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 2011  novembre 19 Sabato calendario

SULLE PENSIONI IL PD CHE FARÀ?

Dove non sono arrivati i barbari arriveranno i Barberini? La metafora traslitterata vale per l’argomento “pensioni” nel passaggio dal governo di destra a quello misto di centro-sinistra. L’ipotesi più pessimistica circolata da settembre in poi riguardava l’innalzamento della quota di anzianità a 97 (61 + 36) nel 2012. Ora con Monti si parla di 63 anni come minimo di età senza alcuna progressività. Più che uno scalino un baratro e soprattutto per gli under 60 senza lavoro che guardano alla pensione come ad un porto sicuro. Di più la mai ventilata trasformazione del retributivo in contributivo in un sistema che funziona e che assicurerà “vecchiaie” più severe di quelle tedesche, nazione i cui importi pensionistici sono nettamente superiori a quelli italiani. La Camusso , amica della Fornero, assisterà inerte? Ed il Pd voterà un provvedimento punitivo per lavoratori, pensionati e pensionandi, bruciando così il favore nei sondaggi guadagnato per inerzia più che per propri reali meriti? I lavoratori saranno costretti a rimpiangere la Lega che, sia pure per calcoli elettoralistici, ha difeso le pensioni d’anzianità? Un paradosso ed una contraddizione che attende risposte. Soprattutto risposte chiare dalle mille anime del Pd. Lo smantellamento del welfare avviene così con questa rivoluzione strisciante dove la pensione non è più sostegno ma una sorta di optional assicurativo da parte di uno Stato che smentisce sempre se stesso e le precedenti regole di uscita. Alla faccia di chi si è fatto i conti e un percorso preciso di uscita dal lavoro.