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 2011  novembre 20 Domenica calendario

Colto e trendy: così ha conquistato il jet set mondiale - «La spada dell’islam»,classe 1972,è il fi­glio «intelligente» del defunto colonnello Gheddafi

Colto e trendy: così ha conquistato il jet set mondiale - «La spada dell’islam»,classe 1972,è il fi­glio «intelligente» del defunto colonnello Gheddafi. Delfino in pectore del regime ri­masto al potere a Tripoli per quarant’anni, era stato l’unico ad alzare il ditino contro papà proponendo timide riforme. Saif al Islam è uomo di mondo istruito a Vienna e a Londra trasformatosi, suo mal­grado, nell’ultimo erede combattente del clan Gheddafi con un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra sulla testa. Chi vi scrive lo ha incontrato la prima volta ai funerali del suo grande amico Jorg Haider, governatore della Carinzia. Nella piazza di Klagenfurt, il giorno della cerimo­nia, era seduto a un passo da Mario Borghe­zio, l’europarlamentaremangiamusulma­ni. A suo agio davanti alle telecamere, fin da piccolo, nel 1986 era al fianco della madre ferita e con stampella sulle macerie di Bab al Azizyah, la roccaforte del colonnello bombardata dagli americani. Venticinque anni dopo, con la Libia infiammata dalla ri­volta, ripeteva in perfetto inglese: «Non ci arrenderemo mai». La spada dell’islam ha studiato a Vienna e poi ottenuto il master, con una tesi scritta da altri, alla prestigiosa School of Economi­cs and Political Science di Londra. In Inghil­terra è stato ospite a palazzo reale e buon amico di Tony Blair,l’ex premier laburista. In patria guidava la Fondazione Gheddafi che è servita a tirar fuori dai guai diversi ostaggi occidentali dalle Filippine al Saha­ra. Non solo: Saif ha lavorato ai fianchi il pa­dre per ottenere il rilascio di alcune infer­miere bulgare accusate ingiustamente di aver infettato dei neonati libici con l’Hiv. Cécilia, la moglie di Nicolas Sarkozy prima di Carla Bruni, fece un figurone riportando a casa le poverette. Proprio il presidente francese, che ha voluto far fuori Gheddafi, si incontrò con Saif nel 2007 per un mai chiarito affare di armi. L’anno dopo, il se­condogenito del colonnello veniva accolto con il tappeto rosso a Washington dal segre­tario di Stato Condoleezza Rice. Saif spinse il colonnello a riaprire le porte all’Occiden­te chiudendo con il passato da sponsor del terrorismo. Immortalato con Massimo D’Alema, il rampollo ha favorito la firma del padre e di Silvio Berlusconi sul trattato di amicizia con l’Italia. Apprezzato dalle cancellerie occidenta­li, veniva vezzeggiato nei salotti bene. Per Marta Marzotto era una specie di figlioc­cio: «È un moderato. Non va mai in giro con i macchinoni, tipo Ferrari. Quando viene a trovarmi in Sardegna con il fratello di Afef usa una Panda». Per il Capodanno del 2009, però, ha assoldato Mariah Carey per un milione di dollari. Le puntate nel deser­to nella sperduta oasi di Jalu, dove invitava il jet set internazionale, erano leggendarie come la festa dei suoi 37 anni in Montene­gro con la presenza di Alberto di Monaco. Mondanità a parte, la spada dell’islam sperava veramente di riformare il regime e aveva commissionato la stesura di una co­stituzione ad esperti francesi. Sempre Saif ha convinto il padre, di malavoglia, a libera­re i prigionieri islamici ex di Al Qaida, come gesto di buona volontà. Peccato che sono stati i primi a imbracciare le armi contro il regime. Nei giorni della rivolta si presenta­va ai giornalisti, all’hotel Rixos di Tripoli, come il Gheddafi dal volto umano. Anche quando brandiva per aria il kalashnikov gli veniva difficile fare la faccia feroce. In ma­gliet­taverdemilitaresièmaterializzatol’ul­tima volta davanti alle telecamere, nella ca­pitale oramai invasa dai ribelli, per smenti­re la sua cattura. Accusatodaltribunaledell’Onudicrimi­ni di­guerra è rimasto fedele al padre fino al­l’ultimo. Il 23 ottobre, in un messaggio au­dio, dopo il linciaggio del colonnello, ha sentenziato: «Andate all’inferno, voi e la Nato».L’hanno preso fra le dune del deser­to meridionale decapitando sul nascere qualsiasi rivincita. Se arriverà vivo alla sbar­ra, a Tripoli o al tribunale de L’Aia,ne vedre­mo delle belle. Inforcherà i suoi occhialini trendy e terrà banco, magari rivelando gli imbarazzanti segreti condivisi con il pa­dre.