aspettative sull’efficacia dell’articolo 8. Si rischia quindi di snaturare l’impianto previsto dalla nuova legge e di limitare fortemente la flessibilità gestionale». La Confindustria, dichiarando in più occasioni che la Fiat sbaglia e Marchionne ha torto, ha tuttavia preso atto («siamo un’associazione di liberi imprenditori»). Le conseguenze della mossa di Marchionne sono incalcolabili e mettono in discussione, oltre alle relazioni industriali così come le abbiamo conosciute fino ad oggi, la stessa sopravvivenza a medio/lungo termine di Confindustria. Fiat farà contratti per conto suo, con i sindacati che saranno effettivamente presenti in azienda (su 190 lavoratori assunti finora a Pomigliano nessuno è iscritto alla Cgil), e confezionati ad uso del padrone, con più soldi magari per i dipendenti ma senza la fascia di diritti che ha tra l’altro consentito certe interruzioni ingiustificate alle catene di montaggio o gli scioperi in concomitanza con le partite. Su questa linea, altre aziende potrebbero decidere di tagliare dal bilancio l’iscrizione a Confindustria (sono già uscite, seguendo esplicitamente Marchionne, le cartiere Pigna).

Confindustria La crisi provocata dalla Fiat ha messo in moto la gara per la successione alla Marcegaglia, il cui mandato scade il prossimo maggio. Sono finora in lizza Alberto Bombassei, patron della Brembo, fautore della linea Marchionne e vicepresidente di Montezemolo quando Montezemolo era presidente di Confindustria (Bombassei è uno dei principali fornitori della Ferrari); Andrea Riello, sostenuto soprattutto dalle associazioni del Nord-Est; Giorgio Squinzi, patron della Mapei e presidente europeo degli industriali della chimica, che rappresenta la continuità della linea Marcegaglia. Al momento, il favorito sembra Squinzi.

Della Valle Anche se redatto in un italiano sorprendentemente zoppicante, ha fatto sensazione il manifesto a pagamento pubblicato da Della Valle su “Corriere”, “Repubblica”, “Gazzetta dello Sport” e “Sole 24 ore”. Sotto un «Politici / ora basta» in grossi caratteri neri, l’imprenditore marchigiano ha denunciato «lo spettacolo indecente ed irresponsabile che molti di voi stanno dando», attenti «solo ai piccoli o grandi interessi personali o di partito, trascurando gli interessi del Paese». Chiusura con l’appello alla società civile «per il futuro dei giovani». Molti applausi e molte critiche. John Elkann, presidente della Fiat, ha commentato: «Non è tempo di proclami».

Barletta In Barletta, il crollo di una palazzina di due piani, in via Mura di Santo Spirito, ha provocato la morte di cinque donne, soffocate dalle macerie, e rivelato un angolo di criminale sciatteria politica e sociale. Delle cinque morte, quattro erano operaie di un microlaboratorio tessile allogato in un sottoscala e pagate in nero 3,95 euro l’ora. L’ultima, Maria Cinquepalmi, era la figlia quindicenne dello stesso titolare dell’impresa. Locali senza autorizzazioni, attività completamente fuori regola. Il crollo non ha tuttavia niente a che fare con questo: al comune erano arrivate fin dal 2006 denunce sull’instabilità della costruzione, ancora due giorni prima della tragedia erano state mostrate ai vigili, che l’avevano presa a ridere («le avete dipinte»), le crepe sulle pareti. La tragedia è stata da ultimo quasi sicuramente provocata da una ruspa che nel cantiere adiacente, dove si stava ristrutturando una palazzina per cavarne due appartamenti in più, ha abbattuto un architrave. L’episodio, nel quale tutti vediamo rappresentato lo stato reale del Paese (specie al Sud), ha provocato anche l’intervento indignato di Napolitano. Ma in città si dice che Cinquepalmi, e sia pure in nero, dava da lavorare e ci ha rimesso la figlia. I veri assassini sarebbero quegli altri, che per due appartamenti in più…

Agenzie Nel corso della settimana, Moody’s e Fitch hanno a loro volta degradato il debito italiano, già declassato da Standard & Poor’s, Moody’s facendolo scendere addirittura di tre gradini. Le borse hanno reagito alla rovescia, guadagnando, specie a Milano, il 3% al giorno (i downgrading erano già stati scontati). Moody’s ha retrocesso anche i debiti di Telecom (da parte di Standard and Poor’s) e delle principali aziende controllate dal Tesoro come Poste, Finmeccanica, Terna, Eni ed Enel, oltre che delle due principali banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo, e di 30 enti territoriali.

Cairo Al Cairo, nella notte tra domenica e lunedì, una manifestazione di cristiani copti – numericamente, la minoranza più consistente del paese – è finita in tragedia. Secondo le prime informazioni, all’uscita dal quartiere Shubra il corteo è stato attaccato da teppisti con bottiglie molotov, lanci di pietra e forse fucilate o pistolettate. La risposta dei copti ha provocato l’intervento della polizia, con cariche e lancio di lacrimogeni. Ma i manifestanti hanno reagito dando l’assalto ai mezzi blindati, incendiandone qualcuno e ingaggiando una vera e propria battaglia, allargatasi presto dal quartiete Shubra alla zona di Maspero e alla piazza Tharir. Scontri fra cristiani e musulmani si segnalavano intanto un po’ in tutta la città. Nel momento in cui scriviamo il bilancio è di almeno 23 morti e 174 feriti. La manifestazione era stata indetta per protestare contro l’incendio di una chiesa nella provincia di Assuan, secondo il governatore Mostafa al-Sayyed costruita senza autorizzazione. Il governo è stato riunito d’urgenza.