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 2011  novembre 19 Sabato calendario

Un amico di Baget Bozzo: «Vi racconto il mistero del testamento sparito» - Ci sono due aspetti in tut­ta questa intricatissima vicenda sul mistero della morte di don Gianni Baget Bozzo che, nonostante la tra­ma di un giallo, sembrano però dei punti fermi

Un amico di Baget Bozzo: «Vi racconto il mistero del testamento sparito» - Ci sono due aspetti in tut­ta questa intricatissima vicenda sul mistero della morte di don Gianni Baget Bozzo che, nonostante la tra­ma di un giallo, sembrano però dei punti fermi. Quantomeno per la fre­quenza con la quale ricorrono nei racconti di chi il sacerdote l’ha co­nosciuto molto bene e gli è stato ac­canto fino agli ultimi dei suoi gior­ni. Primo: che il rapporto tra il reli­gioso e l’ex presidente del consi­glio, Silvio Berlusconi era tutt’altro che compromesso. Semmai, il con­trario. Sino alla fine, a quella notte dell’8 maggio del 2009, quando Bozzo morì nella sua casa genove­se, il legame tra i due era stretto e ben saldo. E non hanno alcun fon­damento le voci che attribuiscono ad una rottura poco prima della scomparsa di Bozzo, l’assenza del Cavaliere al funerale di don Gian­ni. Due: che ora sono gli amici più vi­cini al don a propendere per la tesi dell’accusa-è stata la cugina di Boz­zo, Albertina Montano a scatenare l’ affaire conunadenunciaperomi­cidio colposo a carico del medico curante Patrizio Odetti - , sollevan­do dei dubbi sulla diagnosi e la cura a base di Gatorade prescritta dal dottor Odetti. E soprattutto a dire che sì, un secondo testamento di cui misteriosamente è sparita ogni traccia, c’era. Eccome. Giura Paolo Possenti, amico strettissimo di don Gianni e coordi­natore del Pdl in Germania, di aver visto con i suoi occhi quel foglio di carta. «A febbraio del 2009 andai da Bozzo e lui mi fece vedere un pezzo di carta sul quale aveva preso degli appunti. Ed erano nominati i suoi parenti, la cugina e la nipote. Lo mi­se nel cassetto del comò, dove tene­va la Bibbia e altri volumi ».Lui,Pos­senti è uno che conosceva il sacer­dote da una vita, addirittura da pri­ma che don Gianni prendesse i vo­ti. Capitava spesso che si fermasse a dormire a casa sua, in via Corsica, a Carignano, uno dei quartieri più belli ed eleganti di Genova, per te­nergli compagnia. E quando ha let­to di un litigio con il Cavaliere non ci ha più visto: «Smentisco che Ber­lusconi non andò al funerale per­ché ruppe con lui prima della fine ». È pronto a scommettere Possen­ti, che per come ha conosciuto don Gianni e per quello che ha visto standogli accanto, mai e poi mai avrebbetagliatofuoridaltestamen­to i parenti e tantomeno la Chiesa alla quale era affezionatissimo. «Il primo testamento non sape­vo nemmeno esistesse. Nel 2008 mi parlò del secondo. Mi disse che voleva lasciare una parte dell’eredi­tà alla Chiesa. I parenti sono sem­pre stati nel suo cuore e non avreb­b­e mai lasciato il patrimonio a Odet­ti ». Giusto, Odetti, il primario di ge­riatria al San Martino di Genova, il tanto contestato erede universale deltestamento, nonchéilprincipa­le sospettato di questo giallo, sul qualependeunadenunciaperomi­cidio colposo. Con Bozzo si conob­bero nel 2000 quando il dottore gli diagnosticò tempestivamente un tumore al colon, ragione per cui il don decise di intestargli tutti i suoi averi. Salvo poi, come vuole la tesi di parenti e amici, cambiare idea e redarre un secondo lascito. Esplo­so il caso, però Odetti preferisce ri­mandare qualsiasi replica dopo aver studiato le carte con l’avvoca­to. Poi parlerà. «Questa accusa da parte dei pa­renti- spiega ancora Possenti- non è così infondata. I primi di maggio don Gianni mi chiamò: era lucido, mi disse che aveva forti dolori di pancia. Mi sembra strano che que­sto medico non lo sapesse...».