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 2011  novembre 21 Lunedì calendario

Enav, fondi neri con lavori mai fatti Così la mazzetta fa scalo in Qatar - Il giochetto ruotava intorno al­le società satellite dell’Enav ed era semplice, collaudato, vecchio co­me il mondo del più abusato ma­­laffare: allungare le mani su un ap­palto, affidarsi a un’azienda di fi­ducia, «subappaltare» incarichi specificati a bilancio e nella reci­proca corrispondenza, farsi fattu­rare il più possibile anche se il lavo­ro svolto figurava solo sulla carta

Enav, fondi neri con lavori mai fatti Così la mazzetta fa scalo in Qatar - Il giochetto ruotava intorno al­le società satellite dell’Enav ed era semplice, collaudato, vecchio co­me il mondo del più abusato ma­­laffare: allungare le mani su un ap­palto, affidarsi a un’azienda di fi­ducia, «subappaltare» incarichi specificati a bilancio e nella reci­proca corrispondenza, farsi fattu­rare il più possibile anche se il lavo­ro svolto figurava solo sulla carta. Il «sistema» della finta consulen­za scope­rta dalla Guardia di finan­za andando spulciare gli affari del­la Selex Sistemi Integrati e della Print Sistem riguarda un business con il lontano Qatar: un milione e 100mila euro per un libro in lin­gua straniera, qualche dépliant in fotocopia e 4 fotografie (a colori, almeno questo). Anche così, giu­rano i pm romani, la Selex si pro­cacciava i soldi che servivano a corrompere manager dell’Enav e i loro referenti politici per vincere appalti a sei e più zeri. Affidando finti studi di fattibilità e relazioni tecniche alla Print Sistem di Tom­maso Di Lernia (diventato la gola profonda della procura) che non solo non rientravano nelle compe­tenze specifiche della società, ma che – alla prova dei fatti – si rivela­vano­ solo un espediente per emet­tere fatture gonfiate per prestazio­ni mai eseguite. Nell’inchiesta della Gdf e dei Ros sui rapporti illeciti tra l’Ente nazionale dell’aviazione e la con­trollata Finmeccanica, poi sfocia­ta negli arresti di Guido Pugliesi, Mario Fiore e Marco Iannilli ordi­nati dal gip di Roma su richiesta del pm Paolo Ielo, al centro dell’or­dinanza c’è proprio questo con­tratto tra la Selex Sistemi Integrati e il governo del Qatar per l’installa­zione di sistemi­ di controllo mete­orologico e del traffico aereo nello scalo internazionale New Doha. Un’opera complessa, che la Selex subappalta – per la parte riferita a «fornitura e allestimento delle strutture civili» – alla società Ren­c­o Spa per un importo di 7,2 milio­ni di euro. A quest’ultima, osserva­no gli inquirenti, la società di Mari­na Grossi (la Selex, ndr) avrebbe deciso di affiancare, senza alcuna esigenza, la Print Sistem con il compito di attività di supporto al­la progettazione. Ovvero analizza­re le «normative di costruzioni lo­cali » e redigere «eventuali relazio­ni tecniche» e geologiche, con il contributo di esperti del settore impegnati in sopralluoghi e inda­gini sul campo. Per questo studio ( soil report ), la Print Sistem incas­sa una maxi- parcella da un milio­ne e 100mila euro, divisa in tre tranche. In realtà, a lavorarci è la sola Dominga Pascali, dipenden­te dell’azienda di Di Lernia, che viene licenziata subito dopo. Rac­conta la donna ai pm il 21 gennaio scorso a proposito del soil report : «Mi sono occupata di reperire ca­taloghi, normative, fare fotografie di cantieri su cui facevo sopralluo­ghi ». Dunque: niente luminari, niente carotaggi, niente analisi ge­ologiche. Solo scartoffie. Scattano le perquisizioni nelle sedi di Selex e Print Sistem: della super-consulenza da un milione e 100mila euro non ci sono tracce, eccezion fatta per una lettera di ac­compagnamento, una cartellina contenente un libro, materiale in fotocopia e 4 fotografie di cantieri, 4 mail e una ventina di fatture del viaggio della donna in Qatar, co­stato poco più di 5mila euro. E il soil report ? Non c’è, non è mai esi­stito. O meglio: esiste in forma tal­mente «dimagrita» da far pensare che si tratti di una messinscena. Scrivono i pm: «Tra la documenta­zione non vi era traccia alcuna di relazioni redatte e sottoscritte da personale dipendente della Print Sistem e/o da professionisti inca­ricati dalla stessa. Il dato è partico­larmente significativo laddove si osservi che la Print Sistem (sebbe­ne del tutto estraneo al suo ogget­to sociale) come da contratto avrebbe dovuto eseguire: so­pralluoghi tecnici, 50 perforazioni ad an­damento vertica­le, prelievi di cam­pioni, rilievi di fal­da acquifera, pro­ve di compressio­ne, prove di assor­bimento dell’ac­qua, prove di carico su piastra...».I magistra­ti si ac­corgono poi che la Ren­co Spa aveva già predisposto – per proprio conto – tutte le attività di supporto alla progettazione del­l’appalto, senza aiuto da parte del­l’azienda di Tommaso Di Lernia e dei suoi «esperti fantasma».