LUIGI GRASSIA, La Stampa 21/11/2011, 21 novembre 2011
La Germania drena tutta la liquidità dell’Eurozona - Non sono la Grecia, la Spagna, l’Italia e compagnia bella che stanno uscendo dall’euro; è la Germania che sta uscendo
La Germania drena tutta la liquidità dell’Eurozona - Non sono la Grecia, la Spagna, l’Italia e compagnia bella che stanno uscendo dall’euro; è la Germania che sta uscendo. Finché c’era un euro a due velocità, con i reprobi del Club Med da una parte e una numerosa pattuglia composta da Germania, Francia e parecchi piccoli Stati virtuosi dall’altra, si poteva accusare la banda del buco (di bilancio) composta da Italia e soci di non fare il proprio dovere finanziario; ma adesso che gli «spread», cioè i micidiali differenziali di rendimento con i titoli tedeschi, stanno crescendo ovunque, anche in Francia, anche in Austria eccetera, e il gioco sta diventando Germania da una parte e tutti gli altri dall’altra (presto l’Eurozona sarà 1 Paese contro 26), la chiave di lettura buoni/ cattivi perde di senso. Ma perché le cose vanno così? Si dice (ed è vero): il differenziale di rendimento misura la diversa rischiosità dei vari titoli di Stato rispetto ai Bund tedeschi e poi viene amplificato dalla speculazione. Ok. Però Massimo Siano, che da Londra è responsabile per l’Italia di Etf Securities (investimenti in oro, energia e materie prime,) punta il dito anche su un altro fattore: «C’è una ragione strutturale, a quanto pare non prevista dai padri dell’euro, per cui la Germania sta drenando tutta la liquidità dell’Eurozona. Prima dell’euro, quando un’azienda doveva fare un investimento o qualunque altra grande operazione in Italia, oppure in Spagna eccetera, si copriva dal rischio di cambio stipulando un contratto pronti-controtermine in valuta locale. In pratica: l’investitore straniero vendeva, per esempio, titoli americani in dollari o giapponesi in yen e ne comprava italiani o spagnoli in lire, pesos eccetera. Adesso, la valuta locale nell’Eurozona è ovunque l’euro. Perciò, tutte le operazioni Pct fatte da stranieri avvengono in euro. Ma quali titoli vengono comprati? Sempre e solo quelli con la tripla A, cioè francesi o tedeschi, e anzi, ora che il mercato ha già deciso di non credere più alla tripla A della Francia, tutte le operazioni del tipo che ho detto, fatte in Italia, in Spagna, in Francia eccetera, comportano un pronti-contro-termine in Bund tedeschi e un afflusso di liquidità nella sola Germania. Così i Bund tedeschi sono sempre più richiesti, e rendono sempre meno, e lo spread con tutti gli altri Paesi si divarica». Come si esce da questo meccanismo infernale? «In due modi. O si fanno gli eurobond, ma i tedeschi non vogliono, perché dal sistema attuale hanno tutti i vantaggi. Oppure tutti i Paesi dell’euro devono avere la tripla A. Devono azzerare il deficit e non aver più bisogno di emettere bond. Ovviamente è una cura da cavallo che scatenerebbe una recessione pesantissima, ma poi l’economia ripartirebbe. Meglio così che dieci o vent’anni di stenti come in Giappone». Ma Siano dice che la cura sarebbe più facile per l’Italia che per altri Paesi, tipo la Francia: «Una volta azzerato il deficit, l’Italia è risanata. Abbiamo già un avanzo primario di bilancio (al netto degli interessi) e le banche italiane sono più solide rispetto alla media europea. Invece la Francia non ha l’avanzo primario e le sue banche sono strapiene di titoli governativi con rischi più elevati come quelli della Grecia. Perciò dopo la crisi dei Pigs arriva quella del Cock, insomma del Galletto francese. Invece, se Mario Monti azzera subito il deficit per noi è fatta». E in questa situazione il risparmiatore come investe? Siano dà consigli coerenti con la previsione di una recessione: «Bisogna comprare oro e argento, beni rifugio, e stare alla larga dalle azioni. “Trend is your friend” e non vedo trend di ripresa economica».