GRAZIA LONGO, La Stampa 21/11/2011, 21 novembre 2011
Trasloco lampo e la pausa per Botticelli - Più che sobria, normale. Per la sistemazione logistica nella nuova città di residenza, la coppia presidenziale del governo si è comportata come una qualsiasi altra coppia stanca della precarietà - seppur confortevole - dell’albergo
Trasloco lampo e la pausa per Botticelli - Più che sobria, normale. Per la sistemazione logistica nella nuova città di residenza, la coppia presidenziale del governo si è comportata come una qualsiasi altra coppia stanca della precarietà - seppur confortevole - dell’albergo. Altro che sopralluogo per scegliere il colore alle pareti o il tessuto dei divani. Altro che vezzo per l’imprimatur personale all’ambiente. Il trasloco di Mario ed Elsa Monti a Palazzo Chigi è avvenuto in un lampo. Non si può dire nottetempo, ma quasi. Già sabato il premier e la first lady hanno dormito al terzo piano dell’elegante palazzo, su piazza Colonna, che dal ‘61 è la sede del governo italiano. A dirla tutta, il Professore all’hotel Forum l’albergo a quattro stelle con affaccio sui Fori Imperiali, a due passi dal Colosseo, dove alloggiava fino all’altro ieri - non è passato nemmeno per ritirare le valigie. Ci ha pensato la moglie, sabato pomeriggio, mentre lui era impegnato al ministero dell’Economia. Ricchi, famosi, presidenziali, ma comunque pratici, i coniugi Monti hanno dunque preferito la praticità ai fronzoli dell’originalità a tutti i costi. Che probabilmente non si farà attendere, con personalizzazioni all’arredamento di 300 metri quadri, che comprendono la Sala d’Oro e la Sala delle Marine (per i pranzi ufficiali con un tavolo da 20 posti), un corridoio-galleria, tre bagni, una sala da pranzo informale, uno spogliatoio, la camera da letto e la cucina. Eppure, mentre nel ’94, quando Silvio Berlusconi arrivò per la prima volta nella stanza dei bottoni, si lasciò scappare un infastidito «che schifo» e affidò il restyling a Giorgio Pes, l’architetto del Gattopardo di Visconti, stavolta hanno vinto il pragmatismo e lo stile low profile. E non solo nella tempistica del trasloco. Ieri a mezzogiorno i camerieri del ristorante Vitti, nella vicina piazza Caprarica, non credevano ai propri occhi. Premier e consorte a braccetto, seguiti dall’immancabile scorta e codazzo di plaudenti ammiratori, stavano per varcare la soglia della chiesa Santa Maria in Aquiro. «Berlusconi? Figurate, alla messa qui nun s’è mai visto» chiosa Simone mentre sta per servire una bottiglia di Chianti a una coppia d’americani. Del resto il Cavaliere aveva preferito la sua residenza privata, a Palazzo Grazioli, poi salito alla ribalta delle cronache più che per gli arredi per le cene con le escort. E dire che a Palazzo Chigi aveva pure fatto piazzare diverse vistose opere d’arte prelevate dai nostri musei. Anche su questo fronte Mario Monti ha battuto un record: ha già ordinato la restituzione di alcuni beni ai relativi musei d’appartenenza. La sua passione per l’arte non è stata smentita neppure nella sua prima domenica da presidente del Consiglio. Dopo la messa si è recato - sempre insieme alla consorte - alle Scuderie del Quirinale, per vedere la bella mostra «Lippi e Botticelli nella Firenze del ‘400». All’ingresso, oltre agli applausi si è palesato l’invito a un sonoro «Salvi lei il Paese!». Sorridente ma visibilmente imbarazzato, Monti ha lesinato risposte e ricette. Più loquace con il direttore e la guida della mostra, con i quali ha disquisito sulle differenze tra Lippi e i Fiamminghi. Alle 13,43, rientro per la colazione a Palazzo Chigi, da cui è uscito da solo sull’italianissima Lancia Thesis voluta al posto delle auto tedesche di berlusconiana memoria. Diretto dove? Ma al lavoro, naturalmente. Al ministero dell’Economia.