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 2011  novembre 21 Lunedì calendario

40 ANNI E SENTIRLI

Tre domande: la pensione d’anzianità dopo 40 anni è un privilegio? È questo ad aver portato al tracollo il nostro sistema? O non piuttosto il malaffare?
L’editoriale dei lettori

Sono un affezionato lettore della Stampa e volevo esprimere alcune considerazioni sul problema di rimuovere le pensioni di anzianità dopo 40 anni di lavoro. Ho sentito alcuni commentatori politici affermare che era l’ora di eliminare i privilegi in Italia; mi astengo da facili ironie su chi dovrebbe cominciare e mi soffermo sulla frase: ma privilegi di cosa?

Ma lo sanno i nostri commentatori cosa vuol dire lavorare per anni 40? Significa nel migliore dei casi entrare a lavorare a 20 e uscire a 60; per me e molti altri che hanno studiato più a lungo significa uscire a 65 anni e oltre e, nel caso decidessi di riscattare gli anni di studio, versare una quota enorme per ottenere a mie spese un diritto, è questo un privilegio? E’ un privilegio dopo un periodo lunghissimo di attività poter contare sui propri soldi accantonati durante gli anni di lavoro come pensione? E’ da stato democratico impedire a una persona di contare sui quei fondi che lo stato stesso lo ha obbligato a depositare? E’ libertà costringerlo a rimanere al lavoro, contro la sua volontà, senza consentirgli di uscire contando su nient’altro che quello che lui stesso ha dato? E’ scandaloso dire che dopo un numero minimo di anni (se 40 possono dirsi minimo...) un lavoratore ha diritto di smettere e riposarsi? E’ qui che sta l’elemento che ha portato al tracollo il nostro sistema? O non piuttosto il malaffare, i privilegi (quelli veri) di caste e castine, il malcostume delle raccomandazioni, le ruberie palesi e quelle nascoste?

Un’ultima annotazione: io faccio il medico ospedaliero da oltre 20 anni e ne ho 50; e ho paura al pensiero di quando sarò chiamato a far fronte a una emergenza in piena notte fra 10 anni e più. Ho paura per me e per i pazienti, per le mie reazioni, i miei riflessi, la mia lucidità, la mia memoria. E di sentirmi poi, come al solito, addossare le colpe se qualcosa andasse storto.

50 anni, otorinolaringoiatra ospedaliero, Genova