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 2011  novembre 20 Domenica calendario

Caccia al tesoro nascosto Ora tutta Parma scava per trovare l’oro bizantino - Non sarà nobile come la «Linea della Rosa» tanto ricercata dai protagonisti del Codice da Vin­ci, ma altrettanto prezioso

Caccia al tesoro nascosto Ora tutta Parma scava per trovare l’oro bizantino - Non sarà nobile come la «Linea della Rosa» tanto ricercata dai protagonisti del Codice da Vin­ci, ma altrettanto prezioso. Fino ad oggi «l’oro» di Parma in effetti era rosa, come il buon prosciutto che ha fatto grande la città Duca­le. Che ora, però, dalle golose fet­te, si sia passati a cercare l’oro, quello vero, è l’ultimo dei misteri del buen ritiro di Maria Luigia. De­gno di un elucubrato pensiero al­la Dan Brown. In principio fu una missiva che ha intasato le caselle di borghi e strade. Ora i commercianti l’han­no anche esposta in vetrina. Mit­tente è un «parmigiano doc»,o me­glio «dal sasso» - come usa dire qui - che, pur residente a New York, torna spesso in città. Mister Francis Pelagatti mette in guardia la cittadinanza- precisa di aver av­vertito anche il Comune - soste­nendo che in città, fra il parco del­la Cittadella e la zona dello stadio Tardini, si sia scatenata una vera e propria febbre dell’oro. Uomini, soprattutto di chiara ascendenza araba, si aggirerebbero con metal detector veri o artigianali alla ri­cerca di un tesoro sepolto. Sarà quello del crack Parmalat o il «bu­co » delle casse comunali dopo gli ultimi scandali che hanno rove­sciato la Giunta? No, il gruzzolo sa­rebbe un po’ più antico, come spiega lo zelante oriundo: risali­rebbe al 567 d.C. e alla fuga del­l’esarca di Costantinopoli, bracca­to dai Longobardi. La storia è Storia e anche la topo­nomastica è incontrovertibile: il «contabile»dell’Imperatore,dan­dosela a gambe, passò anche di qui. Il dubbio si fa pungolo: e se il te­soro ci fosse davvero? Così, ecco sportivi frequentatori del parco rallentare la loro corsa abituale e imbastire carotaggi fai da te del ter­reno accanto a mamme con pas­seggino che compitano mappe, in­crociando ascisse ed ordinate. Sul­le rive dello Yukon come sulle sponde del torrente Parma,si cer­ca l’oro: un po’ per scherzo,un po’ per davvero. Il problema è che, a rendere ro­busta quella che sembrerebbe una boutade, non c’è ancora uno speciale di Voyager su Sacro Graal e Sindone, ma un libro, quello si. Edito a giugno da Anordest, I fiori del Giardino di Allah è un faticoso tomo dell’iraniano Attar Farid Al-Shaid, che scrive sotto pseudoni­mo, dedicando una trentina di pa­gi­ne del suo corposo saggio ai det­tagli della «mal parata» dell’Esar­ca. Il libro ricostruisce la fine di Abu Muwaihiba al-Akhir, consi­derato fra i testimoni degli eventi che portarono, nel 632 d.C., alla morte di Maometto. Muovendo un centinaio di anni prima, le vi­cende fanno sosta anche a Parma: entrando nella narrazione in me­dias res , è qui che uno degli antena­ti di Muwaihiba sta proprio ma­neggiando una mappa alla ricer­ca del tesoro bizantino sepolto «Inter meridies ed orientem so­lem », insomma a sud est, proprio dove le carte identificano l’ingres­s­o al centro città dall’attuale casel­lo di caccia Petitot e dallo Stadio. Dal libro alla lettera, mister Pela­gatti suggerisce di dar via a degli scavi sistematici, con buona pace dei Boys e del popolo giallo-blu che si vedrebbe sfrattato per un po’.Ne varrebbe la pena: «Ilbotti­no nascosto potrebbe risanare le finanze della città», chiosa il mit­tente. Che pur misterioso è ben in­formato: invoca l’intervento della nuova Commissario Anna Maria Cancellieri che, proprio mentre lui vergava la lettera è stata, però, chiamata al Governo. Ora la palla, anzi la pala per scavare, rimbalza ai nuovi amministratori. I cittadini intanto, fra il serio e il faceto, si arrangiano e continua­no con l’archeologia fai da te. In fondo, già per i Greci Parma era detta Crisopoli, città d’oro: conti­nuare a non considerare questi in­dizi, soprattutto in tempi di crisi, potrebbe essere poco accorto. E la caccia al tesoro continua.