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 2011  novembre 20 Domenica calendario

Il mistero di Torino Che romanzo giallo la nascita della Fiat - A una delle prime presen­tazioni in una libreria di Pinerolo, le esclama­zioni del pubblico sono unanimi: «Meno male che è stata ritirata fuori questa storia, perché sotto sotto di queste strane morti e dello strano modo in cui Agnelli conquistò il controllo totale della Fiat a Torino e dintorni si è sempre parlato»

Il mistero di Torino Che romanzo giallo la nascita della Fiat - A una delle prime presen­tazioni in una libreria di Pinerolo, le esclama­zioni del pubblico sono unanimi: «Meno male che è stata ritirata fuori questa storia, perché sotto sotto di queste strane morti e dello strano modo in cui Agnelli conquistò il controllo totale della Fiat a Torino e dintorni si è sempre parlato». Sarà, ma del romanzo di Giorgio Caponetti - esordiente to­rinese classe 1945-Quandol’auto­mobile uccise la cavalleria(Mar­cos y Marcos, pagg. 490, euro 18), uscito da poco più di una settima­na, una certa Torino non parla af­fatto volentieri. E lo stesso autore in capo al romanzo ha sistemato una «Avvertenza al lettore» in cui si dice: «Molte delle persone che vi­vono nel romanzo sono vissute davvero, ma non è detto che abbia­no fatto quello che fanno e pensa­no nel romanzo». Le tante cautele sono dovute al nome illustre che Caponetti ha scelto come uno dei tre protagonisti, ovvero Giovanni Agnellisenior . La saga è costruita intorno alla scomparsa di un mondo durato cinquemila anni, il mondo del ca­vallo, che ai primi del Novecento era ancora il simbolo della veloci­tà e dellostatussociale, un mondo che in soli trent’anni viene del tut­to inghiottito da un altro, quello dell’automobile. Dentro questa mutazione epocale si muovono, insieme ad Agnelli, Federigo Ca­prilli, il cavaliere volante,tombeur de femmesbello e sensuale, eroe rompiballe che fa cambiare il rego­lamento militare del montare a ca­vallo,e il conte rosso Emanuele Ca­cherano di Bricherasio, nobile so­gnatore che vede nel motore l’evento in grado di cambiare le condizioni delle classi lavoratrici. «Agnelli invece- racconta Capo­netti - è il capitale. Il potere forte, il pragmatico e il più bravo a gestire gli altri. L’imprenditore e il finan­ziere che in quanto tale non guar­da in faccia a nessuno. Descritte co­sì, queste tre figure potrebbero quasi avere valor di metafora di un secolo che cambia il destino del Pa­ese, ma i fatti narrati sono veri, è tut­to vero, anche se tutto oscuro, mai indagato». Perché i tre sono certa­mente conoscenti, tre ufficiali di cavalleria nati nella seconda metà dell’Ottocento,coetanei,che si so­no frequentati alla scuola di caval­leriadi Pinerolo, poco distante da Bricherasio, pochissimo da Villar Perosa. «Ma di questa frequenta­zione nessuno parla » tiene a speci­ficare Caponetti. Amici sono so­prattutto Caprilli e Bricherasio, tanto che il primo chiede che le sue ceneri vengano un giorno poste ac­canto a quelle dell’amico. Non do­vràattendere molto. I due scompaiono giovanissimi ed entrambi in circostanze mai chiarite. Bricherasio, il fondatore della Fabbrica Italiana Automobi­li Torino, cinque anni esatti dopo aver creato il marchio a casa sua, muore nel castello del Duca di Ge­nova, con un buco in testa, a soli 34 anni: «Suicidio, dicono - raccontaCaponetti- . Un suicidio improba­bile, ma trattandosi della residen­za del cugino del re, non viene aper­ta nessuna inchiesta. Anche Ca­prilli muore in modo improbabile: cade da cavallo e si sfonda la nuca. Peccato che il cavallo avrebbe insi­stito per provarlo lui, alle sei e mez­za di sera, in una Torino decembri­na e impraticabile, mentre comin­cia a nevicare. O almeno così affer­ma l’unico testimone oculare, Enea Gallina, commerciante di ca­valli, che dice d’averlo visto avan­zare verso Piazza d’Armi e poi ca­dere ». Ci ha messo trent’anni Caponet­ti a scrivere il suo primo romanzo. Trent’anni in cui non ha cercato di trasformare in consequenziali i collegamenti assoluti, ma solo di narrarli. Come dire: tirare le con­clusioni spetta a noi, a noi capire quali «vantaggi» queste morti ab­biano portato al mondo dell’auto­mobile italiana, di cui la famiglia Agnelli è stata artefice, oltre che protagonista di molti misteri e tra­gedie. «Fatto sta che una settima­na dop­o la scomparsa di Brichera­sio dal consiglio di amministrazio­ne,la F.I.A.T. viene rivoluzionata e questo è quantomeno inquietan­te »spiega l’autore.«L’azienda falli­sce, F.I.A.T. scompare, i capitali iniziali vanno in fumo e Agnelli ri­fonda FIAT senza puntini. Una operazione che porterà all’apertu­ra d­i un processo per truffa e aggiot­taggio nei confronti di Giovanni Agnelli e di un altro paio di soci. Un processo che iniziò, guarda caso, quattro mesi dopo la misteriosa morte di Caprilli, nel 1908, a soli 39 anni. E che terminò dopo quattro anni con l’assoluzione,ma con l’in­tervento di poteri fortissimi: Vitto­rio Emanuele Orlando, ministro di Grazia e Giustizia, diede le di­missioni, divenne presidente del Collegio di difesa di Agnelli, lo vide assolto e poi si rimise a fare il politi­co ». Combinazioni. Strane, secondo Caponetti. «Mettono curiosità e ri­chiedevano almeno una risposta emotiva, se non si può avere, dopo tanto tempo, quella razionale».